19set 2021
Milano - Lugana armonie senza tempo al Museo Leonardo Da Vinci
La nostra opinione tra masterclass e winetasting

Nuova kermesse dedicata ad uno dei bianchi più amati della zona del lago di Garda, il Lugana (1). Vino apprezzato sin dai tempi degli antichi romani, accertato come tipologia nel settecento, vinificato da uve Turbiana, una particolare varietà autoctona a bacca bianca è stata la prima Doc lombarda. Della sua importanza e versatilità ci parlò il maestro Luigi Veronelli che in poche parole condensò questi concetti: “Bevi il tuo Lugana giovane, giovanissimo e godrai della sua freschezza. Bevilo di due o tre anni e ne godrai la completezza. Bevilo decenne, sarai stupefatto della composta autorevolezza”. Ciò infatti è emerso nella masterclass (2) tenuta nella bellissima sala convegni del Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo Da Vinci a Milano. Presente in cinque tipologie il Lugana Doc, il Lugana Spumante, sia Martinotti Charmat che Classico, il Lugana Riserva, con invecchiamento di almeno 24 mesi di cui 6 in bottiglia, ed infine una Verdemmia Tardiva da surmaturazione, che gli conferiscono un profilo morbido e denso, in cui il residuo zuccherino si bilancia con l’acidità, come nei vini Alsaziani o Tedeschi, ponendosi dunque lontano da un passito. Delle varie tipologie sono stati presentati in totale 12 vini (3 - 4). Due bollicine, il La Rifra Charmat Follie Follie e il metodo classico Sguardi di Terra Inlari. Il primo è un Martinotti di pronta beva con sentori floreali, ideale per un aperitivo. Il secondo, molto interessante:Il colore è giallo paglierino intenso con sfumature verdoline. Eleganti note di crosta di pane preannunciano un bouquet raffinato con sentori fruttati, floreali e vaniglia. Al palato è fresco e leggermente sapido con una effervescenza morbida e piacevole. Passando agli assaggi di Lugana Doc il Gruccione di Nunzio Ghiraldi al naso esprime note agrumate e di frutta matura fini ed eleganti, completano il bouquet sentori di timo e salvia. Al palato regala un’esuberante sapidità adagiata su una spalla acida importante ma equilibrata. Sul finale note di mandorla ed accenni speziati ne completano il carattere. Il Capotesta Cascina Maddalena, di colore giallo paglierino sapido e minerale interpreta bene le caratteristiche del vitigno Turbiana. Il Montelupo Cobue, presenta un colore giallo chiaro e riflessi verdognoli, tende al dorato con l’invecchiamento. Profumo inconfondibile per delicatezza ed eleganza di fiori bianchi, agrumi, pesche ed albicocche. Sapore morbido, asciutto, secco e vivace. Il Pilandro Arilica è caratterizzato dal giusto tenore zuccherino e alcolico e da buona acidità. Passando al Lugana doc superiore sono state presentati quattro produttori. Il Seiterre Gigi Rizzi, bilanciato ed equilibrato. Lo spettro olfattivo è particolarmente ricco ed intenso, la complessità spazia dalle note agrumate ben definite, con un richiamo alla mela matura, a sentori speziati dati dalla maturazione in barrique per terminare con gradevolissime note minerali che si accentuano con il tempo. Il Bulgarini Cà Vaibò, a mio modesto avviso il migliore, ha Colore giallo paglierino denso con brillanti riflessi oro caldo, aroma tipico fruttato a nota di albicocca-pesca con morbide sensazioni evolutive, struttura profonda di buono spessore dalla forte persistenza aromatica. Vino bianco importante a medio-lungo invecchiamento. Gemma di Colli Vaibò, omonimo del precedente ma di diversa cantina, morbido ed elegante è un Lugana Riserva con buona mineralità che si evidenzia maggiormente con la permanenza in bottiglia. Infatti viene mantenuto per 1 anno in affinamento sulla feccia fine, fino al raggiungimento della massima espressione di qualità. Successivamente viene imbottigliato e mantenuto per altri 6 mesi in magazzino prima di essere commercializzato. Il Sercé Feliciana si discosta un po’ grazie a un sentore di spezie che non ne alterano equilibrio e freschezza. La degustazione si è conclusa con due vendemmie tardive, l Filo di Arianna di Tenuta Roveglia e il Rabbiosa di Marangona. Il primo è un Lugana che si caratterizza per la sua spiccata personalità, ottenuto mediante un affinamento in botti grandi di rovere che ne esalta il profumo caratterizzato da aromi minerali con lievi sentori di mandorle tostate e frutta esotica. Alla ricchezza dei profumi il Filo di Arianna unisce un sapore pieno, armonico e vellutato. Si accompagna in modo ideale a piatti di pesce; risulta ottimo con risotti e formaggi. Può essere considerato un vino da meditazione. Il secondo dal  vigneto più vecchio dell’azienda, di oltre 50 anni. Uva raccolta in Novembre solo dopo lo sviluppo di botrite sulle bucce. Fermentazione in acciaio non completa. Affinamento in acciaio per 12/18 mesi.

Una degustazione decisamente variegata (5 - 6), come questo vino dimostra sempre più di essere col passare delle vendemmie, con una tenuta negli anni ancora tutta da scoprire.

 

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

I colori cambiano e virano a toni come il bronzo, il giallo, l’arancio, accompagnando le giornate che si adombrano e si accorciano (1). Boschi e foreste si vestono di rosso e d’oro: è il loro momento di gloria regale. Benvenuto Autunno. Ritorna la voglia di intimità, di godere dei primi fuochi del caminetto accesso, di accoccolarsi sul divano e leggere un buon libro (o scorrere le pagine di Foodmoodmag). Ecco puntuale il desiderio di guardarci dentro (2), di captare l’essenziale, di dare valore ai dettagli, all’osservazione, mentre il tempo accelera la sua...