24set 2017
INTERNET, NIENTE SENSI DI COLPA

Non è vero che leggiamo di meno; lo facciamo in maniera differente. E non è giusto nemmeno dire che abbiamo detto addio alla conversazione, alla concentrazione, alla creatività: soltanto che è in atto un vero mutamento antropologico che ci porta a un coinvolgimento più attivo, più social, più produttivo. È questa la tesi  di Kennet Goldsmith, un artista concettuale del Moma newyorkese, titolato, quindi a parlare di intuito e genio. In questo testo agile ma al contempo densissimo di significati vengono smontati, pertanto, tanti dei pregiudizi e degli stereotipi che “demonizzano” la pratica virtuale. Certo, Goldsmith stesso è consapevole dei pericoli che l’uso smodato e compulsivo dei social possono nascondere, tuttavia è perentorio nell’affermare che la tecnologia di per sé non crea distanza né disaffezione tra le persone; che l’attività sul web rappresenta un’estensione di quella cerebrale; che, in pratica, anziché antisociali rischiamo di diventare tutti “accanitamente” sociali. Pertanto, mentre da più parti, anche attraverso convincenti saggi, si dipinge una realtà diametralmente opposta, “Perdere tempo su Internet” ci fa scoprire come in realtà la Rete è e potrebbe essere ancor di più una fonte pressoché inesauribile di potenzialità che arricchiscono la vita dell’uomo. Pensiamo a quanto sono cresciute le possibilità di informazione rapida per tutti noi, all’opportunità di crearci nuovi contatti, di costruire i nostri archivi, di autorappresentare la nostra identità narcisistica. Non fosse che – e l’autore è chiarissimo su questo punto – l’uso di Internet e del multitasking dovrebbe essere sempre “consapevole”, e non ci faccia abbandonare totalmente e definitivamente le vecchie, sane abitudini, le antiche relazioni, il sano faccia a faccia. E gli amati libri, profumati di polvere e cultura. 

 

Kennet Goldsmith, Perdere tempo su Interner, Einaudi, Torino, 2017, pp.183, 18 euro.

SPUNTI DI VISTA

EDITO

State leggendo queste righe? ebbene sì, l’estate sta per essere archiviata e siamo pronti a riprendere le nostre attività quotidiane. Chi, come nulla fosse, vive questo passaggio in tutta armonia e scioltezza, chi invece soffre di irritabilità, stanchezza, insonnia, in una parola è vittima della sindrome da “rientro”.
Nulla di grave certo, e neppure di irrimediabile ma una ripresa graduale può alleviare il malessere diffuso dei più sensibili. Come? A settembre, almeno fino all’equinozio d’autunno (il 22), le giornate sono ancora lunghe e tutte da inventar...

 

 

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