:: 8 gen 2024

Tazzelenghe, il vino friulano

“Taglia lingua“ della Kellermann

Una popolare rubrica della Settimana Enigmistica si intitola "Forse tutti non sanno che"… Potremmo prenderla a prestito per l'interessante novità editoriale di Kellermann. Dedicato al vitigno autoctono friulano Tazzelenghe, molto poco conosciuto fuori dalla regione e che ha una storia a dir poco avventurosa, compresa la rinascita degli ultimi anni. Come dice il nome, il cui significato in dialetto è “taglia lingua“ ha la caratteristica di avere, soprattutto da giovane, elevata acidità e marcata tannicità, dando un effetto astringente che suscita sensazioni decisamente particolari. Autori di questo excursus a bacca rossa, autentico giacimento di un mondo enologico ormai pressoché scomparso, sono Stefano Costa e Angelo Costacurta. Il primo si occupa di comunicazione, essendo autore di numerosi libri su vini, gastronomia e storia locale. Collabora, tra gli altri, con la guida Vinibuoni d’Italia del Touring Club e con il Gambero Rosso. Il secondo è un illustre studioso di viticoltura a livello internazionale, vicepresidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino. Membro del gruppo delle uve Refosco, come certificato in un fondamentale studio del 2005, Costacurta parla del vitigno la cui storia si perde nella notte dei tempi, quando era consuetudine da parte dei Romani una volta insediatesi in un nuovo territorio, di impiantare la vite. Dopo un periodo oscuro, interrotto dai Longobardi, che tenevano in grande considerazione l’uva, come si può constatare direttamente in alcuni bellissimi bassorilievi del Tempietto di Cividale, Cividale del Friuli delimita, insieme a Buttrio, la zona di produzione del Tazzelenghe. Si comincia a parlare del vitigno in modo meno leggendario nel 1823 in cui si attesta la sua presenza come varietà autoctona, ma la rinascita data al 1970 quando, anche grazie alla Distilleria Nonino e il loro famoso premio Risit d’Aur, dedicatosi alla valorizzazione degli antichi vitigni friulani. Da quel momento un’ascesa inarrestabile che ci porta ai giorni nostri. Ma un vino così particolare a cosa la possiamo abbinare? Certamente con alcuni piatti locali come il musetto, il tipico insaccato di maiale friulano simile al cotechino, con la brovada, a base di rape macerate nelle vinacce. Ma anche i Blecs, pasta fatta in casa, miscela di farina di grano e grano saraceno in forma di piccoli triangoli che si possono condire con un sugo a base di Tazzelenghe. Esiste anche un pasticcere di Udine, Enzo Cavallo, che fa dei biscotti con il vino nell’impasto. Il libro è un’autentica miniera di informazioni e saprà certamente intrigare tutti i winelovers curiosi. Consigliatissimo!

 

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