04gen 2023
Torino, cosa vedere? Museo Egizio, “Il dono di Thot”
La scrittura dell’antico Egitto

Se fate tappa nella splendida città sabauda, non potete mancare la mostra “Il dono di Thot: leggere l’antico Egitto” nell’imponente e ricchissimo Museo Egizio (1 - 2). Prima però di parlare dell’esposizione sulla scrittura dell’antico Egitto, nelle sue varianti ed evoluzioni (3), visibile fino al 7 settembre 2023, merita qualche accenno l’intera struttura permanente (che lascia decisamente a bocca aperta per la magnificenza di ogni pezzo in mostra) del Museo riconosciuto come il più antico del mondo dedicato interamente alla cultura egizia. La collezione conserva circa 40.000 reperti, di cui 3.300 oggetti sono esposti nelle sale museali e circa 12.000 nelle Gallerie della Cultura Materiale. I reperti sono dislocati in uno spazio visitabile di 12.000 mq, disposti su 4 piani. Un viaggio che incanta e che merita intraprendere più di una volta, tanta la mole di oggetti di ogni valore e fattezza, atta a ricostruire fedelmente la storia di questo straordinario e grande Paese, dal periodo paleolitico all’epoca copta. E’ possibile ammirare sarcofagi, mummie (4 - 5), papiri, ma anche complementi di uso domestico (6) e quotidiano, arredi e molto altro.

Di indubbio interesse è altresì l’esposizione “Il dono di Thot: leggere l’antico Egitto”, 500 metri quadrati, distribuiti tra piano terreno e ipogeo con 170 reperti tutti provenienti dalle Collezioni del Museo Egizio, ad eccezione delle tavolette cuneiformi provenienti dai Musei Reali di Torino. Curata da Paolo Marini, Federico Poole e Susanne Töpfer, egittologi del Museo Egizio, la mostra è frutto di un progetto scientifico ideato dal direttore del Museo, Christian Greco ed è sostenuta dalla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino. Non solo papiri, però… anche capolavori della statuaria, oggetti in alabastro e statuine lignee, a testimonianza di quella cultura materiale attraverso cui egittologi e storici hanno ricostruito la biografia non solo degli oggetti, ma dell’intera civiltà nilotica. Fin dagli esordi gli antichi testi egizi ebbero una forte componente figurativa e la scrittura, a cavallo tra tecnica e arte, è giunta a noi anche incisa su grossi blocchi di pietra o statue dei faraoni, assumendo così connotati monumentali e celebrativi. È il caso del Cartiglio in calcare, datato tra il 1353 e il 1336 a.C., che apre l’esposizione. Scolpito su un gigantesco blocco, il geroglifico assume una valenza quasi sacra e il nome della divinità Aten, riportato nel cartiglio, attraversa i millenni per arrivare intatto fino ai giorni nostri. Da sistema per etichettare le merci e amministrare il paese a strumento sacro e magico, che tramanda formule, rituali e legittima il potere regale: la scrittura nei millenni si evolve e i testi diventano custodi della memoria. È il caso del Papiro dei Re, l’unica lista reale d’epoca faraonica scritta a mano su papiro che sia giunta fino a noi, recentemente restaurata grazie al contributo degli Scarabei, o del Papiro della Congiura, un testo quasi di cronaca giudiziaria, che ricostruisce l’attentato a Ramesse III, un papiro di oltre 5 metri di lunghezza che torna in esposizione all’Egizio dopo sette anni, proprio in occasione della mostra “Il dono di Thot: leggere l’antico Egitto”.

La storia dei geroglifici si snoda attraverso tremila anni e affonda le proprie radici nel mito. La scrittura arrivò agli uomini come dono divino: secondo il mito, infatti, fu il dio Thot, con il corpo di uomo e la testa di Ibis, a idearla e a donarla agli uomini, divenendo patrono della conoscenza e degli scribi. Un mito questo tramandato fino alla cultura greca e riportato anche da Platone nel “Fedro”. E proprio da qui parte la mostra "Il dono di Thot: leggere l'antico Egitto" per poi ripercorre l’evoluzione della lingua egizia e dei diversi tipi di scrittura, dalle primissime iscrizioni del 3200 a. C. ai testi letterari intorno al 2700 a. C., una panoramica che racconta molto della società e del pensiero dell’antico Egitto. 

 

La mostra "Il dono di Thot: leggere l'antico Egitto" sarà visitabile fino al 7 settembre 2023.

 

Altre info:

 

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Un cliché decisamente intramontabile quello del plaid, caldo, “fluido” nel senso di trasportabile ovunque, sulla poltrona davanti alla tv, in camera da letto anche se la casa è ben riscaldata (1). Cosy è cosy, e sopratutto sta bene là dove si dimentica, senza compromettere lo stile domestico, qualunque esso sia: lo si getta sul divano, lo si riprende, si piega, si ripone nell'armadio, il più delle volte ritorna etc… Mai senza! Come il mitico tubino nero.  E a seconda dei propri fantasmi invernali, lo si può accompagnare a una vellutata fuma...