22set 2016
terremoto: non solo ad amatrice
Risponde l'architetto Giovanni Venturini

Gli eventi sismici sono da sempre materia di cronaca ed in questi ultimi tempi, in Italia, di grande attualità. Molte le situazioni drammatiche che troppo spesso ci affliggono specie per i gravissimi danni materiali, ma, ancor più per le tante vite umane sacrificate. La prima domanda che sorge spontanea è se tutto ciò sia solo la conseguenza di un evento geologico umanamente imprevedibile o se di umano vi sia, talvolta o spesso, solo approssimazione.

Di questo ed altro ne abbiamo parlato con l'Architetto Giovanni Venturini (1) che vive ed opera da molti decenni in Umbria, regione spesso interessata da movimenti tellurici non banali, ed esperto della materia essendosi interessato professionalmente della progettazione di innumerevoli interventi su edifici danneggiati dal sisma sia in Umbria, sia recentemente, in Emilia Romagna; i progetti di adeguamento o miglioramento antisismico hanno interessato sia edifici storici o Monumentali, sia edifici moderni in cemento armato realizzati senza le normative antisismiche. Già dalle prime parole Venturini si dichiara professionalmente contrario alla demolizione e ricostruzione come unica soluzione atta a preservare e mettere in sicurezza uno stabile in termini antisismici: nella stragrande maggioranza dei casi, ci dice, ciò non è vero ed è ampiamente dimostrato.

E' veramente difficile prevedere fenomeni sismici localizzati, oppure esiste un metodo scientifico che possa, almeno in linea di principio, definire, anche se con approssimazione, tempi e luoghi di un terremoto?

Chi, credendo o volendo fare informazione, afferma che è possibile prevedere tempi e luoghi di un terremoto (2), sia come forza sprigionata che precisa collocazione, o non sa quello che dice oppure sta cercando di cavalcare una “tigre” colpevolista o populista. Ci sono alcuni dati (ma su questo può esser assai più preciso un geologo) che rendono solo “più probabile” un sisma in una determinata zona: uno di essi è il tempo passato dall'ultimo sisma accaduto in quell'area confrontandolo con l'intervallo temporale nel quale, di solito, si sono verificati gli eventi; l'altro potrebbe esser la presenza di uno sciame sismico, seppure di bassa intensità, che potrebbe (ed il condizionale è d'obbligo) rivelare una probabile o possibile emergenza sismica, comunque senza alcuna certezza in merito. Ci sono poi molti “scienziati fai da te” che approfittando dell'incertezza presente nella materia, raccontano di strani metodi da loro scoperti per prevedere con certezza il sisma ma alle favole, quando è in gioco la vita, è meglio non credere.

Per meglio precisare, seppure si possa ipotizzare che in una determinata area geografica, in base agli elementi di cui ho già parlato, ed in un periodo temporale relativamente vicino (comunque mesi od anni) ma assolutamente non precisabile, si possa verificare un evento sismico significativo, questo non rende possibile né plausibile allarmare la popolazione ed attuare forme di prevenzione da Protezione Civile come, ad esempio, l'allontanamento delle persone dall'area geografica probabilmente interessata : sarebbe assurdo, illogico e pericoloso. Altra cosa è invece la prevenzione diffusa sul territorio attraverso un programma pluriennale di interventi tecnici mirati al miglioramento od adeguamento antisismico degli immobili esistenti, cosa, questa si, possibile ed auspicabile!

Alla luce delle attuali conoscenze tecniche e delle passate esperienze sono possibili, a suo avviso, specifici parametri costruttivi o di adeguamento per la messa in sicurezza antisismica degli edifici collocati nelle aree “calde”?

Senza dubbio! Come dicevo ciò non solo è assolutamente possibile ma obbligatorio oltre che auspicabile su vasta scala. La normativa vigente fornisce precise disposizioni tecniche sui valori di resistenza dei nuovi fabbricati e questo in modo differenziato, a seconda della diversa sismicità che interessa le varie aree del nostro territorio che passano (invero poche) da bassa sismicità ad altre a sismicità via via crescente (che interessa la maggior parte della Nazione).

