Lifestyle & Beauty :: 5 ott 2024

Influenza e covid, le pratiche degli italiani

Tra risposo, farmaci di automedicazione, web e vaccini

Scagli un fazzoletto chi, da un mese a questa parte almeno una volta, non si è preso una bella raffreddata, l'influenza o il COVID. Ebbene sì, il periodo è tristemente quello giusto in cui ci si ammala, di più e meglio, tra virus invernali, SARS-CoV-2 ancora presente e raffreddori più o meno aggressivi.
Un tema caldo che è stato, tra l'altro, trattato all'inizio della stagione autunnale in occasione dell’evento - “Tra vecchie e nuove ‘influenze’: come il Covid-19 influenzerà ancora la diffusione e la gestione dei virus stagionali”, con la partecipazione del Prof. Fabrizio Pregliasco, Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva – Università degli Studi di Milano - Direttore Sanitario d’Azienda – I.R.C.C.S. Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano e della Dott.ssa Giovanna Hotellier dell’Istituto di Ricerca Human Highway, insieme a Assosalute-federchimica.

Fermo restando che la stagione delle infezioni respiratorie quest'anno non ha mai veramente subito una battuta d'arresto neanche durante l'estate, come ha fatto notare il Prof. Pregliasco - “a causa degli sbalzi termici, i livelli di contagio non sono scesi sotto la soglia critica, con una persistenza di infezioni causate non solo da virus influenzali, ma anche da ‘virus cugini’, come il virus respiratorio sinciziale (RSV), il rinovirus, il metapneumovirus e i virus parainfluenzali, insieme al contributo del Covid-19 e di alcuni batteri che hanno provocato problemi polmonari.” - la stagione autunnale si è mostrata da subito piuttosto "intensa" tra casi influenzali, infezioni respiratorie etc.

Facciamo il punto...

Italiani e influenza, l’indagine di Human Highway
Come si comportano normalmente gli italiani ai primi sintomi influenzali?

Il 49,3% ritiene che la scelta più prudente, in caso di malessere, sia riposare, assumere medicinali da banco (o di automedicazione) e contattare il medico solo se dopo tre giorni non si osserva alcun miglioramento. Un altro 22,4% preferisce, invece, rivolgersi immediatamente al medico di base alla comparsa dei primi sintomi, sebbene questa percentuale sia in calo rispetto ai picchi del 2020/2021. Le donne, in particolare, sono più inclini al ricorso ai farmaci di automedicazione: il 57% di loro considera riposo, medicinali da banco e il contatto del medico solo in caso di mancato miglioramento la scelta migliore, rispetto al 42,5% degli uomini.

Gli over 65, invece, mostrano una maggiore propensione a contattare subito il medico e attribuiscono un'importanza superiore alla vaccinazione antinfluenzale.

In caso di comparsa dei sintomi da raffreddamento, il 40% degli italiani considera corretto eseguire un tampone antigenico, 1 su 3 adotta un approccio flessibile, mentre il 24,1% ritiene non sia necessario. Sono i giovanissimi (18–24 anni) e la fascia d'età 55-64 anni i più favorevoli al test, con quasi il 47% che lo considera una buona pratica. Al contrario, i 25-44enni mostrano un atteggiamento più cauto, valutando caso per caso, mentre i meno propensi a fare un tampone sono i 45-54enni e i residenti nel Nord-Ovest dell'Italia.

La copertura vaccinale antinfluenzale, una pratica importante
Per molti, il vaccino antinfluenzale è ormai una routine (40,7%), spesso consigliata dal medico (nel 25% dei casi). La motivazione principale è proteggere sé stessi e i propri cari, specialmente dai rischi di contagio dei bambini. Il 34% degli intervistati ha, inoltre, dichiarato l'intenzione di fare il vaccino, mentre il 47% lo ritiene improbabile.  I più propensi alla vaccinazione sono gli over 45 (40%), sotto consiglio del medico, e gli over 65 (60,5%). “È fondamentale che i giovani, che mostrano una diminuzione della propensione alla vaccinazione, non sottovalutino l'importanza di questa misura, poiché l'influenza può avere effetti significativi anche su di loro” - ha commentato sempre il Professore.

 

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