Food :: 17 ott 2016

EUROPA BATTE ITALIA

UN CHICCO (di riso) A ZERO e palla al centro!

Come ben sappiamo la UE è sempre prodiga di mille lacci e regolette per i suoi Stati Membri, un po' meno, purtroppo, quando si tratta di difenderli. Così l'ultima trascorsa missione europea in Cambogia quando Bruxelles non era minimamente riuscita a difendere i nostri interessi in materia di riso.

Ragion per cui l'Ente Nazionale Risi ha organizzato a Milano per il prossimo Gennaio 2017 una riunione di tutti i Paesi UE produttori di riso (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Francia, Romania, Bulgaria e Ungheria) al fine di ricercare una linea comune proprio verso la stessa Bruxelles che sembra, strano ma non poi troppo, il primo ostacolo, prima e forse anche più, degli stessi produttori di Paesi asiatici.

Non a caso infatti si parla già di vera a propria emergenza causata dal record di import UE da parte di Paesi extra UE per cui l'Italia proporrà a Milano la richiesta di un fronte comune teso all'immediato ripristino dei dazi alle importazioni di riso da Cambogia e Myanmar, aboliti nel 2009.

Non è forse inutile ricordare che l'Italia, con i suoi 234 mila ettari coltivati a riso e un consumo pro capite annuo di 6 kg, è il primo Paese produttore di riso dell'Unione europea. Nella filiera italiana operano 4.265 aziende risicole e circa 5.000 addetti, circa 100 industrie risiere, di cui 6 detengono complessivamente più del 50 % del mercato. Il riso lavorato rappresenta un giro d'affari di circa un miliardo di euro. Il risotto, che si prepara esclusivamente con varietà di riso prodotte in Italia, va detto, è ormai un prodotto tipico del food made in Italy (1). Celebrato, tra l'altro, anche nel recente Expo2015 (fonte Ente Nazionale Risi, sul Centro Ricerche sul Riso).

Il tutto ben più grave se - l'impegno della Commissione sembra essere soltanto di facciata – come ha dichiarato Paolo Carrà, Presidente dell'Ente Nazionale Risi - perché non ha mai voluto, sinora, assumere decisioni formali nei confronti di Cambogia e Myanmar. Le sole promesse degli operatori cambogiani non bastano a salvaguardare gli interessi della filiera risicola comunitaria. È necessario quindi unire le forze per arrivare a Bruxelles con una posizione comune che convinca le Istituzioni comunitarie ad agire con rapidità".

Ricordiamo anche che in Italia opera un avanzato Centro Ricerche sul Riso (2), sempre realizzato dall'Ente Nazionale Risi a Castello d'Agogna, in provincia di Pavia, le cui attività di ricerca e di sperimentazione sono articolate in tre settori principali: miglioramento genetico e biotecnologie; agronomia e difesa della coltura nell'interesse di una risicoltura sostenibile; chimica e merceologia (unico laboratorio nell'Unione europea accreditato per le analisi merceologiche sul riso).

È infine presente "la banca del germoplasma" che conserva circa 1.500 semi di tutte le qualità di risi italiani e del mondo, unica nel suo genere.

Da cittadino UE, da Italiano amante della buona tavola e quindi anche del riso, ultimo e non ultimo da consumatore, mi permetto avanzare la "pretesa" purtroppo in realtà solo aspettativa... che la UE si attivi realmente e concretamente per la difesa dei prodotti interni che sono prima di tutto soggetti a molteplici controlli sanitari, con buona pace dei nostri "amici" dagli occhi a mandorla, come forse anche i loro chicchi di riso...

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