16nov 2018
Natale, finalmente...

Natale (1) è... ritrovare ogni anno vecchi amici con cui festeggiare. No, questo pensiero non è mio, anche se lo condivido, ma si legge in un vecchio libricino di Schulz, magnifico disegnatore dei Peanuts. La frase è bellissima, incredibilmente vera. In fondo molti di noi celebrano il Natale in modo tradizionale. Consueto. Ogni famiglia ha i suoi cerimoniali che ritrova puntuale ogni anno. Cambiano forse gli addobbi. Certamente i regali. La mise en place del cenone stupisce per qualche ornamento in più ma il mood resta sostanzialmente intatto. Ed è bello sprofondare e lasciarsi cullare da quest'atmosfera protettiva. Che sa di "sano". Quando ero bambina il mio momento "incantato" era naturalmente l'allestimento dell'albero (2). Attimi preziosi, quasi interminabili fatti di consuetudine un pò stucchevole come lo scartare le scatole - fino ad allora conservate in solaio - per ritrovare decine di palline, dai mille colori e dimensioni. E di epoche diverse. Sì perché nostra madre era riuscita a conservare palline e ornamenti vari addirittura risalenti a metà '800, a sua volta ereditati dai nonni. Veri piccoli capolavori. Delicatissimi. Uno in particolare, rappresentava ogni volta una scoperta, una cerimonia, come se fosse stato catapultato in casa nostra dopo un viaggio spazio/temporale. Un buffo pagliaccetto snodato, bianco e nero, con un altrettanto bizzarro cappellino leggermente svasato. Ritrovarlo significava interrompere la "vestizione" dell'albero per pochi istanti e godere di questo tenero gioiello intriso di magia. "Attenzione! è vecchissimo!". Lo sapevo. Lo sapevamo tutti. Ma se nostra madre non l'avesse detto, non sarebbe stato Natale.

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