02nov 2018
DILETTA TONATTO E ATELIER OÏ PROFUMANO IL DESIGN
Appuntamento al Designers’ Saturday in Svizzera

E’ bello poter immaginare che anche il design possa avere una sua precisa connotazione olfattiva. Che possa profumare di buono.

Oggi, tutto ciò non è solo un’affascinante chimera, bensì un progetto reale.

Stiamo parlando dell’idea di Aurel Aebi, Armand Louis e Patrick Reymond di Atelier OÏ (noti per alcuni oggetti da Ikea fino alle “Gemme” di Bulgari), guru svizzeri del design (1) che, in collaborazione con Tonatto Profumi, hanno creato l’identità olfattiva di Minoshi Garden, istallazione piacevolmente odorosa (2) presentata in questi giorni alla Designers’ Saturday (Salone biennale del design) a Lagenthal, nel Canton di Berna, in Svizzera.

L'originale idea artistico/olfattiva nasce insieme a Diletta Tonatto (3): conseguenza naturale di una riflessione della giovane creativa di Maison Tonatto che sente l'esigenza di concepire l’arte della profumeria in modo nuovo, allontanandola dall’universo puramente edonistico degli accessori di moda per accostarla a quello dell’arte, del design, dell’architettura. Così le fragranze diventano esperienze multisensoriali da vivere sul proprio corpo e in contatto con gli oggetti che arredano gli ambienti del nostro vivere quotidiano.
Minoshi Garden - in scena per tre giorni, da oggi 2 fino al domenica 4 novembre - è un’istallazione aerea che celebra lo spirito misterioso ed etereo della cultura giapponese, una suggestione sospesa a richiamare l’antica e affascinante cerimonia del tè. Si tratta di un giardino profumato, e per la prima volta anche colorato, dove gli oltre 1500 fiori sono origami di carta antica giapponese. Qui, quasi come in un labirinto olfattivo, il visitatore è stimolato a muoversi guidato dall’olfatto giocando a scoprire le diverse essenze custodite nei fiori fino a raggiungere, passando attraverso alle 4 stagioni, alla sala del tè.
In Minoshi Garden design e profumo si fondono per abbattere le barriere tra generi e discipline, come sempre succede nei lavori di Atelier OÏ che sanno muoversi con disinvoltura tra design, architettura e scenografia.

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Un cliché decisamente intramontabile quello del plaid, caldo, “fluido” nel senso di trasportabile ovunque, sulla poltrona davanti alla tv, in camera da letto anche se la casa è ben riscaldata (1). Cosy è cosy, e sopratutto sta bene là dove si dimentica, senza compromettere lo stile domestico, qualunque esso sia: lo si getta sul divano, lo si riprende, si piega, si ripone nell'armadio, il più delle volte ritorna etc… Mai senza! Come il mitico tubino nero.  E a seconda dei propri fantasmi invernali, lo si può accompagnare a una vellutata fuma...