16mar 2021
Woman - Power: Ilaria Magni
L'arte prima di tutto

Bella, alta con un piglio fashion. Sembra uscita da una sfilata di Versace o di Gucci, invece è una storica dell’arte (1), specializzata in storia della miniatura e arti minori. In verità una trascorsa parentesi nel glitterato mondo della moda in qualità di indossatrice per maison blasonate l'ha avuta, ma l'amore per la storia dell'arte è sempre stato al di sopra di tutto, tanto da fondare la rivista “Arte in Toscana”, oltre a ideare e condurre la trasmissione televisiva “Art Connections”, dedicata alla valorizzazione sia del patrimonio storico artistico, sia dei giovani contemporanei, in onda su TVR Teleitalia 7 Gold. Cura volumi d’arte e mostre in tutta Italia (2 - 3), è autrice di articoli, saggi e testi critici, una raffinata studiosa (4 - 5) in un corpo da Venere, Ilaria Magni (6) ci svela l'essere donna secondo lei. Passeggiando (virtualmente) tra le rovine di un castello medievale, vera panacea per l'anima...

 

Quando ha capito che il mondo dell'arte sarebbe stato il centro della sua vita professionale?

Quando avevo 5 anni vidi per la prima volta i Bronzi di Riace e su di loro si è formata la mia prima idea di bellezza. Quella stessa sensazione che ho provato a 19 anni ad Atene di fronte al Partenone, a 21 quando credevo di sentire nelle ossa il gelo nelle acque che trascinano il corpo della sventurata Ophelia nel celebre quadro di John Everett Millais della Tate Britain, successivamente perdendomi nello sguardo di Cecilia Gallerani (la Dama con l’ermellino) o di fronte ad uno dei tanti possenti pulpiti medievali della mia città, Pistoia. Sono sempre stata completamente rapita, innamorata ed affascinata dalla bellezza, dalla grazia, dalla misura, dalla proporzione, dall’estetica nel senso originario del termine, che deriva dal verbo greco αἰσθάνομαι, ossia "percepire attraverso la mediazione del senso". Ho sempre avvertito una sorta di “senso dell’arte” dento di me.

 

Ci parli in breve della sua attività in questo momento: criticità e punti di forza...

Nonostante le difficoltà che purtroppo viviamo, il mondo dell’arte non si è fermato, anche perché attraverso la tecnologia è possibile non solo rimanere in contatto costante con tutti coloro che vivono in questo particolare settore per sviluppare insieme nuove strategie, ma anche comunicare potenzialmente con chiunque senta il bisogno del nutrimento che solo l’arte e la cultura possono fornire.

 

Nulla si ottiene per caso, in quanto donna... ha combattuto tanto per affermarsi?  

Non mi sono mai sentita in difficoltà, in quanto donna, nel mio lavoro, nonostante alcune situazioni potessero sembrare affini a logiche maschiliste. Un ricordo che mi è particolarmente caro è legato ad un grande professionista, purtroppo scomparso recentemente, che ho stimato molto e che mi ha fatta sentire a mio agio in un momento cruciale della mia carriera. Era il 2012 e mi trovavo alla presentazione ufficiale della rivista d’arte da me fondata, presso il Palazzo dei Congressi di Firenze, all’interno del convegno alla cui organizzazione avevo attivamente collaborato, “Art’è Cura”, un evento internazionale con personaggi come Alejandro Jodorowsky, Patch Adams, Oliviero Toscani e molti altri. Tra questi c’era anche Philippe Daverio. Ricordo una piacevole conversazione con lui riguardo al mio progetto e non solo, con grande disponibilità all’ascolto ed al confronto.

 

E' indubbio che il Covid sia un "fardello" oltre che un freno per tutte/i, come lo sta affrontando tra famiglia e lavoro?

Cerco di dare valore al mio tempo e concentrarmi sui dettagli. Il Covid ha temporaneamente inibito la nostra possibilità di fare esperienze dirette: possiamo guardare attraverso lo schermo di un computer o uno smartphone le immagini del Duomo di Firenze, ma non ci è concesso in questo momento varcarne la soglia, sentire l’energia delle persone intorno a noi pur nel silenzio assoluto, avvertire il profumo del legno, inspirare con avidità e piacere l’odore acre dell’incenso misto al fumo delle candele, avvertire con la propria mano il tocco freddo del marmo. Sono tutte esperienze negate. Possiamo rimanere informati su qualunque cosa, ma è come essere sospesi in uno spazio “altro”. Per questo ritengo necessario dare importanza al proprio tempo ed alle attività alle quali per fortuna possiamo ancora dedicarci.

 

La sua personale "meditazione" per quando stacca dagli impegni quotidiani?

Ricordarsi del nostro passato. Ascoltare la sua voce per non perdere la memoria dell’identità. Per me ascoltare il violino, quando possibile visitare una solitaria pieve romanica, passeggiare tra le rovine di un castello medievale, addentrarsi in luoghi dimenticati e solitari, osservare quei brandelli di cose che non esistono più, prestare ascolto ad un passato che ha ancora molto da insegnare nel presente.

 

Kamala Harris, la nuova vicepresidente degli Stati Uniti, una svolta epocale? Cosa ne pensa?

Le donne non hanno bisogno di conferme. Kamala Harris rappresenta una potente fonte di ispirazione, in linea con le innumerevoli donne che si sono distinte nella storia, dall’antichità ai giorni nostri, nei ruoli più diversi e negli ambiti più importanti: da Cleopatra a Marina Abramović, grandi donne sono sempre state al centro della scena o dietro le quinte: impegnate nella conduzione di un impero o nel mondo della scienza, della tecnica, della medicina, della politica, dell’imprenditoria, dell’arte, della cultura e della creatività.

 

Un consiglio alle giovani donne che "lottano" per essere riconosciute nel proprio settore?

"Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto" (Thomas Jefferson).

Mi auguro che non abbiano paura dei propri sogni e che lottino per raggiungerli.

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