06ott 2020
Milano - Settima edizione della guida Doctor Wine di Daniele Cernilli
La novità: 2 giorni di degustazioni aperte al pubblico

Inizio della Milano Wine Week col botto (1). Per la prima volta Doctor Wine di Daniele Cernilli, il celebre critico enologico, ha creato un vero evento in occasione della presentazione della Guida essenziale ai vini d’Italia 2021 (2) affiancando ben 18 prestigiose degustazioni aperte anche al pubblico, delle etichette più significative tra i più di 3.000 vini selezionati in 1.200 aziende (3). Un lavoro imponente, realizzato da validissimi collaboratori che hanno scandagliato il meglio della produzione nazionale. Noi abbiamo avuto il piacere di assistere a quattro masterclass. La prima intitolata Prosecco, Lambrusco e altre bolle, tenuta dalla bravissima Sissi Baratella ci ha proposto 13 vini di queste tipologie. I cinque Prosecco annoveravano le aziende Sorelle Bronca, Bortolomiol, Zardetto, Nino Franco, Villa Sandi tutte con delle bottiglie di alto profilo, provenienti dalle varie Rive in cui è divisa la Docg. Due interessanti prodotti metodo classico, dai colli piacentini, delle aziende Valtidone e Romagnoli con una presenza sui lieviti sopra ai 30 mesi hanno dimostrato che si può trovare una grande qualità anche in terroir non considerati di elezione in prima battuta. Tre splendidi Oltrepo Pavese Monsupello, Oltrenero e Castello di Cicognola hanno ribadito come la zona sia territorio principe del Pinot nero. Un outsider, la tenuta La Madeleine, di proprietà di Massimo D’Alema a Narni, in Umbria ha proposto Nerosé 60 mesi 100% Pinot nero, molto complesso sia olfattivamente con sentori di crosta di pane, ribes e pompelmo, sia in bocca con sapore elegante e persistente. Si è concluso coi due Lambrusco, Medici Ermete e Lini 910 spumantificati in classico con una resa a dir poco entusiasmante a dimostrazione della grande versatilità del vitigno. La seconda degustazione ha riguardato dei bianchi del centro nord ed è stata tenuta da Chiara Giannotti e Livia Belardelli. 15 assaggi dal Gavi di Nicola Bergaglio, superlativa espressione di questo lembo di terra che beneficia del particolare microclima a ridosso della Liguria ad un Custoza della azienda Monte del Frà, da anni ai vertici dell’enologia italiana per la qualità dei suoi vini non solamente in Veneto. Un curioso e intrigante rosato de La Salceta, proveniente dalla Valdarno, un umbro vinificato in anfora da Argillae, altra sorpresa, per poi risalire al nord con un Pinot grigio Trentino delle tenute Sajni Fasanotti e uno Chardonnay valdostano della maison Anselmet. Focus sulle Marche con 6 verdicchi, uno di Matelica e cinque di Jesi da aziende molto famose Belisario, Garofoli, Umani Ronchi, Bucci, Montecappone - Mirizzi,Mariotti Campi tutti al top di gamma. Concludendo in bellezza con il Maso Franc, da Chardonnay e incrocio Manzoni della splendida azienda trentina La-Vis che riesce a conciliare qualità e grandi numeri, un Vermetino ligure di Lunae, altra formidabile realtà della Lunigiana e infine Batar di Querciabella un blend di Chardonnay e Pinot Bianco proveniente curiosamente da Greve in Chianti. Antonella Amodio ha condotto con sapiente mano la masterclass sui bianchi del centro sud dove ci sono state parecchie sorprese. Donna Chiara ha proposto un Fiano di Avellino con profumi di agrumi, mela verde, macchia mediterranea e leggera iodatura. Audarya con un Nuragus di Cagliari assai intrigante, un Frascati superiore riserva Luna Mater della notissima azienda Fontana Candida ha dimostrato come questo vino possa assurgere a livelli impensati fino a pochi anni fa. La Cantina umbra Todini con Laudato a base principale grechetto, il pecorino abruzzese Supergiulia di Cataldi Madonna ai piedi del Gran Sasso ci hanno assai deliziato. La grande, per numeri e livello, cantina sarda Sella & Mosca ha portato il Torbato di Alghero Catore con sentori di pietra focaia e macchia mediterranea. Il bianko di Macondo, nelle Marche con un naso incredibile di anice, erbe aromatiche e pesca gialla. Ritorno in Campania con tre fuoriclasse, il greco di tufo di Mastroberardino, il fiano di Case d’Alto e la falangina di Fontanavecchia ci hanno portato con la loro classe alla straordinaria chiusura di una vernaccia di Oristano 1976 di Cantina Contini, degno apice di una sorprendente degustazione. Livia Belardelli ci ha accompagnato, inoltre, nel mondo dei Rossi italiani da vitigni internazionali con degli autentici numeri uno. Conte Vistarino con un Pinot nero Oltrepo pavese, un notevolissimo Merlot valdostano di Les Cretes, il Cabernet Toren di Tiefenbrunner in Alto Adige, decisamente accattivante. Casale del Giglio, che ha fatto la storia della vinificazione nell’agro pontino ha proposto con Mater Matuta un blend petit Verdot, Merlot e Cabernet Sauvignon di grande solidità ed eleganza. Omina Romana con ARS Magna Cabernet franc di Velletri con bocca ricca, piena, lunghissima e avvolgente. Un salto in Veneto con il rosso dell’abbazia di Serafini & Vidotto prima di chiudere con quattro capolavori che il mondo ci invidia: Montiano 2017 di Famiglia Cotarella, Fiorano Rosso 2015 di Tenuta Boncompagni Lodovisi, un vino molto amato anche da Luigi Veronelli, il San Leonardo 2015 fantastico blend Trentino premiato da anni in tutte le competizioni internazionali, per chiudere con un Montevetrano 2008, di incredibile raffinatezza e tenuta (4 - 5 - 6). 

 

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Eccoci scivolati anche un pò bruscamente nel fresco autunnale (1), quello che "chiama" il tepore di indumenti più pesanti o il fuoco acceso di un camino. Ritornano riti domestici come il cambio di stagione del guardaroba o la messa a dimora delle piante "non rustiche".  E poi c'è il food che come ogni fase dell'anno si veste di connotati diversi: l'uva sale alla ribalta, insieme al delizioso caco. E che dire dei funghi? Dai finferli, agli ovoli, ai porcini (2). Le castagne e le zucche per vellutate saporite e corroboranti (3). Se siete dei cultori dell'insalata, eb...