27ott 2019
Viaggio a Marrakech
Il suo cibo, i suoi colori e le sue terrazze

Di Milena Padula (1 - L'inviata).

 

Marrakech è una città che stimola i sensi in maniera intensa, a partire dai mille suoni di Jemaa El Fna, la sua maestosa piazza, gli odori unici delle spezie (2), i suoi suq, i piatti locali, fino alle variegate merci esposte nelle botteghe dei mercanti tra cui spiccano pantofole dalle mille tinte, borse di pelle, ceramiche, tappeti e lampade dorate. Tuttavia a fare della medina (la parte antica della città) una meta imperdibile sono le sue splendide terrazze dalle quali si possono godere i colori del sole che tramontano sulle case rosa. Questi ampi spazi sui tetti delle abitazioni, usati nel passato per stendere la biancheria o come deposito, sono diventate di moda negli anni ’60 quando John Paul Getty, l’erede americano del petrolio, acquistò una casa nella medina. Le foto di lui e di sua moglie Talitha in posa nella loro magnifica terrazza, scattate dal noto fotografo Patrick Lichfied, divennero un cult e diedero il via alla moda dell’acquisto delle vecchie case da ristrutturare. Da allora le terrazze sono diventate sempre più di tendenza: il modo migliore per godersi la città dall’alto, lontani dalla confusione e dalla calca.

La giornata a Marrakech può cominciare da una ricca colazione a base di batbout (pane marocchino cotto in padella), marmellate locali (deliziosa quella di fichi!), miele, frutta secca e l’immancabile spremuta di arance locale servita sulla terrazza di uno dei tipici riad. Si tratta di abitazioni tradizionali del Marocco oggi trasformate in alberghi ricercati; di solito si articolano attorno ad un cortile centrale, sul quale affacciano le varie stanze, arredate con splendidi pezzi di artigianato del luogo. Il Dar Darma, ad esempio, è un riad lussuoso, ma intimo allo stesso tempo e gioca sul contrasto chiaro scuro, sugli elementi di arredo bianchi e neri e sulle lampade dalle linee raffinate. Sulla terrazza a sbalzi arredata con comodi lettini e spaziosi divani c’è una piccola piscina; da non perdere la cena sotto le stelle con una deliziosa tajine, la tipica pietanza a base di carne, cotta in un piatto di terracotta con il coperchio a forma di cono, oppure il famoso couscous.

Il Riad Dyor (3) invece è frutto di un restauro di 3 case confinanti e presenta vari cortili decorati con le  tipiche piastrelle multicolori, uno dei quali ha una piccola piscina ed una spa. Il servizio è impeccabile: deliziosi pasticcini alla mandorla ed un profumatissimo tè marocchino vi accoglieranno dopo i tortuosi giri tra le strade della medina.

Il tour può proseguire con l’immancabile visita ai giardini Majorelle (4), creati dall’omonimo pittore Jacques che aveva raccolto numerose specie di piante e vi aveva fatto costruire anche il suo atelier, un colorato edificio in stile Art Deco immerso nel verde. I giardini sono stati successivamente acquistati da Yves Saint Laurent che ha li ha salvati dall’abbandono ed ha eretto poco lontano un museo dedicato alla sua arte. Di giardino in giardino si può fare uno spuntino al ristorante Le Jardin, situato in un grande cortile ombreggiato, dove a parte il tajine, si possono trovare fresche insalate ed ottimi dolci (tra cui una deliziosa crostata di fichi).

Ma per immergersi davvero nell’architettura locale è d'obbligo visitare il palazzo della Bahia fatto erigere intorno al 1890 dal gran visir. All’interno ci si può perdere tra le innumerevoli sale decorate con piccole piastrelle dai colori vivaci (zellij), scattare delle belle foto negli immensi cortili con le caratteristiche fontane centrali ed ammirare porte e finestre finemente decorate.

Prima di raggiungere il cuore della medina, inoltre, una sosta al Cafè Arabe anche solo per un virgin mojito, una limonata alla menta o per un cocktail o una birra (questo locale ha la licenza per l’alcool a differenza di altri) non delude mai; da ammirare l’arredamento in stile arabo dai forti toni del rosso e dell’arancio, e l’esclusiva terrazza dalla quale si può guardare il tramonto con vista a perdere sui tetti limitrofi.

Un locale decisamente più tradizionale con una splendida vista su Jemaa El Fna, cuore spirituale e storico della città, è il Cafè Argana; i dolci sono quelli propri della cultura araba e il tè è squisito; e soprattutto dalla sua terrazza si può gioire dello "show" di questa enorme piazza (5), brulicante di persone dedite alle più svariate attività, dagli incantatori di serpenti, ai proprietari di scimmie esotiche, alle donne in cerca di clienti per l’henne, fino ai saltinbanchi improvvisati a cui si aggiungono i numerosi banchetti numerati che vendono cibo e succhi freschi. Mozzafiato sono i variopinti tramonti alle spalle della moschea della Koutoubia, il cui minareto alto 77 metri domina su tutti gli altri edifici e rappresenta il simbolo della città.

A ottobre, le tiepide serate offrono innumerevoli occasioni di svago dall’aperitivo al famoso Bar Churchill dell’Hotel La Mamounia, al ristorante Nomad, molto di moda ma più turistico. Al ristorante Medina, si può gustare una cucina marocchina tradizionale; ad esempio la pastella, un delizioso involucro di pasta sfoglia con un ripieno di carne (di piccione o di pollo), di verdure e di spezie ricoperto da una spolverata di cannella; oppure una deliziosa tajine di pollo con limone confit e olive verdi, preparata dalla madre del proprietario.

Non si può lasciare Marrakech senza aver prima trascorso una notte nel deserto, svegliandosi il giorno dopo all’alba per vedere il sole alzarsi sulle dune.  

I campi attrezzati sono tanti ma se si vogliono avere anche tutti i confort è auspicabile scegliere l’Agafay Luxury Camp. Tende confortevoli con la possibilità di godere una bella vista sul deserto, ma allo stesso tempo di usufruire di un bagno con vasca in camera, un comodo letto ed aria condizionata (6 - 7).

Anche le attività proposte sono numerose: la gita in cammello al tramonto, il quad sulle dune per i più avventurosi o ancora una nuotata in piscina con annessi lettini per la tintarella. Chi lo desidera, può cenare nella spaziosa tenda ristorante a base di piatti marocchini autentici, intrattenuti da un gruppo di musicanti locali.

Una scala multicolori permette di accedere ad un piccolo promontorio dal quale si può vedere il sole sorgere in una atmosfera ovattata circondati dal silenzio e sommersi dalla maestosa bellezza del deserto marocchino.

Cosa aspettate a partire? 

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EDITO

Pioggia, nebbia, freddo, neve. L'inverno, finalmente (1). Almeno dal punto di vista meteorologico perché mentre vi scrivo in realtà siamo ancora nella fase di passaggio autunnale. L'inverno, ufficialmente inizia il 21 dicembre. Ma il tepore casalingo, il clima uggioso e umido, le giornate più corte e sopratutto il Natale che incalza inesorabilmente mi fa venir voglia di cotture lente come il brasato o un sugo che crogioli a lungo. E ancora polenta (2), risotto magari con zucca e castagne (3), zuppe corroboranti (4). E le verdure? In Lombardia andiamo pazzi per la verza (5). In Toscana, dov...