06giu 2022
Menamò, la nuova fragranza di Gabriella Chieffo
Vincere, lasciando andare…

Sprigiona bellezza, morbidezza e resilienza. E’ l’ultima nata della Maison Gabriella Chieffo, Menamò (1), una fragranza che parla, seppur “da fuori”, di dolore o meglio, del processo di eviscerazione dello stesso. Il dolore lo esorcizza, il magnifico profumo, infatti, che entra direttamente nell’anima non appena lo si coglie olfattivamente, è un inno alla sana leggerezza, una sorta di sospiro di sollievo, di benessere che ci invita ad andare oltre, a girar pagina. Non a caso il nome Menamò è un termine dialettale campano traducibile con l’espressione “lascia andare”, “fai scorrere”. Alla base, un messaggio che nasce da un rapporto madre figlia piuttosto complesso (2 - Gabriella Chieffo durante il webinar di presentazione), lo spunto è autobiografico, ça va sans dire, ma chi non ha vissuto, in un modo o nell’altro, criticità, con la propria madre? Per fortuna il legame di sangue è tale, unico e irripetibile che, non esiste rancore o differenza insormontabili (3). 

Menamò (4) si apre con delle note “divertenti”, lo zenzero candito (note di testa), i frutti rossi (note di cuore), e poi l’opalescenza dei fiori bianchi e quell’aroma latteo, morbido, gradevolmente calmierante, fil rouge di tutta la fragranza che si chiude nelle più profonde note di fondo di sandalo, muschio, ambra e un tocco di vaniglia.

Tempus fugit, purtroppo e allora perché non liberarsi da qualsivoglia pesantezza, veleno che ci corrodono l’anima? Ecco, questo mirabile profumo ne è l’antidoto, un invito a coltivare il desiderio di essere felici, sciogliendo ogni nodo che sia karmico o altro.

Un plauso anche al visual realizzato da Gabriella Chieffo con il contributo del Maestro Spano. L’arte pittorica, fortemente materica, si intreccia con l’arte digitale per dare forma ad un’opera in cui dialogano forme visive diverse (5), che confluiscono in due visioni di Donna, due vite, unite indissolubilmente da un vincolo eterno.

Un profumo che sa cogliere l’intimità di ogni individuo, dall’indubbio spessore, certo, profondamente armonico, a tratti vitaminico. In fondo, come direbbe la bellissima Rossella, domani è un altro giorno.

 

Altre info:

 

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Si sgranocchia, si assaggia (1), ci si abbraccia, si ride, si affetta, si sbuccia, si piange per le cipolle (solo per quelle?), si improvvisano prodezze culinarie (2), si “ruba” un calice di rosso prima che il pranzo (3) abbia inizio, si adagia il panettone sul piatto di portata, la salsiera d’argento? e, finalmente, si ode “a tavola!”, un eco, non solo profumato, che si diffonde in tutta la casa e accarezza gli animi (e la gola) dei commensali che, lesti, trovano posto al convivio solenne (4).   Lo avete capito, spaccati di vita...