23mag 2021
Il Lambrusco secondo il Gruppo Chiarli
Una storia di Bacco conosciuta in tutto il mondo
Parliamo di una Maison con una lunghissima storia alle spalle, il Gruppo Chiarli che, proprio quest’anno, festeggia 160 anni di attività di produzione vinicola (1 - 2 - 3). Più di un secolo e mezzo, e non sentirli, di una trama di Bacco che, di generazione in generazione, ha mantenuto saldo il fil rouge dell’eccellenza fatta Lambrusco e non solo (4 - Mauro e Anselmo Chiarli).
Che sia unico nel suo genere, lo si capisce subito dopo averlo sentito al naso e poi assaggiato. C’è l’inconfondibile spuma rossa, il colore rosso rubino meno intenso, ed eccolo il Lambrusco, icona del made in Italy nel mondo: “simpatico”, mette di buon umore già dal nome. Magnifico, sopratutto ora, che si riscopre, con le dovute cautele, il piacere della convivialità a tavola per troppo tempo “perduta”. 
Un vino da bere in compagnia, versatile nel DNA, da godere d’inverno con un classico piatto di tortellini in brodo o d’estate a coniugare la salinità di una suggestione a base di pesce.
Ma spendiamo due parole sullo stato dell’arte dell’azienda emiliana oggi alla quinta generazione…
L’attività del Gruppo si divide tra la Chiarli Modena, orientata verso i vini di più ampio consumo e la Cleto Chiarli Tenute Agricole, incentrata sulla moderna cantina di Castelvetro, che guida il lavoro delle sette tenute di famiglia (insieme superano i 350 ettari di estensione di cui più di cento vitati). Alla Cleto Chiarli Tenute Agricole va il merito di aver riscoperto i cloni storici del Lambrusco, in primo luogo Sorbara e Grasparossa, oltre che il Pignoletto - un vino bianco, in origine prodotto in ristrette aree delle colline emiliane, oggi entrato a pieno titolo nella Doc Modena - e di produrre le etichette più prestigiose come i due Sorbara in purezza: Vecchia Modena Premium e Lambrusco del Fondatore.
Ricerca e sviluppo sempre al centro, dunque, che hanno portato alla valorizzazione dei cloni storici del Lambrusco, perfezionando, inoltre, accanto alla tradizionale fermentazione in bottiglia, l’uso del metodo Charmat.
Continuando sull’onda di sua maestà il Lambrusco, abbiamo degustato il Lambrusco di Sorbara DOC della Linea Cleto Charlie. Morbido e fresco al palato con note fruttate di cui  profumi ben definiti di fragola e sottobosco, si fa apprezzare per l’indubbia scorrevolezza e dinamicità che lo rende un nettare da eccedere a tutto pasto. Vino ultra premiato, non si contano i riconoscimenti negli anni. Basti citare i più recenti quali FIS Bibenda - Votazione: Cinque Grappoli e Civiltà del Bere - Votazione: Medaglia d'Oro e premio "Ambasciatore del Territorio”. 

Ma l’optimum si raggiunge certamente con il “fratello” sempre della stessa gamma, il Lambrusco del Fondatore di Sorbara DOC - Fermentato in bottiglia.

Anche qui premi come se piovesse. L’eleganza impera tra accenni floreali e una struttura per nulla banale. Di grande spessore gustativo, un vero must con un buon bollito di manzo e verdure.

Infine, il Vigneto Cialdini Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC, un’etichetta entusiasta, “viva” che “emoziona” al primo sorso e rispecchia fedelmente l’anima di un territorio “positivo” e propositivo come quello da cui nasce. Rosso intenso con riflessi violacei, convince per il gusto morbido con sentori di mora e lampone che ben si sposano al piglio “solenne” e deciso che gli è proprio. Insomma, un vino complesso e gradevolissimo al contempo.

E se son “rosé fioriranno”… è proprio il caso di dirlo, dopo aver apprezzato Quinto Passo Rosé Brut - Cleto Chiarli, un rosato che porta nel nome la storia imprenditoriale e sopratutto le persone che hanno reso possibile - e continuano a farlo - tutto ciò. Il Metodo Classico celebra infatti la quinta generazione, con i cinque cugini protagonisti di questa favola di Bacco. Profondamente femminile per il colore rosa confetto, leggero e trasparente, mostra da subito un perlage fine e persistente che, in bocca, seduce per freschezza e piacevole beva. Avvolgente e interessante, con note appena fruttate che virano a speziate sopratutto sul finale, è un inno al rito dell’aperitivo ma si esprime benissimo anche con delicati piatti di mare, tra cui, gli imprendibili spaghetti alle vongole (5). 
E ancora... Quinto Passo Pas dosé metodo classico, giallo oro, l’ingresso è accattivante, brioso ma equilibrato. Un vino (80% Chardonnay, 20% Sorbara in purezza dal clone storico selezionato dalla famiglia), forse il più poetico, di una poesia che sembra ricordare che la “primavera arriva sempre”. Anche dopo un anno e mezzo di pandemia (6).
 
 
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