14feb 2022
Incontro con Alessandra Nannini, Food Strategy & Development Manager
Il cibo come spinta per città virtuose

Alessandra Nannini (1), manager raffinata, stratega di food, nell’intervista ci parla del suo ruolo innovativo all'interno della multinazionale Nhood con un focus sull’importanza della riqualificazione urbana che passa, altresì, dal valore del cibo quale leva imprescindibile di condivisione e cultura. “Aiutare a creare luoghi di vita attraverso anche la ristorazione”, la sua mission. Di tutto rispetto. 

 

Innanzitutto grazie Alessandra. Da quello che ho capito il suo ruolo oltre ad essere importante strategicamente è anche innovativo: potrebbe chiarirmi in cosa consiste dopo un breve cenno su come è arrivata ad un incarico così prestigioso?

Questo ruolo è stato creato in un momento di profonda trasformazione di Nhood Services Italy Spa, società di servizi e consulenza immobiliare specializzata nella creazione di luoghi di vita. L'inserimento della mia funzione – unica nel settore e pionieristica – rispecchia il valore che diamo alla leva del food come strumento di condivisione, aggregazione e svago, ma anche generatore di economie virtuose. Il food sarà sempre uno degli elementi chiave dei nostri progetti del domani. Attraverso il mio ruolo, Nhood offre un supporto strategico a tutte le altre funzioni dell'azienda (commerciale, sviluppo nuovi progetti e format), e siamo aperti a consulenze dedicate nell'ambito della ristorazione (2).

La mia esperienza viene da 10 anni nel settore ristorazione dal lato "retailer": prima in una multinazionale come Burger King, dove ho ricoperto diversi ruoli in Spagna e poi in Italia, e successivamente 2 anni in una start-up del food basata a Milano nel settore ristorazione per le aziende, Foorban. Sono stata attirata dalla nuova sfida proposta da Nhood: aiutare a creare luoghi di vita anche attraverso la ristorazione.

Da cittadino milanese trovo interessante il vostro progetto di riqualifica di piazzale Loreto che merita, come porta della città, di diventare ben più attrattivo di come lo abbiamo sempre visto. In cosa consiste esattamente?

È una riqualifica intera della piazza (3) che si apre, per forme e concezione, alla città tornando alla sua funzione sociale (4): uno spazio di aggregazione e valorizzazione delle realtà già esistenti sul territorio. Il progetto comprende il ripensamento del traffico pedonale e veicolare per creare uno spazio "per i cittadini" in mezzo alla metropoli che oggi, a causa del traffico o della dispersione, non è valorizzato e vissuto. In quest'ottica verranno inseriti il commercio, in prosecuzione all'asse commerciale di Corso Buenos Aires, e la ristorazione, come strumento per agevolare l'aggregazione e lo svago, ma anche spazi comuni di incontro, cultura, servizi, ambienti per il benessere fisico e spirituale dell'individuo, il tutto all'interno di un progetto – denominato non appunto "LOC-Loreto Open Community" e del quale siamo capo-cordata - che restituirà alla città oltre 500 alberi. Consentendo a cittadini, abitanti, cityuser e nuovi visitatori di riappropriarsi di un luogo simbolico, puntando anche sul potere aggregativo e di servizio della ristorazione.

Ci parli di Merlata Bloom e del suo aspetto squisitamente legato al food and beverage…

Merlata è un "lifestyle center", un luogo di "vita" smart e innovativo (5) che unirà tecnologia e sostenibilità, intrattenimento e servizi, vita quotidiana e commercio, su 70.000 mq di superficie di cui 20.000 mq destinati al leisure, all'intrattenimento e alla cultura (6): quasi un 1/3 della superficie totale del progetto, indoor e outdoor, con spazi per eventi, luoghi di cultura, sport, leisure digitale. Gli spazi, progettati come acceleratori sociali, sono pensati per rispondere alle esigenze di un target variegato in ogni occasione di consumo. Merlata Bloom Milano conterrà un mix irripetibile di brand inediti e store sperimentali e punterà molto sulla ristorazione, che sarà presente con 40 punti vendita e 10% GLA (più del doppio rispetto alla media attuale). Qui sarà sviluppato un nuovo concetto di ristorazione che renderà attrattiva l'offerta dalla colazione al pranzo fast, fino al dining di fascia alta. Oggi numerose insegne stanno scegliendo Merlata Bloom Milano perché assomiglia a una destinazione urbana, più che quella di un centro commerciale. Sviluppare progettualità nel Food&Beverage significa fare della ristorazione uno degli strumenti di trasformazione degli spazi in "lifestyle center". Il F&B, grazie alla varietà e alla qualità diventerà una vera e proprio àncora, cioè motivo di visita, per i clienti. La sua offerta varia comprenderà marchi internazionali ed eccellenze locali, milanesi e di altre parti di Italia, e questo sarà un fattore differenziante. Siamo sicuri che in sinergia con gli altri servizi "leisure" che verranno offerti – tra questi un cinema di ultima generazione – offriremo una ragione di interesse anche per l'orario serale, aspetto questo già molto sviluppato in tanti paesi europei ma ancora non nel nostro. Ancora... il raggruppamento delle principali aree legate al tipo di consumo che vivranno in aree illuminate da luce naturale, su ampie terrazze.

