chef stellati E COCCI NEL PIATTO
responsabilità per danni

La location, una terrazza con vista mozzafiato di un grand hotel cittadino per una cenetta romantica. Lei mi guarda con due grandi occhi innamorati (1). Io non ho bisogno di far colpo, cosa di per sé già quasi impossibile, ma so che mi ama teneramente e desidero, comunque, trascorrere insieme una bellissima serata.

Inizio, quindi, a sfogliare il menu, ricercato... di quelli con molte stelle. Non voglio pensare al conto, in fondo ne vale la pena: piatti dai nomi esotici o evocativi, grandi vini. Insomma, tutto quanto permette di pregustare il meglio, cui sarebbe certo seguito un post cena da ricordare.

Decido, quindi, di ordinare un piatto dal nome che sembra suggerire più un'opera d'arte che un cibo e la cui composizione offre l'atlante di vari continenti (2), con bene placido del km zero: per una volta posso dimenticare le mie ossessioni ambientaliste per fare uno strappo alla regola; del resto serate così non capitano certo tutti i giorni. 

Dopo una congrua attesa, intercalata da un aperitivo, qualche sospiro ed un buon sigaro toscano, ecco finalmente giungere il trionfo da me richiesto, troneggiante su un piatto più simile ad un vassoio per dieci, che ad una singola portata. Mi accingo quindi a gustarne tutte le prelibatezze, dimenticando per qualche istante la mia bella compagna che tuttavia non proferisce parola, consapevole e complice della mia momentanea giustificata "assenza", e assaporo con voluttuosa partecipazione papillare la prima forchettata.

Che delizia, che sinfonia di sapori, anche l'occhio vuole ed ottiene la sua parte. Praticamente perfetto e così un boccone dopo l'altro che mi impedisce, tra l'altro, ogni ragionevole conversazione con la mia bella commensale, finché... finché quasi mi strozzo!

In sintesi, estrema e brutale, un fondo di bottiglia, sì proprio quello avete ben compreso, celato sotto un velo di riso thai!

Trascorso il primo momento di stupore e sinceratomi di non avere riportato tagli profondi in gola, chiamo il cameriere che arriva tutto pieno di sussiego e al quale mostro l'oggetto contundente, insieme alle mie rimostranze, rimandando allo chef e ad altro successivo momento il vocabolario di improperi in varie lingue e dialetti che nel frattempo mi sgorgano alla mente, senza alcuna soluzione di continuità.

A questo punto - l'uomo di legge (si dice così) prende il sopravvento - mi affretto a considerare gli aspetti giuridici della questione: intanto, il danno materiale patito, la seria possibilità di danni fisici, per fortuna non verificatisi e, in ultimo ma non da ultimo, i danni morali

L'applicazione delle norme su sicurezza e igiene degli alimenti, infatti, comporta obblighi e responsabilità anche penali per chi – professionisti e aziende – opera nel settore agro-alimentare, ristoratori compresi ovviamente. L'obiettivo è tutelare i consumatori e garantire la qualità della produzione e del commercio degli alimenti, oltre alla incolumità come nel caso di specie.

Solo per ricordare gli aspetti più tecnici della questione, varie sono le norme che entrano in gioco: intanto nei casi più gravi ed in sede penale le lesioni colpose (Dispositivo dell'art. 590 Codice Penale), poi gli aspetti civilistici delle norme contrattuali e relativa responsabilità*, senza naturalmente contare infine i danni morali...

Non mi addentro in altre disquisizioni giuridiche che sarebbero necessarie quanto noiose al lettore comune, come spesso è la mia materia, solo per sottolineare la grave duplice responsabilità (civile e penale, appunto) derivante da tale frangente. 

Dimenticavo... la mia dolce "compagna" non ha mai abbandonato il proprio aplomb, forse in ciò aiutata dal fatto di essere un... bulldog inglese (3).

 

 

La responsabilità contrattuale è la responsabilità in capo al soggetto debitore di risarcire i danni cagionati al creditore con la non esatta esecuzione della prestazione dovutagli in virtù del rapporto obbligatorio tra loro sorto, avente come fonte un contratto o qualsiasi atto o fatto (che non sia fatto illecito) idoneo a produrre un'obbligazione. Alla responsabilità da fatto illecito si suol dar il nome di responsabilità extracontrattuale (art. 2043 c.c.)

 

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

“Navigavamo in un mare di latte”, così Luciano di Samosata, scrittore greco antico di origine siriana e narratore di fantascienza ante litteram immaginava una crociera fantasiosa ai confini delle realtà.

Oggi invece la situazione è ben diversa: navighiamo infatti e realmente in un mare di plastica (1). Ma da dove l’origine, dove la destinazione finale e quali infine gli eventuali rimedi? 

Immaginiamo quale sia il tragitto di un normale cotton fioc, dalle orecchie dopo la pulizia nel nostro habitat domestico: magari lo scarichiamo ...

 

 

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