Leggere - “L'ORO DEGLI EBREI”, ovvero dalla Svizzera con orrore

Molti romanzi sono intrecciati a panorami storici, talvolta solamente abbozzati quasi contorno alla trama fantasiosa che li ospita, altri invece innestati con chiarezza e precisione nel quadro di riferimento. Così “L’oro degli ebrei” (1 - 2) di Gianfranco Manes (Ed. Diarkos), l’ultimo volume da poco presentato nel contesto fosco della seconda guerra mondiale che trae spunto da fatti ben documentati e che da pochi anni solamente hanno lasciato lo spazio della cronaca per quello della storia: ci riferiamo ad una delle pagine più buie del nazismo e non solo, la sistematica raccolta di oro "sulla pelle degli ebrei”. Mai, purtroppo, l’espressione è stata più veritiera poiché la provenienza aurea fu data non solo dalle sostanze private dei malcapitati, quant'anche dai loro stessi corpi cui venivano estirpate le protesi auree dopo la gassificazione nei campi di sterminio.

Iniziata con il nome convenzionale di Aktion T4, acronimo dell’indirizzo in cui aveva sede la criminosa struttura, designava in un primo momento il programma nazista di eutanasia che, sotto responsabilità medica, prevedeva in Germania la soppressione di persone affette da malattie genetiche inguaribili e di portatori di handicap mentali, cioè delle cosiddette "vite indegne di essere vissute”. Presto però a tali malcapitati si unirono gli Ebrei e da qui la famigerata serie di orrori perpetrati sotto la  diretta direzione efficiente quanto criminale di Himmler e dei suoi emuli. 

Ma torniamo al romanzo (3), con trama stile e narrazione tutti affascinanti e da leggere d’un fiato come abbiamo fatto. Narra con mestiere di maniera, avvincente nella trama ed efficace nella prosa, la storia romanzata dei vari protagonisti, quattro giovani ebrei coinvolti tra la nascente Palestina, l’Italia Svizzera ed Austria, alla ricerca delle tracce labili ma non inesistenti di quel tesoro, il tutto condito sapientemente da non ostentati riferimenti storici, precisi quanto appropriati e che si fanno apprezzare anche dallo studioso per la loro accuratezza non sempre nota al grande pubblico. Con numerosi colpi di scena e tradimenti per condurci all’epilogo in un mix tra il romanzo ed il thriller, la realtà storica e la finzione narrativa, sempre con ritmo incalzante che non consente di staccarci dalla lettura.

Così l’uso del Pervitin, droga fornita ampiamente alla Wehrmacht che certamente favorì e non poco la famosa blitzkrieg "la guerra lampo” per la quale i soldati tedeschi furono in grado di combattere giorno e notte senza riposare, arrivando d’un balzo a Parigi, poi diventata di uso comune anche tra i civili dell'epoca. O ancora la più conosciuta (anche per un famoso quasi recente film) “Enigma”, la macchina decrittatrice che permetteva alle truppe del Führer (4) di trasmettere e ricevere messaggi in codice resi impermeabili ai loro nemici fin quando un gruppo di matematici inglesi riuscì nell’impresa apparentemente impossibile di decodificarla. Meno nota, invece, la vicenda finanziaria antefatto del libro; ulteriore non certo minore aspetto della guerra per la quale la consistenza aurea tedesca rappresentò fonte primaria sia nella gestione bellica (per il supporto necessario all’acquisto dei beni primari mancanti) sia ed ancor più nel quadro di futura sopravvivenza dei gerarchi quando il volgere delle vicende sul campo resero trasparente ed inevitabile la disfatta.

Insomma "nulla di nuovo sotto il sole” scriveva mille ed oltre anni or sono Qoelet nella Bibbia e purtroppo a quanto la cronaca di oggi tristemente ricorda, troppo spesso dimenticato...

 

L’oro degli Ebrei

di Gianfranco Manes

Casa Editrice Diarkos

Pagg. 384 – Euro 18,00

Disponibile in libreria e sui principali web store.

 

Info:

1

2

3

4

SPUNTI DI VISTA

EDITO

Un cliché decisamente intramontabile quello del plaid, caldo, “fluido” nel senso di trasportabile ovunque, sulla poltrona davanti alla tv, in camera da letto anche se la casa è ben riscaldata (1). Cosy è cosy, e sopratutto sta bene là dove si dimentica, senza compromettere lo stile domestico, qualunque esso sia: lo si getta sul divano, lo si riprende, si piega, si ripone nell'armadio, il più delle volte ritorna etc… Mai senza! Come il mitico tubino nero.  E a seconda dei propri fantasmi invernali, lo si può accompagnare a una vellutata fuma...