Questo ha valenza per tutto il territorio e, negli ultimi anni, questa disposizioni tecniche sono state via via aggiornate diventando sempre più impegnative e cogenti per i progettisti e tutti gli addetti ai lavori; pertanto se ne deduce, ed è stato dimostrato, che una costruzione recente potrà, a causa di un forte sisma, con tutta probabilità, subire qualche danno ma sicuramente non sarà strutturale e, con certezza, non avrà procurato danni alle persone, né tantomeno perdita di vite umane.

Per quanto riguarda l'edificato storico il discorso cambia, seppure le disposizioni tecniche riguardanti sia il miglioramento che l'adeguamento antisismico, sono, anche in questo caso, assai stringenti. Infatti il progettista dovrà intervenire (solo dopo un attento studio del fabbricato, sia sotto il profilo storico che strutturale, anche attraverso doverosi saggi esplorativi) con le tecnologie più adatte e proprie dell'intervento che verrà eseguito, anche queste sempre aggiornate e sempre più innovative, sia per tutelare l'immobile ed il suo valore ma, soprattutto, per salvaguardare la vita umana, scopo questo finale del tecnico che interviene sull'edificato storico.

Nel caso poi di edifici dichiarati Monumento Nazionale, l'intervento dovrà esser progettato ed eseguito nel pieno rispetto degli aspetti storici ed architettonici del Bene ed in pieno accordo con le Soprintendenze competenti; in questo caso, di solito, non si riesce ad adeguare la struttura e quindi si procede solo con opere di miglioramento atte a salvaguardare l'edificio sotto l'effetto del sisma ed in ogni caso finalizzate anche alla tutela della vita umana.

La prevenzione prima di tutto. Vista l'ipotesi (abbastanza reale) di contributi per l'adeguamento o miglioramento antisismico, soprattutto in virtù del fatto che ci sono territori “a rischio” in Italia dove non si verificano terremoti da molti anni e quindi, ormai, molto vicini alla zona temporale di “pericolo”, è stato fatto abbastanza oppure siamo ancora troppo indietro? Sempre considerando che non è assolutamente necessario demolire per render sicura una struttura?

Giustamente la prevenzione innanzi tutto! Fino ad oggi, veramente, poco si è fatto per mettere in sicurezza il nostro territorio sia sotto il profilo geologico che idrogeologico o sismico; in quest'ultimo caso quel poco che è stato fatto è dovuto proprio ad un accadimento sismico relativamente recente che attivando l'intervento pubblico ha reso più sicure proprio quelle zone dove il sisma aveva fatto scempio; questo perchè gli interventi realizzati hanno comunque tenuto conto sia dell'esperienza umana legata legata all'accadimento sismico, sia delle normative che, nel frattempo, erano state emesse e divenute vigenti. In alcune zone del nostro paese questo non è avvenuto, neppure recentemente, in quanto proprio quelle aree non erano ancora ritenute a rischio sismico (purtroppo poi si è visto erroneamente) ed è proprio il caso dell'Emilia Romagna colpita dal recente sisma, dove i danni sono stati moltissimi e catastrofici e tanti, purtroppo, coloro che hanno perso la vita. Se poi vi sarà effettivamente la possibilità realistica di accedere ai contributi finalizzati all'adeguamento ed al miglioramento sismico, allora la cosa potrebbe diventare davvero interessante. Dico “potrebbe” in quanto i contributi per le ristrutturazioni (e l'adeguamento o miglioramento può rientrare nella fattispecie delle ristrutturazioni) concessi in forma di sgravio fiscale, sono attivi e funzionano molto bene per edifici con unico proprietario o pochi proprietari che riescono a mettersi d'accordo sui lavori da realizzare e la spesa da sostenere (anche se poi parzialmente recuperata in seguito) mentre, al contrario, presentano difficoltà praticamente insormontabili per le multiproprietà, i condomini o le costruzioni contigue, laddove i proprietari sono molti e spesso in disaccordo. Infatti con le attuali normative non si può obbligare chi, per svariate ragioni, non intende partecipare alla ristrutturazione di un condominio, nemmeno sotto il profilo dell'adeguamento antisismico, e pertanto più del 90% di ciò che dovrebbe esser fatto resta lettera morta. Sarà dunque assai utile studiare un meccanismo legislativo che renda più snello l'iter di accesso ai contributi e migliori la facilità d'impiego degli stessi se finalizzati all'adeguamento antisismico. E' bene sapere infatti che tutti gli edifici pubblici e privati (fatta esclusione per quelli dichiarati Monumentali) possono esser adeguati alle normative antisismiche con tecnologie che variano a seconda della tipologia costruttiva dell'immobile e comunque, salvo assai rare eccezioni, senza la paventata necessità della demolizione del bene (in genere la demolizione è suggerita dal minor onere economico rispetto alla ristrutturazione).

