10nov 2020
Emergenza ambientale, se ne parla troppo poco
Dall'Africa alla nostra agricoltura, non c'è più tempo

Non so se ve ne siete accorti ma da quando è iniziata la maledetta Pandemia, di emergenza ambientale se ne parla sempre meno (1 - 2). Eppure non se n'è andata in "vacanza", non è finita, tutt'altro. Un problema grave (3) che peggiora ogni giorno in tutto il mondo come ben lo dichiara il nuovo studio pubblicato da Greenpeace Africa e dall’unità scientifica di Greenpeace. In Africa, appunto, (4) tutti gli scenari climatici considerati prevedono che le temperature medie future in Africa aumenteranno a un ritmo più veloce della media globale. Se non si interverrà al più presto per ridurre e poi azzerare le emissioni, l’aumento medio della temperatura di gran parte del continente supererà i 2 gradi centigradi, per ricadere nell'intervallo da 3 a 6 gradi centigradi entro la fine del secolo, da due a quattro volte rispetto a quanto consentito dall'Accordo di Parigi. Le conseguenze? Morti, migrazioni, conflitti climatici, scarsità di acqua potabile, impatti sulla produzione agricola ed estinzione accelerata di specie endemiche africane. 

E da noi? Tra i settori più in sofferenza per il cambiamento climatico in atto, ovviamente quello agricolo (5). Per fortuna in questo assurdo scenario in cui l'uomo si autodistrugge lentamente e poi cerca di porvi rimedio per quanto possibile, ci sono progetti lodevoli come LIFE ADA (ADaptation in Agricolture) il cui scopo consiste nell'aumentare la resilienza del settore agricolo. Come? Attraverso lo sviluppo di strumenti di conoscenza e pianificazione che le forme aggregate di produttori ed agricoltori possano utilizzare per adattarsi ai cambiamenti climatici. L'iniziativa, che coinvolgerà UnipolSai come capofila e partner quali ARPAE Emilia-Romagna, Cia-Agricoltori Italiani, CREA Politiche e Bioeconomia, Festambiente, Legacoop Agroalimentare Nord Italia, Leithà e Regione Emilia-Romagna, verrà implementata inizialmente in Emilia-Romagna e successivamente replicata in Veneto, Toscana e Lazio per un totale di 6.000 singoli agricoltori nelle regioni selezionate e 15.000 agricoltori a livello nazionale. A lungo termine, il numero potenziale di utenti dello strumento ADA nelle tre filiere selezionate saranno 242.000 agricoltori, che rappresentano circa 1.140.000 lavoratori e 2,6 milioni di ettari di SAU (Superficie Agricola Utilizzata). Nel lungo periodo, alcuni impatti previsti dell'ADA sono la riduzione dell'1% delle emissioni di CO2, del 2% delle emissioni di NH3, del 5% di consumo di acqua, del 5% di consumo di energia, oltre ad un miglioramento del 3% della resilienza degli abitanti alle inondazioni e un aumento del 17% della gestione sostenibile delle aree agricole nei tre anni di progetto.

Ricordiamo infine che la cultura del rispetto dell'ambiente passa anche attraverso ognuno di noi con l'obbligo oltre che il dovere di essere "ambasciatori" di tematiche così urgenti. Divulgandole, promuovendole e sopratutto mettendole in atto ogni giorno per un cambiamento reale. E per i nostri figli.

 

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