02mar 2019
Firenze - La via del tè
Tutto un altro tè...

E’ l’ora del . In un Paese dove il caffè impera, il rito del tea time si sta ritagliando uno spazio sempre più importante grazie anche ad eccellenze del settore che hanno fatto della cultura di questa bevanda secolare un’appagante esperienza di consumo. Un rito, un viaggio sensoriale “slow”, l’attenzione al servizio, la qualità ineccepibile e molto altro. Ce ne parla Regina Carrai (1) titolare della “La via del Tè” (2), maison made in Tuscany, la cui offerta propone una grande varietà di gusti senza omettere l’aspetto dello star bene. Contribuendo, così, ad aprire nuovi importanti scenari nel fuori casa così come tra le mura domestiche.

 

La vostra è una realtà storica, ci racconti in breve i momenti salienti che hanno contribuito alla crescita aziendale?
L’azienda nasce nel 1961 dall’intraprendenza di Alfredo Carrai, mio padre, che affascinato dal mondo del tè accetta la sfida, seppur giovanissimo, di introdurre in Italia il consumo e la cultura di questa bevanda, allora pressoché sconosciuta. La voglia di approfondire la conoscenza della seconda bevanda più bevuta al mondo, lo porta a compiere numerosi viaggi. Sembrano pagine di un libro di avventure i primi viaggi di Alfredo in Cina, in mezzo a mille difficoltà, con il sogno di far conoscere agli italiani, abituati allo sporadico consumo del tè nero in filtri, il vero mondo del tè. Dalle prime confezioni a marchio SNAKE (poi modificato in SNAK, si arriva negli anni ’80 alla creazione del brand La Via del Te. Un nome scelto in omaggio sia alla tradizione giapponese del Chadō, alla lettera “la via del te”, sia alle antiche rotte via terra e via mare che trasportavano dall’Asia il te in Europa.
Con l’entrata in azienda via via dei figli, viene sviluppato il settore di miscelazione e aromatizzazione interno all’azienda, unico nel suo genere in Italia.
Nel 1997 apre infine il primo negozio mono-marca a cui seguono altri 2 a Firenze, 1 a Torino, 1 shop in shop in Rinascente a Roma e l’ultimo aperto a Brera a Milano a fine 2018. Nei primi anni 2000, cominciano le esportazioni, settore per noi in crescita. Oggi, La Via del Tè è ancora azienda di famiglia (sei figli) e siamo animati dalla stessa passione di Alfredo per la bevanda, continuando a proporre il tè foglia intera, il grado migliore e a diffondere la cultura del tè e insegnare il modo migliore di prepararlo con corsi di formazione rivolti agli staff delle migliori realtà dell’ospitalità e del retail.

In un Paese dove il caffè la fa da padrone, come siete riusciti a ritagliavi una fetta di mercato così importante?
Siamo stati la prima azienda ad importare tè completamente sconosciuti nel mercato italiano, a diffondere la cultura (3) di questa meravigliosa bevanda. Inoltre, non stiamo parlando di Grande distribuzione, ma di un mercato di nicchia, in cui la passione, la serietà, la qualità dei prodotti continuano ad essere importanti e creano fidelizzazione.

Tè verde, tè bianco, tisane etc... La diversificazione di prodotto, quanto è vincente?
Con caratteristiche così diverse tra un prodotto e l’altro, offrire una gamma ampia di infusioni è fondamentale (4), in modo da poter trovare la bevanda più adatta ai diversi momenti della giornata, al proprio mood, ma anche la possibilità di ampliare e provare nuove esperienze sensoriali.

Il tè è per antonomasia una bevanda più "slow" rispetto al caffè. Quanto incide il personale qualificato e che sappia rispondere alle esigenze della clientela?
Molto, per questo la formazione a livello professionale è così importante e nella nostra sede abbiamo creato un’aula apposita con 15 postazioni attrezzate per poter sperimentare, assaggiare, valutare il tè. I nostri corsi, gratuiti, sono articolati in modo da poter fornire un bagaglio utile a chi il tè lo spiega, vende, prepara.

Qual'è la vostra referenza "principe" che non potrà mai mancare a catalogo?
Oltre ai tè in purezza dalle varie origini, rappresentative delle principali categorie di tè (verde, nero, bianco, parzialmente ossidato, Pu Erh per limitarci alle più conosciute) sicuramente le nostre miscele più popolari, da Romeo e Giulietta, a Bancha Fiorito, alla tisana Ninna Nanna, a quelle dedicate alla nostra città come Appuntamento sul ponte Vecchio o Il Sogno di Michelangelo (5).

Parlando di packaging, i vostri "contenitori" sono belli e funzionali, ce ne parla?
La cura nel packaging e l’amore per i dettagli sono parte del nostro essere fiorentini, con una tradizione artigiana ancora bene in mente. Per il tè foglia intera, la lattina è il contenitore più adatto (6), poiché protegge il prodotto da umidità e luce, preservandone l’aroma e nello stesso tempo diventa regalo gradito e oggetto di arredamento in cucina.

In cucina oggi non sono pochi gli chef stellati che fanno uso del Rooibos, pianta erbacea sudafricana, cosa ci dice in merito?
Pianta interessante, l’Asphalatus Linearis la proponiamo da decenni ai consumatori italiani, ma che solo ora comincia ad essere apprezzata, sia perché priva di caffeina, sia per il gusto naturalmente dolce, gradito a tutti. In cucina, le sue note aromatiche particolari la rendono sicuramente curiosa, in piatti salati – da provare il risotto al Rooibos o il Rooibos per marinare il pollo - o in quelli dolci.

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

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