06nov 2017
l'infanzia violata in Siria

Devo confessare che l'ultima riunione di redazione per discutere su argomenti utili, anche e soprattutto, per il prossimo editoriale, è stata come pervasa, almeno in principio, da un mood vagamente annoiato. Sì, avete capito bene… il tema era il Natale che verrà (1). Ed ecco quindi i soggetti che uscivano dal brain storming fiorentino: "Il piacere di donare e di ricevere", "Dare come parola talismano, che fa crescere", "Natale anniversario del cuore, il momento per recuperare dal solaio le statuine per il Presepe", "Albero si o albero no", "I mercatini di Natale più belli d'Italia"…. Insomma, molti dejà vu, spesso riproposti in questo particolare periodo dell'anno. Tutto giusto, ma… nulla di così "diversamente forte" da scuotere le "penne", per davvero.
Quando proprio uno dei tanti comunicati stampa giunti recentemente ci ha come aperto gli occhi. Sto parlando della denuncia di Save the Children riguardo la drammatica situazione siriana delle ultime settimane, dove circa 350.000 persone - di cui circa 175.000 bambini - hanno rischiato la loro vita per cercare di sfuggire all'escalation dei combattimenti a Deir Ez-zour. Combattimenti che hanno avuto un impatto devastante sui più piccoli (2), spesso costretti ad assistere a orrori come le pubbliche decapitazioni, segnati psicologicamente per sempre, direttamente e indirettamente. Afferma Sonia Kush, Direttore di Save the Children in Siria: "Con l'arrivo dell'inverno e la guerra che ancora sta devastando alcune parti del paese, la situazione per i bambini in Siria rimane dura. Abbiamo urgentemente bisogno di accesso senza restrizioni agli aiuti in tutte le parti della Siria e la comunità internazionale deve fare di più per consentire un cessate il fuoco duraturo che consenta di portare la pace in tutte le aree del paese".

Certo, a oggi, in Siria non sventola più la bandiera nera, simbolo di morte e fanatismo dell'Isis, soprattutto dopo la caduta di Raqqa, città nella zona nord orientale e "capitale" del Califfato: ormai lo Stato islamico sta capitolando. Ma la guerra non è purtroppo finita: più di 50 mila persone, combattenti, educati solo all'ideologia folle di Daesh, inizierano a migrare in giro per l'Europa (3), per il mondo in una sorta di "transumanza" del terrore. Forse, pronti a "esplodere". Una guerra contro un mostro a tre teste, così come definita da Andrea Manciulli, Presidente della delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare della NATO, in occasione di un recente convegno a Firenze, "Isis: il terrorismo nel nome di Dio". Tre teste da tagliare che equivalgono una alla guerra convenzionale, l'altra mediatica e l'altra ancora al terrorismo. Una guerra è finita, ne inizia una nuova.

 

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