02mar 2022
Firenze - Il caffè, quello vero, si gusta da Ditta Artigianale
Nuovo look per il primo dei tre locali

Un’impresa di successo, non c’è che dire, quella di Ditta artigianale. Dal 2014 ad oggi, sono tre le caffetterie aperte nel centro storico di Firenze e una di prossima apertura in Canada. Ricerca della qualità prima di tutto, gestione strategica d’impresa, rispetto della tradizione e approccio internazionale, un mix di atout che fa del tempio per eccellenza dello specialty coffee, una meta imprendibile e non solo per coffe lovers

Ma c’è di più… Il primo dei tre locali “fratelli” fondati dal duo Francesco Sanapo e Patrick Hoffer, quello di via dei Neri 32/r, è stato da poco oggetto di un'importante opera di ristrutturazione (1), complice il sapiente lavoro dello studio di architettura q-bic di Luca e Marco Baldini. Un restyling appassionato ma per nulla semplice poiché non andava snaturata l’anima tipica del locale, conferendogli però una freschezza nuova, dal sapore cosmopolita (2). Legno di noce, marmo bardiglio e un bancone ancora più ampio, quasi palcoscenico (3), esteso fino all’ingresso in strada per il nuovo servizio di coffee to go (4). Due, infatti, le macchine per fare il caffè, una interna e una per il servizio in outdoor, appunto. E poi spiccano nel nuovo arredamento di interni, le sedute e i tavoli realizzati in ferro e legno dalle rifiniture in ottone, i soffitti in legno, le nuove scaffalature su disegno originale di ispirazione anni ‘50. Una vera chicca i muri scrostati, scalcinati e imperfetti, quasi per nulla ritoccati, pregni di poesia, magnifici proprio per la loro patina data dal tempo.

Dicono Luca e Marco Baldini: “Per Ditta Artigianale, partiamo sempre dalla considerazione che la forza del progetto sia coniugare il mondo dello specialty coffee che ha radici nordeuropee con la tradizione, lo studio, il calore e la passione tutta italiana. Questo mix si evince nei materiali e nello stile dei locali. Per Neri, abbiamo cercato un design semplice e senza tempo. Questo locale è stato il primo che abbiamo fatto con Ditta Artigianale e il nostro primo in assoluto. Per questo motivo è un luogo e un progetto a cui siamo particolarmente affezionati e che ha aperto la strada a tutti i lavori che sono venuti dopo, sia con Ditta che con altri clienti. È stato un lavoro ai tempi che ha fatto da apripista a un tipo di design che a Firenze ancora non si era mai visto, dal sapore industrial, a cui si sono ispirati moltissimi altri locali dopo, replicando il concept caratteristico di Ditta Artigianale. Con questo restyling, abbiamo cercato di togliere il sapore industrial ormai per noi un po’ superato e inflazionato, accostandolo più al mood degli altri Ditta aperti successivamente, come Sprone e S. Ambrogio, luoghi senza tempo dall’atmosfera intima e dalle linee eleganti”. Caffè (5) al centro quindi, sempre freschi e tostati da Ditta Artigianale, scelti nei viaggi all’origine, dopo un’attenta analisi e conoscenza dei produttori, secondo rapporti basati su trasparenza e eticità. Tra questi, vari monorigine provenienti da micro-lotti di assoluta qualità, in alternanza continua, e le due miscele cult, ovvero l’equilibrata “Mamma Mia” e l’energica “Jump”. Ma l’offerta beverage contempla anche una carta dei cocktail di tutto rispetto con i signature di Emanuele Ventura tra Rum e Vodka pregiati utilizzati per il Queen Anne’s Revenge o per il BBB (Better Being Bitter) o altri a base di distillati e spezie come il Winter’s Fashion, con Whiskey e Vermouth e Gin per il Red Florentine, per citarne solo alcuni.

E poi la gastronomia (6) orchestrata da Giacomo Faberi: le Creamy Roasted Pumpkin Soup, l’Hokkaido Pumpkin Toast, fino agli ortaggi di stagione delle insalate per passare ai grandi classici quali Scrambled Eggs, Croque Monsieur, Pastrami Bagel e l’iconico XL Club Sandwich. Completano la carta i dolci della bacerò artigianale di Ditta, come gli American Pancakes, gli originali French Toast alla cannella, sciroppo d’acero e noce di burro e lo Yogurt greco con granola fatta in casa.

 

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Un cliché decisamente intramontabile quello del plaid, caldo, “fluido” nel senso di trasportabile ovunque, sulla poltrona davanti alla tv, in camera da letto anche se la casa è ben riscaldata (1). Cosy è cosy, e sopratutto sta bene là dove si dimentica, senza compromettere lo stile domestico, qualunque esso sia: lo si getta sul divano, lo si riprende, si piega, si ripone nell'armadio, il più delle volte ritorna etc… Mai senza! Come il mitico tubino nero.  E a seconda dei propri fantasmi invernali, lo si può accompagnare a una vellutata fuma...