05dic 2019
Regali di lusso - Il gioiello come metafora dell'artista Francesca Mazzotta
Intervista a una vera maestra di stile

Quando i gioielli sono piccole opere d'arte. Succede nel laboratorio leccese della designer e creatrice di preziosi Francesca Mazzotta (1). Giovane donna con un profilo di tutto rispetto: non ultimo il successo alla XII Florence Biennale, mostra di arte contemporanea e design che si è tenuta a Fortezza da Basso di Firenze, dove ha portato in scena una giungla magnifica, metafora della vita tra libellule, camaleonti e mosche ronzanti (2). Un universo materico di forme e colori che spesso diventa simbolo di qualcos'altro e, indossandolo, si anima per raccontare storie. E muovere emozioni. Come un quadro.

 

Ci racconti in breve la storia della sua realtà di “preziosi"...

Sin da quando ero bambina il mio interesse era la creatività, mi ricordo alle elementari la frenesia nel seguire corsi d’arte pomeridiani che mi facevano sperimentare diverse tecniche. Questa esperienza è stata determinate per il mio futuro, grazie ad un insegnante che ha saputo trasmettermi tutto il suo sapere con grande sensibilità e passione. Cosi ho perseguito questo interesse prima diplomandomi in Arti Applicate e poi conseguendo la Laurea in Arti Visive all’Accademia di Belle arti di Lecce. Ma la voglia di crescere e la curiosità mi hanno portata ad approfondire diversi ambiti e tra la volontà a sperimentare, corsi di formazione, esperienze laboratoriali tra le quali anche quelle orafe, sono arrivata a concepire un modo personale e contemporaneo di vedere o interpretare un gioiello. 

 

Ci parli della sua nuova collezione…

La nuova collezione Natus è stata pensata per la partecipazione alla XII Florence Biennale (3), mostra di arte contemporanea e design che si è tenuta a Fortezza da Basso di Firenze. Il tema di questa edizione “Arst et ingenium, Similitudine e invenzione ha celebrato il genio Leonardo da Vinci, cosi ho voluto ispirarmi a lui partendo dalla sua passione per la natura e reinterpretandola in chiave contemporanea. La vegetazione è diventata sui gioielli la visione di una società moderna dove l’uomo si ritrova immerso come in una giungla misteriosa e piena di insidie. Misurandosi tutti i giorni con questa realtà, il suo meccanismo è la difesa, cosi acquisisce le sembianze di un bracciale camaleonte, si mimetizza, si adatta all’ambiente e si difende dalle ostilità, mentre tenta di mangiare sull’anello foglia, la mosca, insetto scomodo e da eliminare. In realtà lei ti ronza per essere ascoltata, ti pungola, ti fissa, ti eccita, ti persuade e ti porta a riflettere su tutto ciò che sta danneggiando l’esistenza, ad esempio la cedevolezza alle pressioni della società e all’indifferenza. Questo rappresenta una lucida riflessione su azioni, pensieri, parole che sfociano in nuove risposte e consapevolezze: la libellula come evoluzione o metamorfosi (4 - 5 - 6). La sua collocazione e il cambio di posizione sui gioielli o la singola funzione da spilla è simbolico. L’insegnamento è andare oltre le apparenze, incoraggiandoci ai cambiamenti, all’introspezione e all’espansione della coscienza per ritrovare l’identità e affermare la propria personalità.

 

Com'è andata l'ultima Biennale di Firenze?

Molto bene! Natus, la collezione con cui ho partecipato è stata molto apprezzata dalla giuria, ho ricevuto il 3° premio Leonardo da Vinci in fashion & jewellery.

 

Come avviene la fase creativa? Cosa la ispira?

Ho scelto di lavorare nel Salento perché è la mia terra di appartenenza e ritengo sia una fonte inesauribile di stimoli. Nel processo creativo di alcuni gioielli ci sono fasi che hanno come focus la "personalità" di un luogo: costruire, raccontare, rivelare la sua diversità per dare forma attraverso la comunicazione all’identità. In altri racconto attraverso simboli, il mondo introspettivo delle donne, la natura poetica di luoghi e tempi passati o come per l’ultima collezione la società dove è immerso l’uomo moderno.

 

I materiali che ama sposare nelle sue piccole/grandi opere da indossare?

Nel mio lavoro di ricerca utilizzo carta, fibra di cellulosa, ma anche pietre o perle, tutto è fonte di interesse nel processo creativo, anche l’accostamento di questi materiali con metalli come argento o bronzo. Tutto ciò che crea un dialogo mi affascina, infatti per la realizzazione dei gioielli faccio uso della tradizione quanto della tecnologia, sposando sia processi artigianali che attuali mezzi di produzione come la stampa 3D.

 

C'è forse un gioiello storico (anche di epoche lontane o di designer stranieri) che ama particolarmente?

Il Collier con rose di Chopard, il simbolo della donna eterea. Mi piace la leggerezza e la delicatezza con la quale è rappresentata la natura. 

 

Mai senza. Perché è importante che una donna si vesta anche con un bel gioiello?

Indossare un bel gioiello va al di là del suo valore pregiato e non consiste solo nel luccichio momentaneo dell’oro o della pietra preziosa, ma è qualcosa che va ricercato. Il messaggio che trasmette è frutto di scelte tematiche differenti che l’artista comunica in chi lo indossa e lo fa sentendo di appartenervi in base anche al vissuto, alla personalità e al gusto estetico. Infatti, non essendo più visto solo come un accessorio, diventa una forma d’arte contestualizzata sul corpo, un simbolo che dà forza e carattere.

 

Natale alle porte... Tra le sue proposte, cosa consiglierebbe per una giovane donna e per un'altra più matura?

Senza dubbio l’ultima collezione NATUS, versatile, fresca, vivace e dal contenuto attuale.

 

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Photo Credits

Photo 1 : gianfranco gori
Photo 2 : gianfranco gori
Photo 3 : gianfranco gori
Photo 4 : gianfranco gori
Photo 5 : Flavio&Frank
Photo 6 : gianfranco gori

SPUNTI DI VISTA

EDITO

Un cliché decisamente intramontabile quello del plaid, caldo, “fluido” nel senso di trasportabile ovunque, sulla poltrona davanti alla tv, in camera da letto anche se la casa è ben riscaldata (1). Cosy è cosy, e sopratutto sta bene là dove si dimentica, senza compromettere lo stile domestico, qualunque esso sia: lo si getta sul divano, lo si riprende, si piega, si ripone nell'armadio, il più delle volte ritorna etc… Mai senza! Come il mitico tubino nero.  E a seconda dei propri fantasmi invernali, lo si può accompagnare a una vellutata fuma...