24set 2017
Finiremo in un mare di plastica?

“Navigavamo in un mare di latte”, così Luciano di Samosata, scrittore greco antico di origine siriana e narratore di fantascienza ante litteram immaginava una crociera fantasiosa ai confini delle realtà.

Oggi invece la situazione è ben diversa: navighiamo infatti e realmente in un mare di plastica (1). Ma da dove l’origine, dove la destinazione finale e quali infine gli eventuali rimedi? 

Immaginiamo quale sia il tragitto di un normale cotton fioc, dalle orecchie dopo la pulizia nel nostro habitat domestico: magari lo scarichiamo nel water, che a sua volta dopo vari tragitti, lo riversa nelle fogne cittadine. Da queste nei fiumi e quindi nel mare nostrum. Se poi sarà casualmente ingoiato da uno dei tanti delfini che ne muoiono ogni anno, non potremo non riconoscerci anche noi colpevoli.

Questo è solo uno dei mille esempi; ben peggio con i rifiuti industriali che ugualmente seguono in gran parte lo stesso percorso; non parliamo poi delle dismissioni illecite e criminali.

Per chi abbia l’avventura di navigare in mare, sarà certo capitato più volte di trovarsi con una mareggiata che abbia depositato in porto o sulla riva una parte di questo infinito letamaio “plastico”: bottiglie, bidoni, sacchetti, taniche, vasellame, posate, tappi a non finire, palle, palline, palette e palloni, cassette della frutta e di polistirolo ecc (2). La realtà purtroppo supera la peggiore delle fantasie.

Non crediate che ciò accada solamente nell’Oceano Pacifico dove si trova un’estensione di rifiuti plastici grande quanto il mar Adriatico, come già denunciato e sottolineato da Rothschild prima e Soldini poi. Purtroppo, questa immensa schifezza è presente anche a casa nostra: ne sono testimone diretta in una delle tante piccole navigazioni fatte intorno all’Italia. 

Tutto ciò è fatto più sconvolgente quanto meno conosciuto infatti se i macro rifiuti sono visibili, i micro rifiuti plastici che da essi derivano sono molto più dannosi anzi letali, diventando parte integrante del cibo mangiato dai pesci del nostro mare per finire infine sulla nostra tavola (3).

Non illudiamoci: di lasciare un mondo ripugnante ai nostri figli non importa realmente a nessuno (diversamente cambieremmo i nostri comportamenti) ma a quanto pare neppure di mangiare noi stessi cibi avariati. Non c’è proprio limite al peggio, ben oltre il mare di latte…

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