Sardegna - Il Premio nazionale “Giacomo Tachis” 2018 a Mariano Murru
Direttore tecnico della casa vinicola Argiolas

La premiazione dell’enologo Mariano Murru si è tenuta presso la prestigiosa sede della Fondazione Italiana Sommelier, l’Hotel Cavalieri Waldorf Astoria di Roma, durante la serata di Gala organizzata per la presentazione della Guida dei migliori vini d’Italia (1), dedicata quest’anno al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il riconoscimento viene assegnato agli enologi più meritevoli, che meglio hanno interpretato negli anni la filosofia di lavoro del grande maestro, dedicandosi con passione ed impegno alla produzione di vini di qualità e contribuendo ad accrescere l’apprezzamento ed il successo dei vini italiani. Il premio è stato istituito dalla FIS, fortemente voluto dal suo presidente Franco Maria Ricci in ricordo del più grande enologo italiano, protagonista assoluto del rinascimento viticolo ed enologico del nostro paese, padre di vini leggendari come il Sassicaia e il Tignanello e creatore di numerosi vini eccellenti dal nord al sud dell’Italia, dal San Leonardo in Trentino, al Mille e una Notte in Sicilia al Terre Brune e Turriga in Sardegna, (solo per citarne alcuni), vini che hanno contribuito in maniera decisiva al successo del vino italiano nel mondo.
Durante l’esclusiva cena di Gala, dove hanno partecipato più di mille invitati, si sono degustati più seicento vini selezionati dalla guida in abbinamento al menù, il presidente Franco Maria Ricci in compagnia di Ilaria Tachis (2), ha assegnato all’unanimità il riconoscimento a Mariano Murru, con le seguenti motivazioni: “Giacomo Tachis, suo maestro, lo aveva chiamato giovanissimo a collaborare con sé, descrivendolo come uno dei giovani enologi italiani più promettenti; per tanti anni hanno lavorato fianco a fianco nel grande progetto in cui li aveva coinvolti la famiglia Argiolas, valorizzare e riscoprire il grande panorama dei vitigni tradizionali sardi, per creare dei vini che raccontassero la storia e le tradizioni della Sardegna, che ne esaltassero la sua bellezza ed unicità e che fossero allo stesso tempo vini innovativi di grande qualità e piacevolezza. Questa è la strada che ha continuato a percorrere anche quando Giacomo Tachis ci ha lasciati, lavorando con grande dedizione, professionalità e grande talento”.
Mariano Murru con grande gioia ha dichiarato che: “Ricevere questo premio è un grandissimo onore per la figura che ha rappresentato Giacomo Tachis per tutto il mondo del vino italiano, ed è anche una grande emozione per l’affetto e tutti i ricordi che a lui mi legano”.
Abbiamo raggiunto l’enologo Mariano Murru al telefono per un ricordo del suo maestro.
Che rapporto aveva Giacomo Tachis con la Sardegna?
“Tachis era innamorato delle isole e in particolare della Sardegna; per il suo bellissimo paesaggio, la sua natura, che considerava pura, preponderante, selvaggia e unica. Amava tantissimo il mare, amava fermarsi di fronte ai vigneti sul mare, si soffermava a guardare lontano. Gli piacevano anche i Sardi, che trovava genuini, aveva tante amicizie vere e pure, e lo diceva sempre, la Sardegna era la sua seconda casa, si sentiva amato e benvoluto. Amava il Vermentino, il Nasco, la Malvasia, Carignano, il Cannonau e sosteneva che il vino sardo aveva tante potenzialità inespresse, vedeva delle buone prospettive per il futuro”. 
E’ stato profetico allora Tachis, secondo te Mariano Murru? 
“Sì. Ed è stato un grande maestro dal punto di vista dell’approccio al mondo del vino. Ci sono tanti enologi bravi, tecnici, ma lui univa la sua preparazione tecnico-scientifica ad una cultura classica, e questo gli permetteva di guardare il vino con un’ottica diversa, abbracciando anche la cultura, la storia, il carattere delle comunità locali. Tachis andava molto oltre, voleva trasmettere nel vino le emozioni che provava stando in Sardegna, la poesia dell’Isola. Io dico che questa visione e approccio culturale sono molto importanti. Chiaramente era anche un innovatore”. 
In cosa era innovatore? 
“Ad esempio lui in Toscana ha sdoganato alcuni territori, come la Maremma; prima di Tachis i grandi vini si facevano solo sulle colline, Sassicaia è uno dei simboli di questa sua rivoluzione, anche quest’anno Sassicaia è il primo vino al mondo per Wine Spectator, oggi a Bolgheri ci sono tra i vini più blasonati e importanti d’Italia. Ha dato grosso impulso anche ad aziende marchigiane, trentine e in Sicilia: ha unito l’Italia nel guardare alla qualità, ha aiutato molto, anche per rivoluzionare le produzioni del sud Italia. Ha anche saputo unire i produttori di tutta Italia, nella ricerca della qualità”. 
Cosa era per lui la qualità? 
“La qualità: il succo era che al buono ci arrivano in tanti, all’eccellenza no, ci vuole tanto impegno, lavoro, dedizione e saper fare. Apprezzava tanto le persone che si impegnavano, odiava la superficialità, la cialtroneria”.
E in Sardegna?
“Tachis ha rivoluzionato il Carignano, lo ha reso elegante ed eccellente, fine. Prima era un vino da taglio, che prendeva la via della Francia; io l’ho conosciuto a Santadi in cantina, andammo a selezionare le vecchie vigne ad alberello che si affacciano sul mare di Palmas. Sino ad allora si valutavano solo le uve per il grado zuccherino; quando ho iniziato quel lavoro nei vigneti, voleva che fossero di 30 anni, che fossero vecchi ceppi, che fossero ricchi in estratti, in fenoli. Pagavano di più le uve sulla base di questi caratteri. Così negli anni successivi è nato il grande successo del Carignano”. 
E nel tuo caso?
“Quando è nato il rapporto con la famiglia Argiolas abbiamo anche pensato anche ad un vino, il Turriga, che si potesse stappare dopo tanti anni e desse emozioni; Tachis ci ha insegnato a fare grandi i vini sardi. Nel caso degli Argiolas c’era anche simpatia e affetto tra di noi, e la voglia di impegnarsi, oltre alle forti doti manageriali degli Argiolas: cosi sono nati i risultati importanti, così è nato il brand Argiolas. Oggi vendiamo in 55 paesi del mondo, siamo riconosciuti a livello internazionale per i prodotti di qualità; portiamo l’immagine della Sardegna nel mondo e lo facciamo portando anche le tradizioni e cultura sarde, con orgoglio”.

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