Leggere - "Le fate in nero" di Gino Corcione
Quando il mare si tinge di sangue...

I colori di questo piccolo grande capolavoro (il Frangente, 2022) uscito dalla sapiente penna di Gino Corcione e del suo personaggio, Napoleone Esposito detto “Popò” con finezza esilarante tutta partenopea, potevano cadere nel guazzabuglio di una tavolozza indefinibile e invece hanno la rara capacità di virare verso la mirabile composizione di un brillante arcobaleno che viene evocato nella copertina con le sue onde stilizzate (1 - 2). Perché tanti e tali sono i colori di questo affresco romanzato (o romanzo affrescato?) da unire il blu del mare e delle sue sublimi vicende anche umane, al rosso dei delitti malavitosi profusi nella storia; ed ancora il “noir” che la pervade fino ad ascendere al bianco - colore non colore - delle sue più poetiche e filosofiche considerazioni; il tutto ben farcito sempre da un lessico volutamente meticciato con frasi dialettali partenopee da gustare qua e là come le innumerevoli  "tazzulella 'e cafè" che i suoi numerosi personaggi si concedono spesso e volentieri.

Affresco, dicevamo, ma meglio trittico, essendo infatti la vicenda unica ancorché esposta in contemporanea su tre schermi: a Napoli, Roma e nel grande Nord di mare e di terra ove avvengono fatti incresciosi e delitti efferati durante una vacanza inizialmente all’apparenza spensierata delle protagoniste, le fate appunto, belle ma non più giovanissime quanto affascinanti e ricche co-protagoniste della narrazione. Con prosa empatica, elegante ma non accademica, l’Autore è capace non solo di divertire e coinvolgere il lettore, ma anche di renderlo piacevolmente attratto nel vortice dove i personaggi si inseguono in questa  composizione, quasi tessere del mosaico.

Ed allora ecco il succoso menù: accanto al nobile gran signore spiantato, le belle donne della Napoli bene; dal neo ispettore Popò già esperto perito navale quasi estromesso a forza dal suo precedente ruolo la cui maggiore attrazione è il posto auto (introvabile a Napoli e non solo), all'arrogante idiota “bocconiano” neo assurto alla guida dell’azienda assicurativa; dalle gustose figure degli omaccioni nordici, alla coppia dei simpatici marinai omosessuali il cui comandante (piccolo, brutto e pelato) si trasforma in un vero gigante allorché deve affrontare il mare in tempesta e che tempesta! Sì perché il mare del grande Nord quello vero, non è la “tinozza” mediterranea, col dovuto rispetto e quando ruggisce lo fa con ben altra foga (3) ove l’uomo, sebbene ottimo navigante, può solo inchinarsi al suo volere senza tentare inutili confronti destinati solo al peggiore dei naufragi…

E poi l’intrigo nell’intrigo, la causa di tutti mali: ovviamente la cupidigia.  Ed il mezzo, perfetto falso d’autore anch’esso raffinato:  un rarissimo francobollo vera "araba fenice” presente nel sogno di tutti i filatelici, ma nella collezione di soli pochissimi fortunati e miliardari appassionati filatelici. Il celeberrimo One Penny che un esperto, tanto famoso quanto ricattabile e quindi ricattato, certifica vero, anzi verissimo, non senza inserirvi però una variabile a tempo che ne permetta l’inaspettata e fantasiosa “definizione".

Se volessimo consigliarne la lettura dovremmo limitarci ad una sola ma importante raccomandazione sugli effetti indesiderati: fate attenzione a questo volume che ci rende dipendenti come un buon caffè appunto, anzi una "tazzulella 'e cafè" … buona bevuta, ops buona lettura!

 

Le Fate in Nero

Gino Corcione

Edizioni il Frangente

Pp: 320 b/n

Prezzo: € 19,00

 

Altre info:

1

2

3

SPUNTI DI VISTA

EDITO

Pensavamo fosse un brutto sogno. Una possibilità molto remota se non inammissibile. Che non ci avrebbe mai toccato anche indirettamente. La guerra (1). Solo scriverla o pronunciarla mette i brividi. Ci lascia interdetti, basiti, increduli. Con i suoi assurdi scenari e il suo linguaggio riaffiora dalla storia nel cuore dell’Europa. Copri fuoco. Bombardamenti. Vittime civili. Bambini disperati. Gente alla ghiaccio e senza cibo per ore interminabili. Code di carri armanti. Le sanzioni economiche che pesano sempre di più. L’indomabile resistenza ucraina. E poi migliaia di