24apr 2017
vini piemontesi
NEW LOOK PER CAPETTA

Presente al Vinitaly 2017, Capetta, nota cantina delle Langhe, mostra con orgoglio le sue tre linee di vini piemontesi, completamente rinnovate.

L’azienda di Santo Stefano Belbo, il piccolo paese in provincia di Cuneo che ha dato i natali a Cesare Pavese, ha studiato un restyling moderno, che trasmette tutta l’eleganza e la classicità dei rinomati vitigni piemontesi (1).

Il rinnovamento ha riguardato sia le grafiche che l’assortimento dei vini che compongono le tre linee. Ma se nuovo packaging, gradevole e dal forte impatto visivo, si contraddistingue per le geometriche forme delle etichette e per un nuovo font, le tre  linee – rispettivamente “Capetta”, “Francesco Capetta”  e “Francesco Capetta il Fondatore” propongono gioielli inimitabili. 

La linea “Capetta”, moderna ed essenziale, è composta da un Piemonte DOC Moscato, ideale per la pasticceria secca e le crostate di frutta e da due vini rossi, il Monferrato DOC Dolcetto e Piemonte DOC Barbera, entrambi intensi e adatti agli arrosti e alle grigliate.

La più classica “Francesco Capetta” è una linea è caratterizzata dall’araldo che ospita le iniziali FC, che propone invece ben 6 etichette. Si va dai rossi Barbera d’Asti DOCG (2) e Barbera del Monferrato DOC – vini ricchi e generosi – al Dolcetto d’Acqui DOC e Dolcetto d’Alba DOC, perfetti vini a tutto pasto; dal rosato Monferrato DOC Chiaretto al bianco, ottimo per accompagnare piatti a base di pesce e carni bianche al Cortese dell’Alto Monferrato DOC, che va bene tanto come aperitivo quanto abbinato a insalate e verdure. 

C’è poi, e ancora con tre vini – il Barbaresco DOCG, il Barolo DOCG e il Moscato d’Asti DOCG (3) - la linea “Francesco Capetta il Fondatore” che si contraddistingue non soltanto per un’etichetta dalla forma più complessa e dalla carta particolarmente pregiata, ma anche e soprattutto per l’elevata qualità dei vini che la compongono. Sulla capsula il nome “Francesco Capetta il Fondatore”, in posizione frontale, è ben evidente.

Il Barbaresco DOCG, come noto derivante, come anche il Barolo, da vitigno Nebbiolo, è armonico ed elegante, ideale per accompagnare carni rosse e formaggi; il Barolo DOCG, intenso e pieno, è il re degli arrosti, brasati e di ogni selvaggina; il Moscato d’Asti DOCG è invece un celebre bianco dal colore giallo paglierino, dolce, aromatico e vivace che va servito con frutta fresca, pasticcini, torte e crostate.

C’è quindi tanta cura della forma – con restyling curato da SGA-Corporate & packaging design, nota agenzia specializzata in wine design – ma ancor di più un’attenzione spasmodica e accuratissima per la sostanza. Perché qui, in questa zona del Piemonte, i produttori, e non soltanto loro, sono abituati a fare le cose per bene, con un grande rispetto per la tradizione e la natura.

 

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

“Navigavamo in un mare di latte”, così Luciano di Samosata, scrittore greco antico di origine siriana e narratore di fantascienza ante litteram immaginava una crociera fantasiosa ai confini delle realtà.

Oggi invece la situazione è ben diversa: navighiamo infatti e realmente in un mare di plastica (1). Ma da dove l’origine, dove la destinazione finale e quali infine gli eventuali rimedi? 

Immaginiamo quale sia il tragitto di un normale cotton fioc, dalle orecchie dopo la pulizia nel nostro habitat domestico: magari lo scarichiamo ...

 

 

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