07ott 2017
IMMIGRATI: PER SAPERNE (FINALMENTE) DI PIÙ
exodus

Attualissimo, illuminante,  imprescindibile, soprattutto in un momento come questo. Davvero, dopo averlo letto, risulta difficile non consigliare Exodus, opera dell’economista, esperto di politiche africane, Paul Collier: un libro che fa luce sul fenomeno “migrazioni”, sulle radici della xenofobia, sulla macchia del razzismo. Non si tratta certo di dare soluzioni nette, definitive, perentorie, ma di analizzare un fenomeno di cui troppo si parla a sproposito, e strumentalmente. Troppo si demonizza, e dall’atra parte si esalta ingenuamente,  e pochissimo, o niente, si cerca di comprendere. Intanto, si deve iniziare dalle domande più importanti, e a ben vedere le più semplici: cosa spinge i migranti a partire? Quali effetti producono le migrazioni su chi resta? Quali sono le ricadute sulle popolazioni autoctone dei paesi ospitanti, che poi è il tema che, egoisticamente, forse paradossalmente, ci interessa di più. C’è la storia del colonialismo e non solo da considerare, le conseguenze economiche e politiche da valutare, le strategie da attuare: insomma è in gioco il futuro del mondo nostro e dei nostri figli, e non si devono lasciare le leve del potere ai “dilettanti”. Dovremmo informarci meglio tutti. 

Il primo fatto che balza agli occhi, in tutta la sua evidenza è che, comunque vada, comunque si voglia esaminare la questione, a decidere – anzi, a “non” decidere – le politiche migratorie sono i paesi ricchi, quelli di accoglienza. Sembra che siano poche le nazioni con una visione illuminata: nella maggior parte dei casi si cerca di trovare disperatamente l’alchimia, la quadratura del cerchio: perché, al di là di una sempre più vasta frangia di xenofobi, tutti sanno bene che gli immigrati ci servono eccome.

Sarebbe bene sapere una cosa, che Collier ci illustra con limpida chiarezza: che sono soprattutto la disgregazione del tessuto di solidarietà e la perduta “mutua considerazione”, ovvero la mancanza di simpatia, di fiducia negli altri, le cause di questa grave situazione di conflitto sociale. Come tradurre l’espressione “mutua considerazione” o meglio le sue ricadute? Con “la disponibilità dei ceti più abbienti a finanziare il trasferimento di risorse verso quelli più bisognosi” e con la cooperazione, intesa come l’insieme delle istituzioni che “consente agli individui di fornire quei beni pubblici la cui erogazione non potrebbe essere garantita in maniera soddisfacente se affidata unicamente alle leggi del mercato”. Stato sociale e fiducia in un sistema fiscale efficiente, insomma. E quindi, al di là delle problematiche che “ci passano sopra la testa”, che dipendono dalle politiche internazionali, dall’economia mondiale, sarebbe bene farsi un esame di coscienza. Prima di incolpare lo straniero, chiediamoci quanto siamo disposti a fidarci dell’altro, anche quando quest’altro è il nostro parente o il nostro vicino.

 

Exodus. I tabù dell’immigrazione

Paul Collier

Laterza, Roma-Bari 2015

Pp. 290,

Prezzo: 24 euro.

SPUNTI DI VISTA

EDITO

“Navigavamo in un mare di latte”, così Luciano di Samosata, scrittore greco antico di origine siriana e narratore di fantascienza ante litteram immaginava una crociera fantasiosa ai confini delle realtà.

Oggi invece la situazione è ben diversa: navighiamo infatti e realmente in un mare di plastica (1). Ma da dove l’origine, dove la destinazione finale e quali infine gli eventuali rimedi? 

Immaginiamo quale sia il tragitto di un normale cotton fioc, dalle orecchie dopo la pulizia nel nostro habitat domestico: magari lo scarichiamo ...

 

 

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