Emergenza ambiente - Non c'è più tempo
Agire ora o mai più

Abbiamo imparato a convivere col peggio quasi fosse una disgrazia necessaria, anzi una pestilenza biblica giunta solo per caso sulle nostre spalle. Abbiamo imparato, noi italiani da tutti considerati “simpatici cialtroni” a comportarci (più o meno…) diligentemente ed osservare regole restrittive sempre più stringenti. Abbiamo imparato a dire sempre e solamente sì, senza mai reagire anche di fronte ad alcune probabili inutilità.Insomma, abbiamo imparato ciò che mai avremmo ipotizzato: ma impareremo mai a rispettare il nostro pianeta (1 - 2)? Secondo l’ultimo sondaggio Ipsos, il 72% degli italiani è convinto che il cambiamento climatico sia un problema più serio della pandemia Covid-19 e oltre l’80% ritiene che il governo dovrebbe considerarlo un fattore primario per il rilancio economico del Paese.  Mi domando e vi domando, però, se questa altissima percentuale di cittadini italiani sia poi così ligia nei fatti a quanto predica a parole? Se sia anche capace non solo di chinare il capo da sudditi più che da cittadini e reagire, civilmente e democraticamente certo, ma reagire alle evidenti imbecillità del nostro mondo odierno? In particolare, fra le emergenze ambientali, il 95% degli italiani punta il dito contro il problema plastica, con il 56% che ne parla addirittura in termini molto gravi (3). Così, cresce la percentuale di coloro che si impegnano attivamente per limitarne l’uso (70%, + 9% Vs 2018) e la consapevolezza delle pratiche di riciclo e di riuso e di soluzioni alternative. Ma se poi ci affacciamo al lato di una carreggiata, al bordo di un fiume o del mare o solamente facciamo due passi nelle nostre città, perché allora troviamo a migliaia rifiuti plastici e non? Insomma, tra il dire ed il fare non abbiamo solamente il classico mare a dividere, ma un oceano, spesso, di plastica (4)! Ed ecco che come tra i morti di Covid annoveriamo anche i suicidi (uno per tutti il ristoratore fiorentino suicidatosi poche settimane or sono e oggi da tutti dimenticato) che - temo - non mancheranno per motivi economici oltre che di salute… non abbiamo solo un mare, ma un oceano di inutili parole, di inutili e peggiori comportamenti. Mi chiedo e vi chiedo allora, ma il vecchio e sano “buon senso” dove mai è finito, se mai sia esistito ovviamente? Non possiamo rimboccarci le maniche ed agire, lavorare certo con prudenza ma lavorare? Senza parlare ogni istante solo di Covid e senza inquinare, rilanciando l’economia come nel dopo guerra e l’ecologia come mai, purtroppo. Senza seguire i “Soloni” autocelebrati ma anche senza esporci ed esporre gli altri ad inutili potenziali pericolosità. Non vorrei che chi oggi si auto celebra così tanto per aver ridotto il virus, debba domani piangere la morte economica del Paese, ma ancor più non vorrei vedere un popolo di YES MEN che dell’atavica paura ha fatto la propria bandiera: forse da sventolare sulle ceneri del Paese? Covid free, lo speriamo tutti certo, ma non economicamente distrutto.

Gli antichi Romani proclamavano “est modus in rebus” cioè moderazione nelle cose, insomma… diamoci una regolata, ma anche una mossa!

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Eccoci scivolati anche un pò bruscamente nel fresco autunnale (1), quello che "chiama" il tepore di indumenti più pesanti o il fuoco acceso di un camino. Ritornano riti domestici come il cambio di stagione del guardaroba o la messa a dimora delle piante "non rustiche".  E poi c'è il food che come ogni fase dell'anno si veste di connotati diversi: l'uva sale alla ribalta, insieme al delizioso caco. E che dire dei funghi? Dai finferli, agli ovoli, ai porcini (2). Le castagne e le zucche per vellutate saporite e corroboranti (3). Se siete dei cultori dell'insalata, eb...