18feb 2021
Casa e natura in un sodalizio da sogno
Rubner realizza un edificio in stile nipponico

Quando un'abitazione si integra perfettamente e sopratutto con stile nella natura circostante. Il gioiello edilizio - realizzato da Rubner Haus - in legno e vetro (1) di cui ci piace parlare per la sezione "Living" del giornale, si trova a Vignolo in Piemonte e porta la firma del progettista Dario Castellino.

Magnificamente immersa (2) nella bellezza dei boschi di faggi, castagni e betulle gode, in lontananza, della splendida cornice dei monti Bisalta e Monviso. Completamente immersa nel verde, quindi, la struttura edile è stata come "sabotata" affinché la natura fosse libera di entrare e far parte di essa.

“Volevamo catturare in ogni stanza, soprattutto nel lungo ambiente del soggiorno e della cucina le forme fluide della natura che ci circonda” – raccontano i proprietari Emiliano e Lorena, terza generazione di una famiglia che lavora e commercia funghi e tartufi”. 

“La casa appoggia delicatamente sulle morbidezze del pendio - spiega l’architetto Dario Castellino - senza invadere o opprimere, anzi come fondendosi con il terreno. Avremmo potuto contenere il terreno con terrazzamenti in cemento armato, ma non era certo questo l’obiettivo, volevamo piuttosto che il disegno valorizzasse il territorio e che il verde avvolgesse la casa”. 

La casa è nata su una porzione di terreno originariamente occupata da due strutture il cui profilo – insieme a quello dell’antico casolare in mattoni che è stato recuperato – è stato mantenuto nei tetti a due falde dei due corpi rettangolari che compongono l’abitazione: una a sud, caratterizzata da lunghe vetrate e destinata alla vita di giorno (3 - 4 - 5), l’altra più a nord, ad accogliere le camere da letto (5) e collegata alla prima da un passaggio che costituisce un corpo centrale chiuso allo sguardo esterno e dove si trovano i servizi accessori, come i bagni e la lavanderia. 

L’ispirazione del progettista prende spunto sia dalla passione del proprietario Emiliano per l’architettura delle case giapponesi sia dalle caratteristiche forme delle case di montagna. Dall’ispirazione di matrice orientale, l’edifico deriva la delicatezza e l’equilibrio quasi filosofico della struttura che non si impone, ma si adegua al paesaggio adagiandosi docilmente sul pendio della vallata. Tre lunghe pareti di vetro nel corpo dell’edificio accolgono tutta la luce – e l’ombra – della collina “senza il bisogno tutto occidentale di snidare con lampade sino all’ultima particella d’ombra” come scriveva lo scrittore giapponese Junichiro Tanizaki. 

Dall’ispirazione di matrice alpina, nascono le lunghe travi in legno inserite sulle due pareti per collegare le testate delle travi che si appoggiano su di esse e per ripartirne il carico. Il soggiorno è una lunga navata che conduce alla cucina, aperta sul terrazzo che s’affaccia su campi interminabili e dove, di nuovo, è stata scelta una soluzione che non ferma lo sguardo: una ringhiera sottile di cavetti d’acciaio su una struttura che appare letteralmente sospesa in aria. Il Giappone ritorna nelle portefinestre scorrevoli che come shoji – pannelli verticali montati su scanalature nel pavimento e nell’architrave – consentono una relazione ininterrotta con gli spazi esterni, dai quali non si dividono mai completamente. 

Con lastre di fondazione isolate a prova di radon , materiali isolanti come sughero e fibra di legno certificata IBR (Institute für Baubiologie Rosenheim), pareti traspiranti in legno che innescano una ventilazione naturale attraverso il continuo scambio di umidità con l’ambiente esterno, resine come colle naturali, sistemi di ventilazione meccanica controllata per mantenere un’alta qualità dell’aria espellendo quella viziata e immettendone di nuova dopo averla preventivamente filtrata dagli inquinanti, le case Rubner Haus sono l’ultima frontiera di un’esperienza di oltre 55 anni in cui la tradizione e le più moderne tecnologie diventano scienza del costruire in legno nel rispetto della salute e del benessere delle persone e dell’ambiente. 

 

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Photo Credits

Photo 1 : Alberto Franceschi
Photo 2 : Alberto Franceschi
Photo 3 : Alberto Franceschi
Photo 4 : Alberto Franceschi
Photo 5 : Alberto Franceschi
Photo 6 : Alberto Franceschi

SPUNTI DI VISTA

EDITO

Un cliché decisamente intramontabile quello del plaid, caldo, “fluido” nel senso di trasportabile ovunque, sulla poltrona davanti alla tv, in camera da letto anche se la casa è ben riscaldata (1). Cosy è cosy, e sopratutto sta bene là dove si dimentica, senza compromettere lo stile domestico, qualunque esso sia: lo si getta sul divano, lo si riprende, si piega, si ripone nell'armadio, il più delle volte ritorna etc… Mai senza! Come il mitico tubino nero.  E a seconda dei propri fantasmi invernali, lo si può accompagnare a una vellutata fuma...