04dic 2015
Il terrorismo non ci avrà

Un simbolo della pace con all’interno la Torre Eiffel, a ricordo degli attentati di Parigi, proiettato contro un muro (1). Una riflessione, quella del 30 novembre scorso a Firenze, a Roma e in altre città d’Italia per sensibilizzare contro la pena di morte. Una liaison non banale perché tanto il terrorismo quanto la pena di morte attentano al dono che abbiamo più caro, la vita. La vita che è sacra per ogni religione, per ogni comunità, per ogni uomo o donna della terra.

Ce ne dimentichiamo sempre – e non lo fanno soltanto i terroristi – nelle discussioni, negli atteggiamenti quotidiani, nelle nostre piccole e grandi miserie.

La storia non è iniziata né ieri né l’altro ieri, e le situazioni che si vivono in tante parti del mondo dovrebbero in primo luogo farci ammettere responsabilità e omissioni gravissime da parte del mondo ricco e per bene. Quello che crediamo giusto. La geografia neppure si dovrebbe fermare nelle nostre città europee oggi terrorizzate, ma nelle cui vie non si è soliti pensare a un banalissimo dato: che di gente, anzi di bambini, ne uccide più la fame, ancora, e le malattie, di qualunque altra calamità, guerre comprese.

E allora, riflettere, pensare e poi fare – qualcosa, qualunque cosa noi si sia in grado di fare – non diventerà mero alleggerimento di presunte responsabilità dell’Occidente. Il fatto è che soltanto l’apertura, la conoscenza, l’educazione, la curiosità e, infine, una parole enorme e cristianissima, quindi che possiamo sentire davvero nostra, e che si pronuncia “perdono” – possono salvare il mondo. Uno sviluppo inteso non come crescita economica, ma sociale, culturale umana e che interessi, in primis, noi e poi gli altri. Un’equità, una giustizia, una dignità che si espanda come un virus benefico su tutta la terra e che svuoti di contenuti nefasti la retorica del “noi” e degli “altri”.

Se no, liberi di credere che le bombe e i blitz di terra salveranno il mondo. Vinceranno invece loro, gli ignoranti, gli affamati, gli schiacciati dalla vita, i razzisti, gli integralisti, gli anti-religiosi. Ci sarà uno “straniero”, un “altro” da combattere, ci sarà sempre qualcuno a farsi terrorista per una causa sbagliata.

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Si sgranocchia, si assaggia (1), ci si abbraccia, si ride, si affetta, si sbuccia, si piange per le cipolle (solo per quelle?), si improvvisano prodezze culinarie (2), si “ruba” un calice di rosso prima che il pranzo (3) abbia inizio, si adagia il panettone sul piatto di portata, la salsiera d’argento? e, finalmente, si ode “a tavola!”, un eco, non solo profumato, che si diffonde in tutta la casa e accarezza gli animi (e la gola) dei commensali che, lesti, trovano posto al convivio solenne (4).   Lo avete capito, spaccati di vita...