18feb 2019
5 domande a Pino Perrone, Whisky Consultant del Roma Whisky Festival

Intervista in esclusiva per FOODMOODMAG a Pino Perrone (1), Whisky Consultant del Roma Whisky Festival (2) di cui abbiamo già parlato l'11 febbraio 2019 QUI, il più importante festival di settore italiano, la cui ottava edizione si tiene a Roma, sabato 2 e domenica 3 marzo 2019, presso il Salone delle Fontane all'Eur.


1) Il whisky rappresenta sicuramente un “fondamentale” , come nasce la sua passione per questo nobile distillato?
Nasce nel 1992 grazie a uno scrittore. Non perdo occasione di ribadire a chi sono debitore, si tratta dello spagnolo Manuel Vázquez Montalbán, che spesso citava, nella saga del suo alter ego, il detective Pepe Carvalho, un single malt: il Knockando. Comunicava passione nella descrizione del prodotto. All’epoca la mia conoscenza era riservata ai blended di marca che riceveva mio padre per le festività natalizie. Non mi incuriosivano né mi entusiasmavano, una volta assaggiati. Un single malt non l’avevo ancora incontrato e così decisi di acquistarne uno. Non trovando in prima istanza il Knockando (fu la seconda bottiglia che comprai), ne provai un altro, il Lagavulin, che è torbato. Fu un'Epifania e da quell’istante cominciai a cercare e provare tutti whisky possibili.

2) Single o blend, come dire meglio bionda o mora…? E poi c’è il torbato… 


Domanda scomoda da organizzatore e divulgatore. Preferisco scegliere un single malt, non solo per la qualità intrinseca del prodotto, ma per il valore aggiunto di una specificità. Ciò non toglie che ci siano degli ottimi blended in circolazione, alcuni dei quali si azzardano - per fortuna – a non filtrare a freddo, come anche del resto circolano dei pessimi single malt. Blendare significa creare, in effetti, un prodotto che altrimenti non esisterebbe. Ma, ripeto, personalmente sono un devoto del single. Il discorso dei torbati è molto complesso. Non tutti sono buoni. Si ha la difficoltà a integrare le note polifenoliche tipiche loro con gli altri elementi, come floreali, fruttati, maltati, che dovrebbero avere. Sempre che una persona cerchi la pluralità di aromi e l’armonia. E io sono tra quelli. Pertanto, pur amando i torbati, non sono uno di quelli che o loro o nulla. Bisognerebbe avere delle vedute più ampie, come un vero appassionato di whisky ha. Altrimenti si è un semplice appassionato di whisky torbati, e non di whisky. Oltretutto non rappresentano che un esiguo 10% della produzione scozzese. 

3) Il whisky bevanda o anche alimento?
Direi, oggigiorno, bevanda. Un tempo poteva anche essere un alimento, come peraltro il vino, ma questo connotato, con il progresso dell’Uomo, si è fortunatamente perso, diventando un modo per gratificarsi con il piacere della degustazione.



4) C’è chi lo beve a tavola con alcuni cibi, quali in particolare si sposano meglio con le nostre abitudini alimentari?


La moda del momento è quella di abbinare qualsiasi bevanda al cibo. Il principe di tali accostamenti, per il mio modo di vedere, è - e rimarrà sempre - il vino. E’ comunque previsto farlo anche con birra, distillati e ultimamente anche i cocktail. Una cosa è però pasteggiare con, e un’altra abbinare. I più indicati sono, oltre ad alcuni dolci come la pasticceria secca, alcuni lievitati, Sacher Torte e cioccolata, ma anche prodotti di mare quali crostacei, molluschi e ostriche, pesci di natura grassa come triglia e salmone. Molti formaggi si sposano bene, sopratutto gli erborinati, ma anche gli stagionati, quelli d’alpeggio e quelli a latte crudo. Consiglio di provare anche con piatti a base di uova, omelette e primi piatti carbonara, ma anche una cacio e pepe.



5) In conclusione lei come lo preferisce: con un buon sigaro accanto al camino oppure…


Il bello di questo distillato è che offre ampie possibilità (3). Può essere ingrediente per essere un drink, oppure lo si può gustare come assoluto protagonista. Personalmente è quest’ultima la mia fruizione, giacché è così che è imbottigliato. Il sigaro, certamente, è un abbinamento ideale. Tuttavia consiglio sempre di provarlo anche da solo, per poterlo assaporare nella sua integrità. Qualsiasi accostamento che faremo tenderà ad alterare il gusto dello spirito, è un processo inevitabile che alcuni ricercano proprio per questa ragione. Una fruizione legittima, vien da sé, se già lo si conosce per quello che è naturalmente.

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Tempo di belle giornate, tempo di convivialità. Questo è il lusso "secondo me". Quel tempo, anche vuoto, da dedicare a se stessi, il dolce far niente, senza ansia, scadenze o stress. Per sognare, meditare, lascia liberi i pensieri e, sopratutto per conversare con gli amici (1). Senza cerimonie, senza formalità o obblighi. Magari intorno a un tavolo (2 - Tognana: ciotole Zoe), all'aperto, a "chiacchiera" come dicono i toscani: a gustare asparagi freschi (3 - verdi, bianchi o violetti) o verdure come i sempre amati f...