06nov 2015
SALVATORE FERRAGAMO E IL BORRO
IL VINO OLTRE LA MODA

Incontro Salvatore Ferragamo (1), figlio di Ferruccio (2), al Tuscan Bistro sulle rive dell’Arno a Firenze. Si presenta insieme alla moglie Christine (altissima).

Giovani, belli, entrambi molto impegnati, lui a seguire la tenuta Il Borro (3), nelle magnifiche colline del Valdarno (AR), lei a gestire un menage familiare tutt’altro che banale.

La chiacchierata inizia sciolta: Salvatore ha un sorriso sincero, per certi versi contagioso e da perfetto gentiluomo mi invita subito a mettermi a mio agio. Una risolutezza tenace appare e traspare da ogni suo movimento, accenno. Quella determinazione di chi ha passione e sa percorrere le strade per raggiungere un obiettivo. Il Borro, il suo sogno e la sua sfida.

“La storia che mi lega al Borro è cominciata con una buona dose di audacia” - racconta Ferragamo. Tutto ha avuto inizio nei primi anni ’80, quasi per caso durante una battuta di caccia a cui partecipò il padre di Salvatore. Fu un vero coup de foudre a ciel sereno. Magia e fascino di questo luogo, infatti, colpirono direttamente al cuore i Ferragamo. Da qui, l’ambiziosa rinascita vitivinicola della tenuta: nel 1993 la famiglia acquistò l’intera proprietà, incluso il borgo medioevale e la villa padronale ancora distrutta dagli attacchi della Seconda Guerra Mondiale. Un progetto impegnativo, difficile: oggi, dopo 20 anni, la soddisfazione di una realtà vinicola ricca, con prodotti di qualità. 45 ettari, situati tra 300 e 500 metri s.l.m (4), rendono possibile la produzione di uve come il Merlot, Syrah, Petit Verdot, Cabernet Sauvignon, Sangiovese e Chardonnay (5).

“L’obiettivo è certamente quello di differenziarsi ancora nella produzione” – afferma Salvatore con eleganti movimenti delle mani da cui s’intuisce la pacatezza di una persona che è “arrivata” ma tutt’altro che ferma – “I nostri vini rossi sono Il Borro, Il Polissena, Piandinova tutti Igt Toscana. Abbiamo anche l’etichetta Alessando Dal Borro, un Syrah in purezza voluto da mio padre per celebrare le storiche origini di questo luogo. In versione magnum da 1,5 litri”.

“Il Borro in particolare” – continua Salvatore – “è l’etichetta che meglio rappresenta la nostra filosofia aziendale e ben si sposa a selvaggina o carne Chianina. Vera espressione di quattro terroir della proprietà: Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah e Petit Verdot, ha un bouquet molto intenso, pieno. Il sapore è di corpo e con tannini morbidi”.

Il risultato di tanto impegno si esplica anche nei bianchi eccellenti: il Lamelle, 100%Chardonnay ne è un esempio. Non manca un’etichetta da meditazione, quest’ultima – Vin Santo "Occhio di Pernice" – 100% Sangiovese.

Ma la tenuta Il Borro non è solo produrre vino, è anche attenzione e innovazione in campo ambientale. Un punto su cui Salvatore si sofferma, mostrandomi una serie di numeri affinché comprenda quanto questo impegno, iniziato fin dai primi lavori di ristrutturazione, sia reale. “Nel 2011 sono stati inaugurati i nostri impianti fotovoltaici: due principali, della potenza di 365 kW e di 999,84 kW ciascuno, e altri impianti secondari per un totale di 1410 kW. L’energia prodotta oggi è di circa 1850 MHW/anno, fornisce energia per soddisfare tutte le esigenze interne della Proprietà”. Inoltre, le produzioni agricole nascono biologiche e dal 2011 è iniziata la conversione biodinamica dei vigneti. Sempre più ecosostenibile, quindi, tanto che le ultime case, all’interno della tenuta, sono state dotate d’impianti geotermici, pannelli solari termici e fotovoltaici. Il Borro, infatti, fa anche parte del prestigioso circuito Relais&Chateaux, e oltre a offrire diverse sistemazioni tra ville di lusso e suites, si pone come elegante connubio tra tradizione e prestigio nella suggestiva e rilassante cornice della campagna toscana. Last but not least… una piscina arroccata sulle pendici del borgo (6).

“Una ricostruzione fatta nel pieno rispetto della storia di questo luogo ma che abbina allo stesso tempo confort e design. Non mancano, ovviamente, anche complementi d’artigianato locale”. Puntualizza sempre Ferragamo.

Alle lussuose soluzioni del Relais si aggiungono 5 splendidi casali, più vicini al concept dell’agriturismo. Tre le strutture adibite alla ristorazione: L’Osteria del Borro, con lo chef Andrea Campani che propone una cucina gourmet con piatti toscani rivisitati, ricercando sempre nuovi connubi e il Tuscan Bistro, per light lunch e cene informali in un'atmosfera conviviale. Il VinCafé (7), è invece l'ideale per aperitivi e rilassarsi nella splendida cornice sul borgo medioevale.

Stile, gusto, passione e tradizione. Un po’ come nella moda, questi i requisiti essenziali che possono realmente rappresentare una marcia in più per un imprenditore illuminato come Salvatore Ferragamo che, nel vino ha saputo creare una linea “elegante”, dal forte legame con il territorio.

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Si sgranocchia, si assaggia (1), ci si abbraccia, si ride, si affetta, si sbuccia, si piange per le cipolle (solo per quelle?), si improvvisano prodezze culinarie (2), si “ruba” un calice di rosso prima che il pranzo (3) abbia inizio, si adagia il panettone sul piatto di portata, la salsiera d’argento? e, finalmente, si ode “a tavola!”, un eco, non solo profumato, che si diffonde in tutta la casa e accarezza gli animi (e la gola) dei commensali che, lesti, trovano posto al convivio solenne (4).   Lo avete capito, spaccati di vita...