28giu 2022
L’alto Adige al calice sfila a Firenze
A La Ménagère, il Consorzio racconta “al palato” il sodalizio tra terra e uomo

Lo sono già nel gotha dell’enologia Italiana. Stiamo parlando della qualità elevata e dei profumi intensi dei nettari alto atesini, prelibatezze al palato che abbiamo potuto constatare una volta di più in occasione di un wine tasting dedicato (1), promosso dal Consorzio Vini Alto Adige, andato in scena presso il ristorante La Ménagère a Firenze.

Alto Adige al calice, quindi, uno dei territori vinicoli più piccoli d’Italia con una grande varietà di vitigni che si estende dai piedi dei massicci alpini a Nord, fino ai vigneti di un paesaggio decisamente mediterraneo a Sud. Se poi si aggiungono le condizioni climatiche spesso favorevoli e produttori con una lunga tradizione alle spalle (quasi 5.000 aziende), ecco che ne scaturisce un mosaico di tutto rispetto, complesso, coeso fin dagli anni ’80, protetto e valorizzato.

La sfilata di bacco a tavola, uno bianco e uno rosso sapientemente abbinati a ogni portata dello chef Nicholas Donnuolo (2), è stato un vero crescendo di assaggi vuoi interessanti, vuoi avvincenti, a partire dal Benvenuto, un calice di Alto Adige Spumante DOC Haderburg Pas Dosé 2018 (85 % Chardonnay 15 % Pinot nero), giallo paglierino limpido e brillante, intenso e persistente dall'elegante vivacità, 10° di piacevolezza perfetti per un brindisi di inizio pranzo.

A tavola, l’antipasto di Carne cruda con funghi fritti, maionese al rafano e foglie d’ostrica (3) è stato per così dire ben “suggellato” da, rispettivamente, un bicchiere di Alto Adige Gewürztraminer Riserva DOC Brenntal 2019, Cantina Kurtatsch e un Alto Adige Pinot Nero Riserva DOC Matan 2019, Tenuta Pfitscher. 

Il Gewürztraminer, vino dall’indubbia struttura grazie alla terra d’origine ricca di energia data dall’argilla rossa, convince senza se e senza ma, per la decisa levatura e piacevolezza certa, dove la gradazione alcolica per nulla banale (15,5 % Vol.) risulta quasi mitigata dalla raffinata acidità e dai sentori di frutta agrumata e mango. Affascinante altresì l’etichetta che indica il diagramma dell’altitudine di produzione a ben inquadrare un vino “simbolo” del territorio, longevo che acquista complessità dopo una lunga maturazione in cantina e in bottiglia.

Versatile, ideale a tutto pasto, il Pinot Nero Riserva DOC Matan 2019 della Tenuta Pfitscher, anch’esso monovitigno, è un vero passpartout d’estate come d’inverno: gli aromi ai frutti di bosco, la spiccata personalità ne fanno una scelta adatta a carni rose, appunto o a formaggi piccanti.

Il primo piatto rappresentato da dei magnifici Raviolini di ortica e aglio orsino, ricotta piemontese ed essenza di salvia, ha visto l’abbraccio con un Alto Adige Isarco Kerner DOC 2021, Cantina Strasserhof e un Alto Adige Schiava DOC Gschleier 2020, Cantina Girlan (4). Il primo, un’esplosione di frutti tropicali, fiori bianchi e pesca, convince per la freschezza e la mineralità marcata. Lungo, aromatico e croccante è un vero piacere poterlo degustare. “Una schiava che ha fatto storia e che continuerà a farla”, il nettare della Cantina Girlan, elegante e pulito, si contraddistingue per tannini delicatamente fruttati e poca acidità, da non mancare se si vuole bere bene in qualsiasi momento dell’anno.

Un Alto Adige Chardonnay Riserva DOC Stegher 2019, Cantina Bolzano e un Alto Adige Santa Maddalena Classico DOC Vigna Premstaller 2021 Tenuta Hans Rottensteiner  (5) sono stati i naturali compagni del Petto d’anatra al frutto della passione, chutney di pomodoro ed indivia belga, di una bontà senza pari. Cremosità e corposità per un bianco di carattere come lo Chardonnay Riserva DOC Stegher 2019, un bouquet che rivela sentori di ananas, mango, melone e vaniglia. Equilibrato, con una nota minerale appagante.

La rotondità dei tannini è tra le caratteristiche più rilevanti nel Santa Maddalena Classico DOC, vitigno Schiava e Lagrein (in piccola parte), così come il sapore pieno e la bella persistenza. Rosso rubino, ha un aroma che ricorda la viola e la ciliegia.

Un “intermezzo” non programmato ha visto, verso la fine del pranzo, il Presidente del Consorzio Vini Alto Adige Adreas Kofler (6), condividere con i commensali una magnum di Freienfeld Cabernet Sauvignon Riserva 2018, direttamente dalla sua Cantina Kurtasch Kellerei. “Figlio” solo dalle vendemmie migliori, gustoso e piacevole, questa gemma vanta un’ottima persistenza oltre ad uno spessore come pochi.

Un intrigante tête-à-tête con delle etichette sorprendenti, espressione di un comparto, quello vitivinicolo made in Alto Adige, che gode di ottima salute. Un assaggio di territorio che ci ha confermato (ma già lo sapevamo) l’eccellenza e lo stile al bicchiere di produttori seri capaci di far fronte a un mercato non sempre lineare.

 

Altre info: 

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Si sgranocchia, si assaggia (1), ci si abbraccia, si ride, si affetta, si sbuccia, si piange per le cipolle (solo per quelle?), si improvvisano prodezze culinarie (2), si “ruba” un calice di rosso prima che il pranzo (3) abbia inizio, si adagia il panettone sul piatto di portata, la salsiera d’argento? e, finalmente, si ode “a tavola!”, un eco, non solo profumato, che si diffonde in tutta la casa e accarezza gli animi (e la gola) dei commensali che, lesti, trovano posto al convivio solenne (4).   Lo avete capito, spaccati di vita...