17giu 2021
Firenze - Dove mangiare? “Golden View” riapre i battenti
Tra piatti di livello, territorialità e una vista che non si dimentica

Mettete insieme una posizione da sogno, una location di gran gusto e piatti buoni e belli da vedere, ed ecco che la formula si delinea subito vincente. Siamo in prossimità del Ponte Vecchio con vista a perdita d’occhio sui riflessi dell’Arno. Qui, spicca per la valenza ristorativa di qualità certo, ma non solo, lo storico locale Golden View da poco riaperto e rinnovato nell’aspetto e nella proposta gastronomica (1 - Chef Paolo Secci). Al timone della brigata con ben 42 addetti è sempre il fiorentino di nascita ma con salde origini siciliane, Tommaso Grasso (2). 550 mq di sobria eleganza che strizzano l’occhio all’arte e al design, con vetrate che lasciano entrare lo charme del Ponte (3) più visitato al mondo. Ma anche sul Corridoio Vasariano, sugli Uffizi e, naturalmente, sul fiume Arno che, proprio per la luce che riflette all’interno, conferisce un mood “Golden”, di nome e di fatto.

E’ sufficiente spingere la porta d’ingresso per accedere in uno spazio di ampia dimensione, dai toni lineari e chic al contempo, punteggiato da tutta una serie di quadri e opere artistiche (4) che catturano inevitabilmente lo sguardo. Ma sono solo piacevoli divertissement iniziali poi, prima di sedersi a tavola, il ristorante mostra i suoi atout materici e il suo legame con il territorio. Un gioco di sovrapposizione di volumi semplici, spesse lastre di marmo di Carrara e tavolati di legno di ulivo sostengono vista e bancone per tutta la lunghezza del vano di passaggio, circa 10 metri di parquet di rovere con tavolini e piccole sedute, perfetti per un piacevole intermezzo o un aperitivo. Toscana al centro quindi, secondo il pensiero dell’architetto Nicola Maggiaioli titolare dello Studio Miarca. Ne sono un chiaro esempio alcuni elementi d'arredo come il lampadario personalizzato all’ingresso della bottega fiorentina Il Bronzetto. Ma non mancano anche finiture sempre d'alto artigianato di altre parti d'Italia tra cui le piastrelle Lume della collezione Il Crogiolo di Marazzi o il piano nero sul retro del banco rivestito con la raffinata In-Side di Laminan ispirata alle pietre naturali. Dettagli che parlano di gusto e savoir faire che ben si amalgamano al bianco con nuance fumo by Piero Lissoni per Kerakoll Design House. Dove tutto vive in funzione della golden view goduta a 360°. Cura quasi maniacale che si evince anche nella proposta dei piatti e nella trasparenza di preparazione, quest'ultimo elemento imprescindibile per il cliente. Spiega Tommaso: ”l’ospite entrando al ristorante può vedere in modo trasparente con quale attenzione si lavora in cucina, perché grazie al rinnovo del locale quest’ultima è ora completamente a vista, ossia visibile sia dall’interno che dall’esterno ”. Chef del locale il sardo doc Paolo Secci. Architetto di formazione, comprovato e attento maestro ai fornelli poi, nei suoi piatti trasmette la filosofia “del meno è meglio”: ingredienti ricercati e lavorati pochissimo promettono un’offerta di livello. Come l'entrée che abbiamo degustato: un’appetitosa Tartare di storione bianco, bottarga di caviale e coste di bietole al wasabi e avocado (5). O il primo piatto, degli Spaghetti con colatura di alici di Cetara e burrata (6) di grande piacevolezza. Delizioso e rinfrescante il sorbetto allo zabaione.  

Coté Bacco, valgono le parole del “sommelier narratore” Paolo Miano responsabile del settore vini del ristorante - “La cantina è composta da circa 8.000 bottiglie da scoprire e ognuna di loro ha un’anima da raccontare”. Decisamente magnifiche le due etichette servite in abbinamento ai piatti, rispettivamente un Savignon Blanc Dog Point di Malborough (Nuova Zelanda) e un Patrimonio corso Les nuits blanches.

Prosit!

 

Altre info:

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Photo Credits

Photo 1 : gianfranco gori
Photo 2 : Pietro Savorelli
Photo 3 : gianfranco gori
Photo 4 : gianfranco gori
Photo 5 : gianfranco gori
Photo 6 : gianfranco gori

SPUNTI DI VISTA

EDITO

Un cliché decisamente intramontabile quello del plaid, caldo, “fluido” nel senso di trasportabile ovunque, sulla poltrona davanti alla tv, in camera da letto anche se la casa è ben riscaldata (1). Cosy è cosy, e sopratutto sta bene là dove si dimentica, senza compromettere lo stile domestico, qualunque esso sia: lo si getta sul divano, lo si riprende, si piega, si ripone nell'armadio, il più delle volte ritorna etc… Mai senza! Come il mitico tubino nero.  E a seconda dei propri fantasmi invernali, lo si può accompagnare a una vellutata fuma...