Gli ultimi anni hanno visto in tutta Europa e non solo un ritorno ai mercati storici delle città con un ruoli anche gourmet. Come lo interpretate e in cosa si distingue da altre analoghe iniziative?

A livello generale, abbiamo potuto osservare almeno tre aspetti interessanti: una sempre maggiore esigenza di qualità e attenzione alla provenienza dei prodotti che vengono consumati; una curiosità e "volontà di sperimentare" che si declina sia verso una maggiore apertura, verso cucine "etniche", sia nel desiderio di sperimentare format "gourmet" sempre più presenti in formule "accessibili e non distanti"; infine, la riscoperta – anche per effetto della pandemia – all'interno dei nostri quartieri di negozi di prossimità e ristoranti. In questo senso, si stanno sviluppando non solo le formule come il Mercato Centrale, Mercato Metropolitano (a Londra e presto Berlino) e TimeOut market, che lavorano con grandi flussi, ma anche progetti di quartiere. Un esempio a noi vicino: in Francia Nhood ha recentemente inaugurato la "Maillerie" a Lille, un progetto di rigenerazione urbana che vedrà nascere una città nella città e accoglierà abitazioni, uffici, servizi e negozi. A dicembre scorso è stato inaugurato il primo edificio di questo futuro quartiere dove la ristorazione fa da protagonista: è presente un mercato con vendita e ristorazione attento ai prodotti locali. Questi modelli detti "Foodhall" (strutture ristorative gestite da un unico operatore in cui sono presenti vari "chioschi gestiti da altri operatori) permettono anche agli operatori più piccoli con prodotti di eccellenza di farsi conoscere a un pubblico sempre più grande. Un altro importante trend, che sono convita crescerà sempre più, collegato ai "mercati", riguarda le formule di ristorazione che includono la vendita di prodotto: tante pescherie, gastronomie e macellerie di eccellenza lo stanno usando come importante leva per sviluppare un servizio di filiera integrata.

La pandemia, in due anni, ha creato una profonda crisi nella ristorazione e nel turismo. Su cosa punterete per recuperare clienti e opportunità di nuovi business?

La pandemia ha rappresentato una grande crisi del settore, ma anche una opportunità per i ristoratori capaci di adattarsi e innovarsi. Prima di tutto, lavoreremo sempre di più per inserire nuovi concetti capaci di generare novità nei mercati e qualità, così come i clienti richiedono. 

Già lo scorso anno abbiamo siglato un importante deal con I Love Poke per l'apertura di 12 nuovi punti vendita nei nostri centri commerciali: un segnale straordinario per la fiducia accordata al settore, in un momento di grande difficoltà per il comparto e nel pieno delle chiusure a causa del virus. Ciononostante, gli store sono stati aperti a cascata e stiamo lavorando per inserire altre novità.

Grazie Alessandra per l'intervista e i migliori auguri di buon lavoro per la sua attività.

 

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Un cliché decisamente intramontabile quello del plaid, caldo, “fluido” nel senso di trasportabile ovunque, sulla poltrona davanti alla tv, in camera da letto anche se la casa è ben riscaldata (1). Cosy è cosy, e sopratutto sta bene là dove si dimentica, senza compromettere lo stile domestico, qualunque esso sia: lo si getta sul divano, lo si riprende, si piega, si ripone nell'armadio, il più delle volte ritorna etc… Mai senza! Come il mitico tubino nero.  E a seconda dei propri fantasmi invernali, lo si può accompagnare a una vellutata fuma...