Non è poi questa la sede dove indicare quali tecniche o materiali utilizzare per l'adeguamento, non dobbiamo incorrere nell'errore di trattare giornalisticamente argomenti scientifici assai complessi; si rischierebbe di divulgare nozioni pseudo scientifiche creando aspettative, certezze o falsi dubbi che potrebbero indurre anche a comportamenti pericolosi.

Posso comunque affermare che tutte le tecnologie che abbiamo a disposizione possono rivelarsi utili, dalle iniezioni di consolidamento, ai nastri in fibra composita, alle perforazioni armate, ai dissipatori di energia e “chi più ne ha più ne metta”, ad una inderogabile condizione però: il tecnico deve essere in grado di studiare e conoscere con la massima attenzione l'immobile, capirne il sistema costruttivo, le carenze e le criticità, scegliere gli interventi più consoni da applicare ed agire di conseguenza nel pieno rispetto della normativa vigente.

Ancora.... molti sono i luoghi comuni su questa delicata materia, può in sintesi indicarci qualche esempio di vere o false certezze e sicurezze da sfatare su sisma ed antisisma?

Luoghi comuni, credenze, dicerie; posso solo brevemente far l'esempio di alcune fra le più frequenti: “ho fatto fare un bel cordolo attorno al tetto in cemento, non ci saranno problemi!” oppure “la mia casa è costruita sulla roccia, è sicura” ed anche “ho fatto mettere i tiranti (magari in modo errato!) ed ho risolto tutti i problemi”, ed ancora “ho iniettato tutti i muri con un cemento buonissimo” ecc....

L'unica certezza è affidarsi a tecnici competenti, seri e con un buon curriculum adeguato nel merito e poi seguire con fiducia i loro consigli ed i loro progetti.

Insomma, cosa dire e, soprattutto, cosa suggerire a chi si innamora magari di un magnifico casale storico in Umbria o nelle Marche o, ancora, in Friuli (per citare solo alcune delle regioni “ballerine” del Bel Paese, in realtà molte di più....): prendere l'aspirina e farsi passare l'idea dalla testa, o invece.....?

Assolutamente buttar via l'aspirina, in questo caso inutile!!

Ritengo invece consigliabile acquistare uno di questi bellissimi immobili storici (3) previo controllo ed esame da parte di un tecnico qualificato, che sia in grado di valutare l'edificio anche sotto il profilo dell'antisismica e poi, se di proprio gusto, fare l'offerta di acquisto, tenendo eventualmente anche in conto il costo qualora fosse necessario adeguarlo alle vigenti normative, considerando che, comunque, allo stato attuale gli interventi di ristrutturazione sono soggetti a sgravi fiscali che fanno recuperare gran parte della spesa.

Il nostro è un Paese meraviglioso (4), con un'architettura storica bellissima e di pregio che vale assolutamente la pena di recuperare e far rivivere con progetti mirati anche alla sicurezza; certo, e non mi stancherò mai di ripeterlo, nessuno potrà pretendere che un Bene, seppure recuperato ed adeguato alle normative, in caso di forte sisma non subisca danni: i danni, seppure in genere non interessanti le strutture e comunque di poca entità, ci saranno, ma se nella precedente ristrutturazione sono state utilizzate le giuste tecnologie potranno esser facilmente ripristinati. La cosa principale è che non ci saranno perdite di vite umane: questa è la missione principale di noi tecnici.

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Si sgranocchia, si assaggia (1), ci si abbraccia, si ride, si affetta, si sbuccia, si piange per le cipolle (solo per quelle?), si improvvisano prodezze culinarie (2), si “ruba” un calice di rosso prima che il pranzo (3) abbia inizio, si adagia il panettone sul piatto di portata, la salsiera d’argento? e, finalmente, si ode “a tavola!”, un eco, non solo profumato, che si diffonde in tutta la casa e accarezza gli animi (e la gola) dei commensali che, lesti, trovano posto al convivio solenne (4).   Lo avete capito, spaccati di vita...