16feb 2017
LAVAZZA AL MIA CON LE FOTO DI DENIS ROUVRE
"WE ARE WHAT WE LIVE"

Ancora un grande fotografo, per un’altra settimana all’insegna dell’arte. La fotografia d’autore torna protagonista a Milano, per la settima edizione del Mia Photo Fair, che coinvolge artisti, galleristi e pubblico da tutto il mondo. 

Dal 10 al 13 marzo infatti, nello spazio di The Mall di piazza Lina Bo Bardi, in zona Porta Nuova, 80 gallerie provenienti da 11 nazioni diverse si confronteranno con le tendenze legate all’immagine 

Il primo leggendario Calendario, firmato da Helmut Newton, venne presentano nell’oramai lontano 1993, e a distanza di tanti anni Lavazza è ancora legata alla fotografia d’autore. Evidentemente questo linguaggio universale, veicolato da grandi artisti della fotografia contemporanea cha accompagnano i calendari e le campagne pubblicitarie, è l’ideale per rappresentare nel mondo la propria identità. 

A testimonianza ulteriore di questa attenzione verso le arti visive, negli ultimi anni Lavazza ha sostenuto le manifestazioni artistiche internazionali più importanti in questo settore. 

Fa parte di questa strategia il partenariato con il MIA, accompagnato fin dai suoi esordi: dopo la personale dedicata lo scorso anno al grandissimo Mario De Biasi, quest’anno al Caffè Artistico, Lavazza presenta le immagini di Denis Rouvre e il progetto “We are what we live”.  

Quello realizzato dal fotografo francese per il Calendario Lavazza 2017, è il terzo capitolo di un viaggio lungo 13mila chilometri firmato da Lavazza e Slow Food per conoscere oltre 350 Earth Defenders, i Difensori della Terra. Quest’anno, dopo l’Africa vista da Steve McCurry e l’America del Sud vista da Joey L., è la volta dell’Asia, immortalata da Rouvre, portando al centro degli scatti l’uomo e il suo rapporto simbiotico con l’ambiente. 

Nelle 12 immagini in mostra al MIA viene  rappresentata la simbiosi perfetta tra uomo e ambiente, tra un territorio e chi lo abita. Le storie, le voci e le visioni dell’uomo e della natura diventano così univoche, più vere, più poetiche. E fanno riflettere su questo rapporto che non sempre è stato così idilliaco.

 

 

SPUNTI DI VISTA

EDITO

Cucina mon amour. In Italia, quando si tratta di cucina, si  fa sul serio. D'altronde tutti noi trascorriamo in media un'ora al giorno in quest'ambiente diventato l'emblema della convivialità vera e spontanea (1). Questo è oggi. Ricordo da bambina come la cucina fosse, invece, luogo riservato alla mamma e alle zie. Una sorta di back office, la zona privata della casa, inaccessibile a ospiti o estranei. Da non mostrare. Vocata solo alla produzione dei pasti della giornata. Il cui ingresso doveva essere autorizzato dalle donne di famiglia. Oggi, per fortuna, non è più così,...

 

 

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