05mar 2019
La diplomazia a tavola e non solo: l'opinione di Milena Padula

Si dice che la diplomazia si basi anche sulla buona tavola (spesso anche più di quanto si creda) e ciò offre spunti tanto interessanti quanto talvolta bizzarri, così come diversi e curiosi sono gli aneddoti che ci possono venir presentati da una visuale privilegiata, quella appunto colta nel girovagare tra un Paese ed un altro, spesso tra loro molto diversi per cultura ancor prima che lontananza geografica.
Ne parliamo con Milena Padula, moglie di un diplomatico, donna di comunicazione e delegato EUFASA (European Union Foreign Affairs Spouses Associations) (1) la cui intervista ci offre aspetti poco conosciuti ed attraenti, mondi esotici, curiosità culinarie e di costumi: un viaggio al caleidoscopio con mille colori come quelli de le “Mille e una notte”.

Molti Paesi, molte culture ... può raccontarci un aneddoto particolare tra le molte esperienze in giro per il mondo?
Un tradizionale matrimonio arabo ha fatto da sfondo ad un divertente episodio di “gate crasching” che tradotto dall’inglese significa autoinvitarsi agli eventi.
Tradizionalmente le feste di matrimonio nei Paesi del Golfo si svolgono separatamente tra uomini e donne; solo a tarda notte gli sposi appaiono insieme. Da moglie dell’Ambasciatore italiano in Bahrain, venivo spesso invitata alle feste al femminile, e vi partecipavo con grande interesse, anche perché i vestiti da mille e una notte delle invitate ed i loro gioielli erano uno spettacolo da non perdere. Una volta in particolare la famiglia della sposa ci teneva davvero che io partecipassi alla festa ed avevo persino ricevuto come invito non il solito cartoncino ma un piccolo quadro di un pittore locale: mi sentivo dunque particolarmente in dovere di partecipare. Senonché una volta arrivata alla festa non venni accolta con particolare calore e mi accorsi che non conoscevo nessuno della famiglia; solo dopo qualche ora mi resi conto che tra i numerosi matrimoni che svolgevano quel giorno io ero capitata in quello sbagliato! Un altro aneddoto divertente riguarda il lavoro del diplomatico e come viene percepito dalla sua famiglia. Eravamo a Londra dove mio marito Enrico era Console e di conseguenza proprio a causa del ruolo che ricopriva venivamo spesso invitati ai pranzi delle varie associazioni regionali, soprattutto di domenica. Mio figlio Alessandro, che all’epoca aveva circa quattro anni, ci accompagnava partecipando all’evento conviviale con piacere ed ascoltando compunto i brevi discorsi che mio marito nella sua qualità di Console rivolgeva ai convitati. Una volta però, forse particolarmente interessato dal discorso del padre o affascinato dal microfono e dagli immancabili appalusi, mi chiese sottovoce: “Mamma, ma io quando parlo?”.

Oggi si parla sovente di bon ton a tavola (note influencer come Csaba della Zorza insegnano - 2) ogni luogo, la sua “etichetta"...
È proprio vero! Ogni sede è stata una scoperta in materia di usi e tradizioni locali.
In Russia appena ci si siede a tavola si comincia a brindare subito con un tasso alcolico elevato; la vodka accompagna infatti tutto il pasto dagli zakuski (antipasti tipici) al dolce (3). Ed ogni scusa è buona per levare il bicchiere: si brinda al festeggiato, alle donne, agli uomini, ai bambini, e via di seguito. Ricordo che una volta un amico russo che voleva organizzare una cena a base di piatti italiani mi chiese se poteva cominciare col servire la grappa con l’antipasto!
A Londra invece nelle famiglie più tradizionali si usa ancora che gli uomini e le donne si dirigano in stanze separate nel dopocena, gli uomini per fumare il sigaro e le donne per “incipriarsi il naso” nella powder room.
In Bahrain ci si siede a tavola molto tardi e nelle due ora che precedono la cena vengono serviti aperitivi a base di succhi di frutta freschi con pistacchi e datteri come stuzzichini. Dopo la cena però si lascia subito l’abitazione del padrone di casa. Infatti secondo una vecchia leggenda lo stesso profeta Maometto disapprovava l’abitudine di rimanere dopo la cena, imponendo troppo a lungo la propria presenza al padrone di casa.

