24ott 2022
Firenze - Lo “stile addosso” firmato Anna Cei
Viaggio nella sartoria storica “La luna e le stelle”

Siamo a Firenze, città di splendore e magnificenza. Qui, la stilista Anna Cei (1), trasforma l’amore per il bello in un mestiere dove l’eleganza mista a una sana dose di creatività rende ogni donna unica e di sicuro fascino. Stiamo parlando dell’atelier di moda “La luna e le stelle” (2), sito nella zona degli artigiani e antiquari per eccellenza, via Maggio. 

Ma andiamo per gradi…

Signora raffinata e sobria nei modi, la Cei ha iniziato giovanissima ad essere attratta da stoffe, forme e colori. In principio, esattamente nel ’76 fu un negozio in Borgo San Jacopo dove iniziò a far conoscere la propria maestria attraverso le sue camicie di straordinaria fattura e disegno, pezzi cult regolarmente copiati in ogni angolo del mondo. Fino alla svolta nel ’85 quando, aprendo nell’attuale sede, inaugurò una vera e propria sartoria, di oltre 200 metri quadri. E il successo divenne esponenziale. Ampliata la confezione, fioccarono richieste per abiti sempre più importanti spesso da personaggi di livello come Astrid del Belgio o Mimi Romanoff etc… E ancora, clienti milanesi, venete, siciliane, americane, professioniste come avvocate, giornaliste, prefetti, trovavano nella sua vasta produzione un punto di riferimento imperdibile per mostrarsi con stile nella vita di tutti i giorni.      

Oggi, varcata la soglia di questo giardino delle meraviglie, si evince la cultura, la conoscenza, quel bon chic valido in ogni epoca e, perché no, anche l’innovazione giustamente in linea a un domanda che cambia. “Le nostre nuove clienti sono le figlie o le nipoti di quelle signore che ci hanno scelto negli anni passati”. Ed è così. Pur essendo forse l’ultimo degli atelier storici, resta la magia di un grande salotto dove vivere un’esperienza distintiva a tutto tondo (3): c’è la saletta prove ricca di specchi e mobili d’epoca, la zona di creazione dei modelli (4), e poi un’esposizione infinita di creazioni che lasciano senza fiato. “Amo molto la moda francese”, ci racconta Anna, e passando in rassegna i suoi manufatti, che si tratti di abiti da giorno, da gran sera preferibilmente su commissione, giacche di ogni stile o colore, tailleur o cappotti, si respira quel mood più frizzante che solo i cugini d’oltralpe sanno regalare a un outfit che si rispetti. Così le sue lunghe trasferte a Parigi per approfondire di più e meglio il linguaggio sartoriale di maison tra Dior e Chanel. Ed eccola che ritorna la classe mista ad originalità dove le collezioni di questa creatrice eclettica dimostrano una personalità fuori dal comune. 

Certo, la pandemia e la globalizzazione prima non hanno aiutato - penso altresì ai tanti altri bravi artisti-artigiani o stilisti fautori del “pezzo unico” - ma restano il gusto e la ricercatezza tipici della città del Giglio che hanno fatto scuola per un’epoca. Non si può non desiderare le sue magnifiche giacche, dal color lilla o di un verde che non ti aspetti, impeccabili nel taglio e nel tessuto, da indossare in ogni momento. Per non parlare dei disegni anni ’30 protagonisti di una sorta di blazer dall’allure singolare e dall’identità propria (5), con bordura in pelliccia ecologica: adatto di giorno durante un tè pomeridiano con le amiche o in occasione di un cocktail serale. 

O il tubino smanicato, (mai senza!), sensuale abito con corpetto da avere in armadio in più cromie. E siccome Firenze è tra le città più scelte al mondo per matrimoni memorabili, ecco che sono richiestissimi abiti da sposa e da cerimonia (6).

Le idee sospese agli appendini impazzano, basta guardare per trovare quel “tesoro”, alias seconda pelle che più ci rappresenta. Georgette, seta, jersey, lana, declinati in creazioni diverse con prezzi estremamente competitivi. Un viaggio tra l’eccellenza da indossare, vivere, mostrare e tramandare ai posteri, perché il “bello”, si sa, è senza tempo.

 

Telefono : 055283306

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Si sgranocchia, si assaggia (1), ci si abbraccia, si ride, si affetta, si sbuccia, si piange per le cipolle (solo per quelle?), si improvvisano prodezze culinarie (2), si “ruba” un calice di rosso prima che il pranzo (3) abbia inizio, si adagia il panettone sul piatto di portata, la salsiera d’argento? e, finalmente, si ode “a tavola!”, un eco, non solo profumato, che si diffonde in tutta la casa e accarezza gli animi (e la gola) dei commensali che, lesti, trovano posto al convivio solenne (4).   Lo avete capito, spaccati di vita...