14nov 2019
Toscana - Arcipelago: Nesos, il mare in un calice
Anteprima di un esperimento di Bacco unico al mondo

L'innovazione, quella vera esiste. E lo testimonia l'impegno e la ricerca di una piccola grande realtà imprenditoriale toscana che dal passato si è ispirata per creare uno straordinario vino rivolto al futuro. Stiamo parlando di Nesos, nettare bianco, vino "nuovo" di 2500 anni fa che, dal mito, ritorna nella nostra contemporaneità e ben racconta l'identità del territorio elbano, grazie all'esperimento dell'Azienda Agricola Arrighi con la complicità del Professor Attilio Scienza, Ordinario di Viticoltura dell’Università di Milano e di Angela Zinnai e Francesca Venturi dell'Università di Pisa. Un vino marino, unico al mondo, figlio di un importante progetto di ricerca che proprio ieri è stato presentato in un convegno organizzato in collaborazione con Regione Toscana, Toscana Promozione Turistica, Fondazione Sistema Toscana e Vetrina Toscana (1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6). "Un prodotto che ha attinto dalla ricchezza del mare, dalle sue diverse virtù per ottenere qualche cosa di nuovo" - ha dichiarato Angela Zinnai. Ma qual'è l'uva alla base di questo metodo di vinificazione? L’Ansonica: un'uva bianca tipica dell’Elba, probabile incrocio di due antiche uve dell’Egeo, il Rhoditis ed il Sideritis, varietà caratterizzate da una buccia molto resistente ed una polpa croccante che ha permesso una lunga permanenza in mare. Le uve sono state immerse in mare per 5 giorni a circa 10 metri di profondità, protette in ceste di vimini. Questo processo ha consentito di eliminare parte della pruina superficiale, accelerando così il successivo appassimento al sole sui graticci, senza arrivare alla produzione di un vino dolce. Il sale marino durante i giorni di immersione, per “osmosi” penetra anche all’interno, senza danneggiare l’acino. Il successivo passaggio delle uve avviene in anfore di terracotta con tutte le bucce, dopo la separazione dei raspi.

Tra i plus indiscutibili del nettare "figlio dei flutti" certamente l'alto contenuto di fenoli. Una concentrazione doppia rispetto a un vino di produzione "tradizionale". Un dettaglio non banale se pensiamo che i fenoli sono forti alleati della salute e di grande valore nutraceutico, già presenti nell'olio evo, nel tè verde, nelle mandorle etc. Molecole preziose che in questo caso sono tenacemente favorite dal ruolo del mare sulla buccia degli acini.

Ancora... il mare, in particolare il sale, contribuisce a ridurre l'acidità di queste uve, creando una particolare armonia al palato. L'assaggio rivela sentori balsamici, di frutta matura, ananas... la densità è setosa accompagnata da una gradevole percezione di freschezza. Al naso, non si può non ritrovare quelle memorie olfattive di mare, di scoglio e di sale che sono la vera essenza di questo nettare tanto antico quanto moderno. Di Nesos, vendemmia 2018, sono state prodotte 40 bottiglie ma il programma produttivo ha grosse potenzialità di sviluppo.

La particolare vocazione enologica dell'isola dell'Arcipelago toscano, inoltre, è documentata da Franco Cambi e Laura Pagliantini dell'Università degli studi di Siena, co-direttori dello scavo archeologico della villa rustica romana di San Giovanni, nella rada di Portoferraio. Gli scavi, infatti, hanno portato alla luce delle anfore vinarie e in particolare i dolia defossa: grandi vasi interrati che contenevano ciascuno più di mille litri. I cinque doli ritrovati potevano contenere circa 6.000 litri.

Durante il convegno è stato proiettato in anteprima italiana il documentario Vinum Insulae diretto e prodotto da Stefano Muti (Cosmomedia), che racconta l'esperimento enologico di Nesos. Reduce dai successi del 26° Festival International Œnovidéo di Marsiglia (primo premio come Miglior Cortometraggio e riconoscimento della Revue des Œnologues, per l’originalità e il valore della sperimentazione) Vinum Insulae è in concorso anche alla IX edizione del Most Festival 2019, Festival internazionale del cinema del vino e della cava, che si sta svolgendo in Spagna a Vilafranca del Penedès, durante la celebrazione della Giornata europea del turismo del vino. Il corto partecipa nella sezione competitiva: “Collita” composta da 36 film provenienti da tutto il mondo. Il 17 Novembre ci sarà l'annuncio dei vincitori e la premiazione.

Ricerca scientifica, scoperte archeologiche, arte (in questo caso la settima), passione per la coltura e la cultura della vite, un territorio ineguagliabile come quello del Parco dell'Arcipelago Toscano hanno dato vita ad un prodotto unico che racconta una storia millenaria.

 

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Photo Credits

Photo 1 : gianfranco gori
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2020. Punto a capo. Si rincomincia, si svolta. Cosa ci aspettiamo? Un anno ricco di novità, di tendenze originali e inaspettate, di orizzonti tutti da scoprire, di linguaggi inediti dove la diversità sia una costante, ovunque e comunque (1). Questo è ciò che immaginiamo e che racconteremo, curiosi come sempre, variando la prospettiva in ogni momento, cercando di cogliere i germi, più o meno evidenti, del domani che verrà. E se volessimo indicare in una parola l'unico vero proposito da perseguire? No waste, due parole in realtà per non dimenticare l...