Anche l'arte tra i fornelli riflette queste diversità, cosa l'ha colpita di più in questi anni di lunghe trasferte?
Per me il cibo rappresenta uno degli approcci più importanti ad un nuovo Paese. In Russia mi ha colpito subito il Borsh, una zuppa di barbabietole rosse in brodo di carne (4), servito con la panna acida. Il colore rosso intenso, quasi viola, e la sensazione di calore benefico e rassicurante nelle serate gelide sono difficili da dimenticare.
La cucina del Bahrain, come quella di tutti i paesi arabi, racchiude nei cibi la magia di spezie profumatissime che si possono ritrovare in ogni piatto, dall’agnello con il riso, agli spiedini di carne, ai dolci zuccheratissimi. E poi non ho dimenticato l’aroma del caffè al cardamomo che viene servito con i datteri durante l’Iftar, che è il primo spuntino al calar del sole dopo il lungo giorno di digiuno del Ramadan.
In Quebec invece il piatto nazionale è la poutine (5); si tratta di patate fritte con pezzetti di prosciutto cotto e formaggio ricoperte da un brodo di carne. È un cibo estremamente calorico e ricco di colesterolo ma adatto alle temperature canadesi spesso vicine ai 30 gradi sotto zero.

Donna di comunicazione con accenni diplomatici: ci dica di che cosa si occupa in Italia, aspettando l’assegnazione della prossima sede all’estero.
Durante la nostra vita in giro per il mondo la comunicazione diventa un aspetto molto importante della nostra vita, non solo perché rappresentiamo il nostro Paese all’estero, ma anche perché cerchiamo di favorire sia lo sviluppo commerciale tra i Paesi, sia di contribuire alla diffusione della cultura e della lingua italiana.
Di conseguenza le esperienze fatte all’ estero come moglie di un diplomatico mi hanno permesso, una volta ritornata in Italia, di mettere a frutto queste mie conoscenze. Così dopo un corso di specializzazione in Public Relation Management, che ho ottenuto presso la McGill University di Montreal, ho deciso di dedicarmi alle Public Relation ed alla Comunicazione.
Collaboro con piacere alla rivista Altrov’è, Notiziario dell’ACDMAE, l’Associazione Consorti Dipendenti Ministero Affari Esteri, che svolge un’attività volontaria a favore dei dipendenti del Ministero e delle loro famiglie.
Nell’ambito dell’Associazione mi occupo del Gruppo Formazione & Lavoro che aiuta i consorti a mantenere la propria professionalità, nonostante i continui spostamenti. Da questo gruppo e nato il blog @formazioneelavororome, il cui fine è quello di creare un Network tra le persone interessate a alla carriera portatile ovvero la possibilità di avere un percorso lavorativo pur spostandosi da un Paese all’altro, con il solo aiuto di un computer e di un sito web.
Infine collaboro da qualche mese con una agenzia di comunicazione internazionale, Italiens PR, che si occupa in particolare di progetti culturali e di diritti umani.

E infine... la sua "ricetta" personale per andare alla scoperta di una città?
Mi faccio guidare molto dall’istinto e, anche se mi documento prima sulla storia della città e su suoi monumenti più importanti, non guardo mai le foto dei luoghi che visiterò, mi piace l’effetto sorpresa di una piazza, una chiesa o un palazzo che appare ai miei occhi all’improvviso senza immagini precostituite. Inoltre non posso proprio rinunciare all’ approccio gastronomico! Assaggio subito una pietanza salata e il dolce tipico del posto appena arrivata: la scoperta di una città non può non passare dal palato!

Non possiamo che convenirne.

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Tempo di belle giornate, tempo di convivialità. Questo è il lusso "secondo me". Quel tempo, anche vuoto, da dedicare a se stessi, il dolce far niente, senza ansia, scadenze o stress. Per sognare, meditare, lascia liberi i pensieri e, sopratutto per conversare con gli amici (1). Senza cerimonie, senza formalità o obblighi. Magari intorno a un tavolo (2 - Tognana: ciotole Zoe), all'aperto, a "chiacchiera" come dicono i toscani: a gustare asparagi freschi (3 - verdi, bianchi o violetti) o verdure come i sempre amati f...