01mag 2017
firenze - IL FASHION SHOW DI ACCADEMIA ITALIANA
THE GAME

Ancora una volta, come ogni anno si è alzato il sipario sulle magnifiche creazioni dei trenta laureandi di Accademia Italiana Arte Moda e Design. Centottanta i pezzi unici e cuciti interamente a mano che hanno calcato la passerella del teatro Obihall di Firenze (1). Tema della sfilata è stato il gioco, “The game”, la componente ludica della vita, che ci solleva dalle incombenze cui dobbiamo far fronte quotidianamente. Un momento estraniante, che si è posto l’obbiettivo di rivisitare memorie passate, più o meno recenti, e momenti felici, di serenità e divertimento, trascorsi con la spensieratezza tipica del momento ludico, che caratterizzi esso l’infanzia, l’adolescenza o l’età adulta.

I giovani fashion designer si sono divertiti, non trascurando certo la precisione nei dettagli, a sbizzarrirsi sul tema proposto (2 - creazione Beniamino Belfiori). Nei capi presentati sorprendono le citazioni al cinema felliniano, colte e rivisitate in chiave fashion, che vengono rappresentate sugli abiti, in particolare del celebre ed intramontabile “Amarcord” e dei bizzarri personaggi di “I Tenenbaum” di Wes Anderson, che li hanno ispirati. Li abbiamo visti giocare con l’identità di genere, impiegare il tulle, dando vita a creazioni che sembravano opere d’arte, scovare dagli album d’infanzia le tutine morbide per rivisitarle in chiave attuale e trasformare copriletti trapuntati, come quelli a stampa floreale, in bellissimi abiti da sfoggiare per un’occasione speciale oppure in maxi cappotti (3). “Il tema scelto quest’anno evoca in noi emozioni anche contrastanti: come leggerezza, capacità, intuito, resistenza, equilibrio, forza. Ma soprattutto indica una direzione, quella appunto di sapersi mettere continuamente in gioco, essere presenti nella realtà di oggi per vincere le sfide del futuro” - dichiara Vincenzo Giubba, presidente di Accademia Italiana. Ne è risultato un defilée eccezionale che è riuscito a catturare pienamente l’attenzione dei presenti: pelle e stoffe siliconate o plastificate per un look che non potrà passare certo inosservato, quasi ad evocare un’atmosfera fantascientifica che ci ha trasportati per un attimo in un universo parallelo, così distante dal nostro o ancora tessuti naturali come cotoni e lini, dedicati per un 30% all’uomo come il trend di mercato di quest’anno comanda. I colori, hanno seguito le dritte di stagione ponendo sotto i riflettori quelli pastello come ad esempio l’azzurro fino ad arrivare a quelli più vivaci come il giallo ed il rosso. Tutti i prodotti presentati sono stati cuciti e disegnati a mano, anche gli accessori, dai cappelli, alle cinture, alle borse, privilegiando e mettendo in risalto l’esclusività dell’handmade e del made in Italy. Nel corso dell’evento, è stato inoltre assegnato il Premio Piramide (4) dell’eccellenza a Stefano Ricci, che quest’anno, su indicazione degli allievi che lo hanno eletto “maestro da premiare”, si è aggiudicato la scultura dorata disegnata da Gianni Quaranta, Oscar per la scenografia, in precedenza conferito fra gli altri a Roberto Capucci, Franca Sozzani e Vivienne Westwood. “Sono emozionato perché ricevere un premio dagli studenti è un onore. È un privilegio per me e per tutti voi iniziare a lavorare in una città come questa, dove alzi il naso e vedi capolavori ovunque. Vi voglio dare un augurio e un consiglio: ci vuole tanta tenacia, cercate di avere un obbiettivo. I casi della vita vi possono far deviare ma tornate sempre all’obbiettivo. Non è più il tempo dei fenomeni, la vera rivoluzione è data dal fatto di essere normali. Credeteci perché il mondo della moda ha bisogno di voi”- afferma il fashion designer ed imprenditore fiorentino.

Poche parole, dirette, che arrivano al cuore; un appello a non mollare, a crederci, sempre. Probabilmente a volte potremmo smarrire la strada ma l’amore per la moda ci condurrà sempre “a casa”. 

 

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Photo Credits

Photo 2 : caterina

SPUNTI DI VISTA

EDITO

“Navigavamo in un mare di latte”, così Luciano di Samosata, scrittore greco antico di origine siriana e narratore di fantascienza ante litteram immaginava una crociera fantasiosa ai confini delle realtà.

Oggi invece la situazione è ben diversa: navighiamo infatti e realmente in un mare di plastica (1). Ma da dove l’origine, dove la destinazione finale e quali infine gli eventuali rimedi? 

Immaginiamo quale sia il tragitto di un normale cotton fioc, dalle orecchie dopo la pulizia nel nostro habitat domestico: magari lo scarichiamo ...

 

 

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