30lug 2019
Emergenza climatica e riscaldamento globale: quali soluzioni?
La risposta di RiceHouse secondo l'Arch. Monterisi

Scarti di riso e bioedilizia, un connubio vincente come ci racconta l'architetto piemontese Tiziana Monterisi (1 - Quarta da Sx) che con il suo progetto imprenditoriale RiceHouse (2) sta rivoluzionando il modo di pensare la casa in termini più salubri e ad emissioni zero. Ecosistemi naturali duraturi, sostenibili dal punto di vista economico, ambientale e sociale, in grado di auto-mantenersi con un basso input di energia. Tutto ciò grazie ai sottoprodotti dell’agricoltura fonti di energia pulita e rinnovabile (3). In un momento di grave emergenza climatica con conseguenze disastrose mai viste nella storia umana, start up così intelligenti e meritevoli rappresentano una leva per cambiare il modo - ormai obsoleto - di intendere l'edilizia classica, favorendo un'economia circolare dove agricoltura e architettura si integrano in un processo etico e salutare. La stessa che ci chiede, anzi ci grida, la nostra madre Terra

 

 

Ci parli del suo progetto edile che nasce dal riuso degli scarti del riso...

RiceHouse così si chiama la nostra stat up imprenditoriale nata dalla mia decennale esperienza nel campo della bioedilizia e di materiali naturali nella composizione architettonica. Nello specifico trasformiamo gli scarti della produzione risicola (4) in materiali per l’edilizia (5). Partendo dalla paglia di riso, infatti, abbiamo industrializzato il processo di fabbricazione di telai in legno e paglia precompressa, al fine di realizzare edifici in paglia prefabbricati con elevatissime prestazioni energetiche (6). I sottoprodotti della lavorazione del riso vengono invece utilizzati per la realizzazione di una linea di massetti, intonaci edilizi e finiture a base di calce aerea, coccio pesto, lolla di riso e pula. L’intento è quello di proporre una linea di soluzioni bioecologiche per creare “Case di Riso” salubri e confortevoli. Un approccio alla bioarchitettura volto a valorizzare gli "avanzi" dell’agricoltura, minimizzando la produzione di rifiuti e l’impatto ambientale (7).

 

Potremmo definire quale quintessenza del costruire bene facendo fede alla sua idea? Se sì perché?

Sì, perché l’edificio, così come da noi inteso, rappresenta lo snodo primario per un nuovo equilibrio tra l’uomo e l'habitat. La casa, infatti, assume il significato di terza pelle dopo l’epidermide e l’abito. Come non indosseremmo mai tessuti plastici che possano nuocere alla nostra salute, lo stesso dovremmo fare quando costruiamo un edificio. Impiegare materiali di origine naturale non è, infatti, solo architettura bensì economia, salute, benessere e cultura. Ma tutto ciò ha senso se cambiamo il nostro punto di vista: un sistema di economia circolare con l’uomo al centro. In questo modo le materie prime vengono prelevate dall’ambiente per poi ritornare, una volta utilizzate, allo stesso. In sintesi, urge pensare a modelli di sviluppo sostenibili che sfruttino quello che la natura ci mette a disposizione.

 

Ci racconti in breve qualche case history recente nel pubblico come nel privato...

Tra i vari progetti, penso con orgoglio alla ricostruzione della scuola a Pieve Torina in provincia di Macerata. Distrutta dal terremoto, il ripristino ha contemplato solo materiali di nostra concezione. L’edificio è perfettamente sano ed eco friendly con pareti in paglia intonacate con la calce lolla. Non ha un impianto di riscaldamento, ma solo grandi vetrate per raccogliere gli apporti cosiddetti passivi del sole. Un altro esempio che ci rende fieri, nato dalla collaborazione con WASP, è la prima casa ecosostenibile stampata in 3d (Gaia). L’impiego di elementi come la terra cruda, il legno e scarti provenienti dalla filiera produttiva del riso, ha generato un esemplare altamente performante.

 

Cosa ha presentato all'ultima edizione di Klimahouse a Bolzano?

A seguito dell’ottimo riscontro ricevuto nella scorsa edizione, quest’anno insieme a Nordtex, azienda altoatesina che commercializza i nostri prodotti, abbiamo esibito una linea di sei nuovi biocomposti naturali, sempre ricavati dagli scarti della coltivazione del riso.

