07set 2020
Vittorio Sgarbi: "Natura, meglio di un'opera d'arte"
Colline di Conegliano e Valdobbiadene come una scultura

La domanda sorge spontanea... Quanto la natura può essere definita arte? Succede nella zona del Prosecco per antonomasia, tra Conegliano e Valdobbiadene, paradiso del buon bere e di paesaggi affascinati costellati da densi tratti boschivi, declivi più ripidi e vigneti a perdita d'occhio. Il quesito per nulla banale è stato al centro di un convegno di pochi giorni fa che ha avuto come come ospite d'onore il Prof. Vittorio Sgarbi insieme a Marina Montedoro, presidente dell’Associazione per il patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano (1 - 2 - 3). Titolo dell'incontro che si è tenuto a Farra di Soligo (TV), presso l’Hotel Villa Soligo “Le Colline del Prosecco Conegliano e Valdobbiadene sono la più grande opera d'arte collettiva?” (4). Sgarbi non ha mostrato dubbi in merito: “E’ natura che è meglio di un’opera d’arte. L’arte è opera di un solo uomo, qui è corale perché opera di tanti uomini, è un luogo benedetto da Dio, dove l’uomo è riuscito a migliorare il territorio”. Dalle parole dell’illustre critico l’invito a non essere unici ma diversi, in quanto la diversità è connotazione di libertà. “L’insieme di natura e uomo diventa patrimonio”.

“Dopo il riconoscimento Unesco, che ha reso patrimonio dell’umanità le colline di Conegliano e Valdobbiadene, grazie alle sue caratteristiche di paesaggio rurale e culturale dove l’opera dei viticoltori ha dato vita a uno scenario straordinario, l’autorevole opinione del professor Vittorio Sgarbi fa acquisire a questo territorio ancora più valore” – ha affermato il presidente Marina Montedoro. "Ogni elemento di questa grande opera nata tra l’unione di uomo e natura va salvaguardato e come Associazione continueremo a lavorare perché il sito delle Colline del Prosecco diventi una meta sempre più ambita a livello mondiale, garantendone valorizzazione, tutela e protezione. E proprio in questa direzione va anche la nostra recente richiesta del riconoscimento, attraverso un iter di iscrizione semplificato, di tutti i vigneti ricadenti all’interno del sito UNESCO come storici ed eroici. Questa zona – ha concluso il presidente - è stata riconosciuta patrimonio dell’umanità per diverse ragioni che includono la viticoltura e la “cultura della vite” è proprio il pennello che ha disegnato queste colline”.

L'occasione ha visto, inoltre, l'artista agricoltore, Gino Righini classe 1928, consegnare a Sgarbi, a nome di tutti gli agricoltori delle colline di Conegliano e Valdobbiadene, un bronzino del Maestro Carlo Balljana, come segno di riconoscimento e gratitudine verso l'illustre critico. 

Arte, vino (5) e territorio: il lavoro di migliaia di agricoltori è scultura, pittura ma anche musica... è segno indelebile nel tempo perpetuato da generazione in generazione dove il rituale della vigna tramandato di padre in figlio diventa simbiosi perfetta tra uomo e natura.

 

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EDITO

Che settembre strano, quante volte ve lo siete detti? Il mantra di tutti (credo) è e continua ad essere la parola "ripresa", la tanto citata ripartenza a cui ognuno di noi crede in modo diverso. Di certo c'è l'incerto, per usare un ossimoro. Sono tante le domande ancora senza risposta. Covid questo sconosciuto, come evolverà? Come sarà la scuola? E la "lotta alle classi pollaio"? Il sistema Paese riuscirà a reggere il collasso economico in atto? Come riprenderanno i grandi eventi tipo il Salone del Mobile o