06apr 2017
moda, antropologia e passione per l’africa
PARLA la creatrice di waxmore

Un'antropologa. Una stilista. Ma soprattutto una grande estimatrice dell'Africa. Abbiamo incontrato all'ultima Edizione di Taste a Firenze Maria Cristina Manca (1), che da poco ha lanciato sul mercato Waxmore, brand di abiti anche per uso professionale, tutti connotati da splendide texture, fantasie, giochi cromatici dal ricco e complesso continente africano (2). Tessuti con un proprio linguaggio: simboli che raccontano stati d'animo, desideri reconditi, o messaggi sociali. Insomma, un universo in immagini di grande fascino. Bellissimo da indossare.

 

Come nasce l’idea di una linea di moda africa style? ci descriva in sintesi capi più significativi della nuova collezione?

WAXMORE è un sogno al quale pensavo da anni. Da poco diventato realtà con l'intento di per portare i colori e la magia dell'Africa da prima a Firenze per poi espandersi nel mondo e tornare di nuovo in Africa per sostenere progetti produttivi di donne. Il colore quindi, sia come effetto visivo sia come modalità di vivere e lavorare. E per tornare a un concetto di unicità: unico il capo (come lo è la stoffa utilizzata), uniche le mani che lo lavorano, unico il progetto e unico chi lo indossa, con il proprio e personale stile. Un progetto che è un po' espressione di tutte le mie esperienze e competenze, diventando laboratorio vivo e dinamico di scambio, e meticciato di di storie, vite, stoffe e colori. Nasce per tutto questo: per volontà stilistica e per dare un futuro professionalizzante, una speranza e un progetto di vita, da utilizzare qui o nei Paesi di origine, ai richiedenti asilo che frequentano il tirocinio “voglio fare il sarto!”.

Per questo è stata anche lanciata una campagna di crowdfunding su www.eppela.com/vogliofareilsarto. Tutti i capi sono divisi per categorie d'uso: per chi lavora (3) (cuochi, chef, personale di sala, ma anche per medici, infermieri, dentisti, veterinari), per la casa (tovaglie, runner, copridivani ma anche kimoni e pantofoline), per chi viaggia (mantelle e altri accessori lifestyle come porta iPad), e infine per chi vive l'Africa (una linea che prende spunto da modelli tipici come i boubou rivisitati). Mi piace dar vita a un abbigliamento che nasce per essere utilizzato e non dimenticato nell'armadio, perché fuori moda, abiti che nella fattura e nei dettagli rispondano a esigenze di bellezza ma anche di comodità e praticità. Nonostante i colori forti, tutto è lavabile a 40 gradi, le tasche sono profonde ed esistono non solo come dettaglio estetico ma come uso reale.

Abbiamo chiesto a chi lavora, a chi viaggia, a chi ama la casa, il loro concetto di estetica, di comodità, le loro esigenze, e quello che mancava  sul mercato… e continueremo a farlo! Informandoci sul significato di sentirsi unici, colorati, belli e comodi.

Che cosa rappresenta per lei l’Africa?

Non certo un continente esotico! Conosco l'Africa attraverso il lavoro umanitario nei momenti delle emergenze e posso dire che rappresenta il mio sentire più profondo. Ho imparato molto in Africa lavorando con persone del posto, a rivedere le priorità della vita, per esempio, e ad affrontarla da un differente punto di vista, vedendo "il bicchiere mezzo pieno" e non mezzo vuoto (4). Ma anche a non arrendermi e a provarci sempre. In Italia siamo abituati a legare età e percorso professionale e personale, tappe obbligate della vita dalle quali è difficile uscirne. In Africa ho imparato che si può ricominciare sempre e a qualunque età! 

L’africa è considerato il continente del buoi e del mistero. Perché? ancora oggi?

In Africa c'è poco in superficie, bisogna avere la pazienza e l'attenzione per guardare e vedere cosa c'è "dietro", cosa si nasconde. Questo per me è mistero. Sostituirei i polli ai buoi (i polli sono tra gli animali più rappresentati nei wax), animali che circolano ovunque, e pranzo delle feste. 

Se dovesse sintetizzare le varie anime dell’Africa, cosa direbbe?

Creatività, vitalità, purtroppo disperazione, epidemie, mancanza reale di futuro, ma ricerca quotidiana per cambiare la situazione, e partenze (le mie!).

Il tempo, la parola, il simbolo. Un concetto per ognuna di queste categorie del pensiero, che in Africa sono così diverse rispetto alle nostre. Diverso è anche il concetto di colore. Ce ne parla?

Il tempo non si rincorre e per esempio l'idea della morte (il passare del tempo che qui sfuggiamo con terrore) è semplicemente una tappa della vita che scorre e cammina. In Africa c'è una profonda accettazione. Il tempo, come in molte zone del mondo che vivono di agricoltura, è determinato dalle stagioni, dalle piogge, dai raccolti.

I tessuti wax hanno un proprio linguaggio: raccontano storie, emozioni attraverso la rappresentazione simbolica che sostituisce la parola. Ogni colore, ogni forma racconta, molto più delle parole: se la donna è sposata, se ha figli, se è vedova, se è in età da fidanzato. Ci sono wax specifici per ogni momento di passaggio della vita: dalla nascita alla morte e il wax è Il regalo che accompagna, dall'amaca (culla) alla tomba (5). 

A chi è rivolto il messaggio intrinseco delle sue creazioni? 

A tutti coloro che amano sentirsi unici e pieni di colore. Non è obbligatorio né conoscere né amare l'Africa.

Telefono : 3394270947

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Devo confessare che l'ultima riunione di redazione per discutere su argomenti utili, anche e soprattutto, per il prossimo editoriale, è stata come pervasa, almeno in principio, da un mood vagamente annoiato. Sì, avete capito bene… il tema era il Natale che verrà (1). Ed ecco quindi i soggetti che uscivano dal brain storming fiorentino: "Il piacere di donare e di ricevere", "Dare come parola talismano, che fa crescere", "Natale anniversario del cuore, il momento per recuperare dal solaio le statuine per il Presepe", "Albero si o albero no", "I mercatini di Natale più belli d...

 

 

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