29dic 2022
Milano, Robert Capa “il più grande fotoreporter di guerra del mondo“
In mostra al Mudec

Una leggenda della fotografia, Robert Capa, fondatore dell’agenzia Magnum, è in mostra in una irripetibile esposizione (1) con oltre 80 scatti che attraversano la storia della prima metà del novecento (2), in occasione dei 110 anni dalla sua nascita, fino al 19 marzo 2023 al Museo delle Culture (3) di Milano in via Tortona 56. Lo spazio Mudec Photo - totalmente dedicato alla fotografia d’autore - giunge ormai alla sua sesta mostra monografica e in poco meno di quattro anni ha raccontato i giganti della fotografia del Novecento: Steve McCurry, Elliott Erwitt, Tina Modotti, Henri Cartier-Bresson. Robert Capa, attraverso i suoi ritratti in bianco e nero (4) e i suoi reportage di guerra e di viaggio, fece conoscere al mondo non solo gli orrori e le miserie dei tanti conflitti armati che caratterizzarono il secolo scorso e i volti degli uomini e delle donne che fecero la Storia (5), ma anche la vita quotidiana fatta di piccoli momenti di gioia e voglia di riscatto, di presente e futuro, di realtà e di sogni delle persone comuni, indifferentemente da una parte all’altra del globo (6). Divisa in sette sezioni e con un percorso diacronico, vengono raccontati i più importanti reportage in bianco e nero realizzati da Robert Capa, dagli esordi a Berlino e Parigi (1932- 1936) alla guerra civile spagnola (1936-1939); dall’invasione giapponese in Cina (1938) alla seconda guerra mondiale (1941-1945); dal reportage di viaggio in Unione Sovietica (1947) a quello sulla nascita di Israele (1948-1950), fino all’ultimo incarico come fotografo di guerra in Indocina (1954), dove troverà la morte. Robert Capa non ha inventato soltanto sé stesso, ma anche la figura del fotogiornalista come testimone chi rischia la vita per essere sempre al centro dell’azione, dalle trincee spagnole allo sbarco in Normandia. Nei suoi vent’anni di carriera ha raccontato la storia restando sempre fedele al suo celebre aforisma: “se le tue foto non sono abbastanza buone, vuol dire che non eri abbastanza vicino”. L’azione - con tutta la sua dinamicità e forza propulsiva - spicca tra gli scatti come un fil rouge, che si dipana anche nei ritratti presenti in mostra, volutamente pochi e scelti per ricordare al pubblico i volti della Storia - come quello di Trotsky ardente oratore – o della sua storia personale, come quello di Picasso, fotografato nel suo studio di Parigi dove era rimasto anche durante l’occupazione, e dell’amico Steinbeck con cui intraprese il viaggio oltre la cortina di ferro, nel 1947. Capa credeva fermamente che la fotografia fosse una vera e propria arma per combattere i totalitarismi che dilagavano in Europa e nel mondo intero, mostrando dei conflitti non solo il volto eroico ma anche quello umano. Per Robert Capa il celebre “istante decisivo” è una questione d’istinto: spesso nel suo lavoro la tecnica e la composizione lasciano spazio a scatti imperfetti, fuori fuoco, ma intrisi di grande umanità grazie all’empatia creata con i soggetti fotografati, in particolare la gente comune, in cui spesso riconosce il suo riflesso. Quello di Robert Capa è in realtà uno pseudonimo. All’anagrafe il suo vero nome è Endre Ernő Friedmann, ebreo ungherese naturalizzato americano, nato nel 1913 a Budapest e costretto a lasciare a 17 anni l’Ungheria, suo paese natale, a causa delle sue simpatie socialiste. Nel 1931 Endre arriva a Berlino dove si fa strada alla storica agenzia Dephot, che l’anno seguente lo invia a Copenaghen a una conferenza di Lev Trotsky. L’accesso è vietato ai fotografi ma Endre riesce ad entrare e a scattare, grazie alla piccola Leica che tiene in tasca: un servizio che finisce in prima pagina. Va ricordato che il fotogiornalismo nasce in questi anni non solo per il grande sviluppo della stampa illustrata, ma anche grazie ai progressi tecnici in campo fotografico: attrezzature sempre più portatili rendono finalmente possibile seguire il centro dell’azione. Capa stesso utilizzerà durante tutti i suoi reportage soprattutto macchine compatte come Leica, Rollei, Contax a seconda del tipo di foto che vuole ottenere e del mercato cui è destinato. Nella sua breve vita il fotografo lascerà una traccia indelebile, destinato a divenire un modello per generazioni di reporter. La mostra risulta davvero imperdibile in quanto riesce perfettamente ad inquadrare la sua complessa personalità attraverso scatti più che significativi. Vi consigliamo di non perderla. 

 

Altre info:

 

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Un cliché decisamente intramontabile quello del plaid, caldo, “fluido” nel senso di trasportabile ovunque, sulla poltrona davanti alla tv, in camera da letto anche se la casa è ben riscaldata (1). Cosy è cosy, e sopratutto sta bene là dove si dimentica, senza compromettere lo stile domestico, qualunque esso sia: lo si getta sul divano, lo si riprende, si piega, si ripone nell'armadio, il più delle volte ritorna etc… Mai senza! Come il mitico tubino nero.  E a seconda dei propri fantasmi invernali, lo si può accompagnare a una vellutata fuma...