Sacchetti dell'ortofrutta - Chi paga l'ambiente?

Come noto, dal 1 gennaio scorso i consumatori italiani hanno brindato al nuovo anno con un ulteriore (tra i tanti) balzello: il sacchetto usa e getta, ecologico in bio-plastica (1) che, seguendo la nuova norma di legge, deve contenere almeno un 40% di componente vegetale. Bello lo scopo, meno ma molto meno, il vecchio vezzo del legislatore italiano (cioè dei nostri politici) di ribaltare sui cittadini il costo dell'operazione che nasce da molto lontano.

E tale fonte primaria è forse da ricercare in noi stessi, nella poca o nulla educazione civica, essendo sia l'educazione che il civismo concetti ormai sconosciuti ai più: dalle famiglie alla scuola e quindi alla attuale società. Non meraviglia perciò che complice, appunto, la maleducazione, nel senso più alto del termine, il nostro pianeta sia ridotto da tempo ormai in spazzatura. Basta fare due passi in una qualsiasi città per notare (il fatto tragico è che non lo si nota quasi più ormai) rifiuti ovunque, se poi ci si prende la briga di una istruttiva "gita" in discarica, allora si potrà vedere con i propri occhi la quantità incredibile di rifiuti prodotta e raccolta, ancora il non piccolo problema dello smaltimento ed infine ciò che più mi turba, lo stato pietoso della discarica delle discariche: il mare.

Solo pochi giorni or sono, sono state divulgate on line le sconcertanti tristi immagini di una manta gigante che si aggirava nei suoi mari esotici resi un vero immondezzai di plastiche, è di recente notizia la raccolta sulle spiagge italiane di ben 7 mila cotton fioc notoriamente prima causa della morte di delfini e tartarughe, oltre che di molte altre specie marine, tanto che la multinazionale che le produce ha fatto sapere che fermerà la produzione di cotton fioc col bastoncino in plastica. Al loro posto, sul mercato verranno introdotti bastoncini cotonati prodotti interamente in carta e, quindi, biodegradabili.

Giusto etico ed ecologico quindi il provvedimento legislativo, ma troppe sono le storture: la prima enorme a nostro modesto giudizio, quella di averne ribaltato il costo interamente ed indiscriminatamente sul consumatore ed un altro immediato quello di averne impedito un uso corretto alternativo (2). "Il fatto che si possano portare da casa sacchetti nuovi per la spesa di frutta e verdura è pura teoria - ha infatti dichiarato il Presidente di Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli - perché il consumatore per essere in regola dovrà trovare esattamente quelli che si usano nei punti vendita, dello stesso peso, biodegradabili e biocompostabili. Quello che chiediamo ai ministeri è più semplificazione e più chiarezza". Sia il Codacons che l'Unione nazionale consumatori denunciano che alcuni supermercati (3) fanno pagare i sacchetti a chiunque acquista ortofrutta, anche se non li usa (per esempio attaccando l'adesivo col prezzo sul prodotto). Situazione francamente incresciosa tanto che il Codacons annuncia un esposto per truffa a 104 procure.

Ecologia, economia, sostenibililtà, "vero" tutto ma chi inquina è l'industria (produttiva o distributiva che sia e che ne gode il profitto) od il consumatore finale: cittadino, suddito o schiavo?

Meditate gente meditate, specie prima di andare alle urne....

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EDITO

Il freddo ormai bussa alle porte. Le giornate diventano più corte e… torna la voglia di casa (1). Avvolti dall’effetto cocoon, riscopriamo la gioia del confort di stare tra le mura domestiche. E così molti celebrano i primi sabati d’autunno "copertina di linus-divano-tè-caldo-fiction-tv".
Ecco i weekend inside invece che outside, complice la rete con anche l’editoria on line che permette di usufruire di decine di magazine da sfogliare liberamente dal proprio smartphone (2). O ancora Instagram. Per non parlare della te...

 

 

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