In particolare sono:

1. RH300: massetto alleggerito a base di calce naturale e lolla di riso.

2. RH400: intonaco di fondo a base di argilla, lolla di riso e sabbia silicea. 

3. RH500: pittura murale a base di calce di fossa a lunga stagionatura e pula di riso.

4. RH600: pannello di chiusura per isolamento in miscela naturale a base di lolla di riso e pappa reale.

5. RH700: pannello di chiusura per isolamento in miscela naturale a base di lolla di riso, argilla e pappa reale.

6. RH1000: pannello di chiusura strutturale per isolamento in miscela naturale a base di paglia di riso e pappa reale.

Abbiamo inoltre collaborato, nella realizzazione e fornitura dei materiali, nello stand di Wasp, nel quale hanno stampato in scala reale una porzione di muro del progetto Gaia, la prima costruzione realizzata con la tecnologia 3d (di Wasp) e materiali naturali (forniti da RiceHouse) nell’Ottobre dello scorso anno.

 

Viviamo in un'epoca di emergenza climatica e con tutta probabilità il futuro - neanche tropo lontano - soffrirà di carenza d'acqua. Il riso vive d'acqua, cosa ci racconta a riguardo?

Il riso è un cereale che utilizza l’acqua per proteggersi dalle radiazioni solari ma non è una pianta acquatica. Detto ciò è presente nei 5 continenti e l’Italia rappresenta più della metà dell’intera produzione risicola europea. Purtroppo va detto che la carenza d’acqua è sopratutto da imputare all’eccessivo sfruttamento che se ne fa nel campo dell’allevamento intensivo e delle monocolture. L’esempio della risaia vercellese, invece, è un unicum al mondo: da secoli le acque della Dora Baltea, del Fiume Sesia e del Fiume Ticino vengono incanalate per distribuire la loro fonte di vita nella pianura ai piedi delle Alpi. E’ un processo che, se protetto dall’utilizzo sconsiderato ed errato nella gestione delle acque territoriali, risulta in perfetta armonia con l’ecosistema di cui fa parte. L’approccio sistemico nell’utilizzo di sottoprodotti dell’agricoltura, di meccanismi di economia circolare e di attenta valutazione dell’impronta che ogni nostra azione può avere nei confronti dell’ambiente risultano essere l’unico piano d’azione per difenderci dall’emergenza climatica in atto.

 

Costruire in bioedilizia, perché oggi dovrebbe diventare sempre più una consuetudine?

La considerazione nasce da un principio rivoluzionario di svolta epocale. Il modello fin qui seguito si è dimostrato fallimentare. Ci hanno insegnato che la casa è eterna, è un valore che transita attraverso le generazioni. Ma è interessante notare che quello che oggi noi apprezziamo come duraturo e di valore appartiene a tempi lontani; il ponte romano, la basilica cristiana, la cappella medioevale... Un esempio? Nel cratere sismico del centro Italia gli unici edifici sopravvissuti avevano almeno 200 anni. Infatti le tecniche, i materiali e la cultura del progetto di quelle costruzioni non sono altro che Bioedilizia ante litteram; ciò che noi facciamo è unire la scienza e le moderne tecnologie al servizio di materiali nobili e antichi. Un approccio slow-tech sulle tracce del passato

 

Secondo lei oggi viviamo in uno stato sostenibile o bisogna fare ancora molto affinché si possa parlare a tutti gli effetti di urbanistica bio? Dove manca la mano pubblica per incentivare?

La politica dell’incentivo varata negli ultimi anni non ha prodotto i risultati sperati anche in settori floridi come il fotovoltaico. Sgravio fiscale, infatti, non fa rima con sostenibilità: oggi ci invitano a sostituire un elettrodomestico con un modello più efficiente senza lasciarci nemmeno il tempo di domandarci se sia realmente necessario. La sostenibilità è un valore, è un concetto astratto che parte dalle azioni di ognuno. Dobbiamo perseguire nuove abitudini, nuovi modelli di autostima utili affinché tutto ciò che ci circonda non resti mera eredità dei nostri padri, ma patrimonio per i nostri figli.

 

Telefono : 015 47 35 73

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EDITO

Pioggia, nebbia, freddo, neve. L'inverno, finalmente (1). Almeno dal punto di vista meteorologico perché mentre vi scrivo in realtà siamo ancora nella fase di passaggio autunnale. L'inverno, ufficialmente inizia il 21 dicembre. Ma il tepore casalingo, il clima uggioso e umido, le giornate più corte e sopratutto il Natale che incalza inesorabilmente mi fa venir voglia di cotture lente come il brasato o un sugo che crogioli a lungo. E ancora polenta (2), risotto magari con zucca e castagne (3), zuppe corroboranti (4). E le verdure? In Lombardia andiamo pazzi per la verza (5). In Toscana, dov...