16nov 2020
Toscana - Il Chianti secondo Giulio Tinacci
Una famiglia per il vino

Un’azienda agricola a gestione familiare, un giovane ingegnere che decide di cambiare strada e seguire la via di Bacco puntando sulla produzione di vini di qualità con vitigni autoctoni. Un dejà vu nel settore enologico dove il passaggio di testimone di padre in figlio, per generazioni, è stato un grande valore aggiunto di molte maison blasonate. Purtroppo però lo scenario non è più lo stesso e spesso il cambio generazionale è un problema serio e non solo nel settore vitivinicolo. Constatare quindi che un giovanissimo uomo già avviato alla professione ingegneristica scelga la faticosa anche se affascinante vita del vigneron merita un plauso.

Stiamo parlando di Giulio Tinacci (1) che da poco ha preso le redini della cantina di famiglia, l’Azienda Agricola Montalbino di Montespertoli, in provincia di Firenze.

Ma andiamo per gradi...

La zona è quella della campagna montespertolese e tutto ha inizio negli anni Sessanta quando la cantina faceva parte delle Aziende Agricole Riunite di circa 60 ettari di vigneti e che produceva principalmente vino sfuso e Chianti. Dopo diversi cambi di proprietà, la quasi totalità dei vigneti è stata espiantata e l’azienda frazionata. La famiglia Tinacci entra in scena negli anni Novanta acquistando la parte di Montalbino con l'avvio dei lavori per la realizzazione di un agriturismo a Montespertoli. Da quel momento l'evoluzione è inarrestabile... laddove in passato c’erano dei vigneti, Giulio e la sua famiglia operano un ingente sforzo di reimpianto di vitigni autoctoni (2 - 3) insieme ad una puntuale ristrutturazione della cantina (4).

“Quando con la mia famiglia abbiamo deciso di reimpiantare vigneti nei nostri terreni, c’era l’idea di completare l’azienda: la produzione di vino era l’elemento mancante che andava ad aggiungersi all’agriturismo, al ristorante e alla produzione di olio extravergine di oliva. Quando abbiamo avviato questo progetto studiavo ingegneria a Milano e mi occupavo prevalentemente degli aspetti amministrativi. Col tempo, però, mi sono sempre più appassionato e ho capito che quello del vignaiolo poteva essere il mio lavoro e il mio stile di vita" - racconta Giulio Tinacci - "Sono giovane e ho ancora tanto da conoscere e imparare, e lo farò anche grazie ai consigli dell’enologo Valentino Ciarla, dell’agronomo Gianluca Grassi, degli amici produttori e i contadini del territorio. Da questa vendemmia 2020 ho grandi aspettative sui vini che verranno, vista l’uva straordinaria che abbiamo portato in cantina, segno dell’ottimo lavoro fatto in campo quest’anno".

Le varietà di vite coltivate sono tutte autoctone: Sangiovese, Colorino, Canaiolo e Fogliatonda quelle a bacca rossa e Trebbiano, Malvasia Bianca Lunga del Chianti quelle a bacca bianca. Una gestione dei vigneti che all'equilibrio e al massimo rispetto delle piante e della terra. Dal 2008, infatti, l’azienda è certificata biologica, tanto lavoro manuale in vigna, pratica del sovescio e uso minimo e ponderato degli antiparassitari. Per il controllo delle infestanti viene fatto uso del solo diserbo meccanico, con lavorazioni periodiche del terreno e sfalci delle erbe. In cantina, l’utilizzo di solfiti o di altri prodotti enologici è ridotto al minimo così da ottenere un vino artigianale, territoriale e biologico. Le uve, completamente raccolte a mano e trasportate in cassetta, vengono selezionate e fermentate in tini in acciaio a temperatura controllata. Successivamente, i vini migliori sono destinati ad affinamento in botti grandi o barrique in legno di rovere. 

Al momento sono quattro i vini prodotti, tre rossi e un bianco.

Abbiamo degustato i 3 rossi, rispettivamente il Chianti Montespertoli DOCG 2019 (Sangiovese 80%, Canaiolo 15% e Colorino 5%), certificato Bio. Un Chianti Superiore DOCG 2018 (Sangiovese 75-80%, Canaiolo 15% e Colorino 5-10%) e Un Rosso Toscana IGT Montalbino, 2019 (Fogliatonda, Canaiolo, Colorino e Sangiovese), certificato bio (5). Dei tre spicca il Chianti Montespertoli DOCG, al palato di buon equilibrio, i cui tannini garbati si sposano bene con primi piatti come i pici al ragù bianco o con una corroborante ribollita.

 

I vini della Maison sono acquistabili tramite l'e-commerce aziendale QUI.

Altre info:

 

 

 

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Che colore sei? Anche se l'autunno vira su cromie come il marrone, l'arancione o il verde scuro, la Redazione ha votato all'unanimità per il rosa (1). Sì, proprio lui, emblema del romanticismo, della dolcezza, della femminilità, dello slow living. Ma il rosa è anche la tinta principe di quel nettare di Bacco particolarmente glamour e amato (non solo dalle donne) per il suo coté spesso fresco e fruttato, perfetto per accompagnare pietanze light come il pesce o come aperitiv...