20dic 2022
Torino - Dove mangiare? Da Dù Cesari
La cucina tipica romana seduce la città sabauda

Quando la Roma autentica e gustosa incontra la regale Torino. Succede nel capoluogo piemontese, appunto, dove, per tutti gli amanti della cucina tipica, creativa e di qualità, c’è un luogo unico, un ristorante con i piatti della tradizione romana al centro.

Sì perché, sabaudità e romanità si incrociano nel locale Dù Cesari (1) grazie all’estro in cucina ma anche alla profonda conoscenza dello chef e titolare Danilo Pelliccia (2), che oltre ad essere un attento “giocoliere” ai fornelli, è altresì un raffinato sommelier. Di più.. è noto per la sua maestria nell’accoglienza, alias simpatia, peraltro tratto piuttosto frequente in chi proviene dalla capitale. 

Noi ci siamo stati: appena varcata la soglia della trattoria, un pò locanda, con un nonsoché di kitsch ben dosato nell’arredamento tra quadri coloratissimi, dove imperano personaggi come l’Albertone nazionale e grandiosi corpi illuminanti - tra questi un’imponente Bocca della verità (3) - ci si sente da subito a proprio agio. 

Va detto che è cosa complicata poterci mangiare perché la lista d’attesa è lunga: nel tragitto per raggiungere il ristorante, più di una persona, ci ha confermato che “vorrebbe ma non ci riesce” perché le prenotazioni sono sempre sold out. Già questo è sintomatico sulla notorietà del locale dal gusto romano.

Il personale di sala è garbato, molto attento e sopratutto veloce nel gestire 40 coperti con con doppio turno (19,30 e 21,00), più altri 25 in outdoor riscaldato che, nella bella stagione, aumentano.

Sfogliare il ricco menù, è un vero e proprio viaggio lungo il Tevere: ci sono i classici, come la Gricia carbonara in bianco con il pecorino, la Cacio e pepe, la Carbonara, piatto must, il più richiesto dagli aficionado del locale, insieme all’Amatriciana. interessanti le proposte dello chef fuori menù che si alternano a seconda di ciò che offre la stagione in corso. Delle rivisitazioni di cui abbiamo molto apprezzato la suggestione Cacio e gambero rosso, delicata ma di grande personalità (4). Prima però, di affondare la forchetta nell’invitante piatto di pasta, ci siamo deliziati con un mix di antipasti vari di Fiori di zucca ripiena con mozzarella di bufala, acciughe in pastella, chip di carciofo tagliato finemente e passato in farina e fritto (5). Un trionfo di piacere che solo questo sarebbe bastato per appagarci senza dubbio alcuno. Meritevole anche l’accompagnamento di bacco tutto, ça va sans dire, di territorio laziale. Ottima l’etichetta Martino da vitigno Cesanese (6), dalla beva morbida, piena ed avvolgente. 

Un’altra portata che segue la fama del ristorante torinese, è la Tartare di fassone con puntarelle guanciale e pecorino. La Tartufonara,  ovvero una carbonara modificata con parmigiano reggiano e tartufo, e ancora... la Coda alla vaccinara, l’Abbacchio etc.

Come potete ben immaginare, c'è l'imbarazzo della scelta, ebbene, il nostro consiglio è di sedersi a tavola con molta fame e sopratutto di non farsi, tra una chiacchiera e l’altra, tentare dal pane, peraltro buono. Vuoi per le porzioni generose o per la voglia di provare diverse portate, è impossibile terminare un pasto completo. E, comunque, lasciate il posto per il dolce (Maritozzo tipico romano con la panna?), merita!

 

Altre info: 

 

1

2

3

4

5

6

SPUNTI DI VISTA

EDITO

Un cliché decisamente intramontabile quello del plaid, caldo, “fluido” nel senso di trasportabile ovunque, sulla poltrona davanti alla tv, in camera da letto anche se la casa è ben riscaldata (1). Cosy è cosy, e sopratutto sta bene là dove si dimentica, senza compromettere lo stile domestico, qualunque esso sia: lo si getta sul divano, lo si riprende, si piega, si ripone nell'armadio, il più delle volte ritorna etc… Mai senza! Come il mitico tubino nero.  E a seconda dei propri fantasmi invernali, lo si può accompagnare a una vellutata fuma...