18ott 2016
Maddalena Rocco, artista, orafa, designer e raffinata gourmet
I’arte si mette a tavola

Ogni oggetto racconta una storia come le magnifiche creazioni per la tavola di Maddalena Rocco (1), artista lombarda, che abbiamo incontrato a Venezia (2) in occasione della recente Venice Design Week. I suoi lavori infatti sono stati esposti  nell’ambito della mostra THE ELEGANCE OF THE BLACK SWAN, a Palazzo Grimani. Un set di arredo tavola - sottopiatti e posate ispirati alla Dea Nyx e coppe alla Dea Nemesi - in bilico tra arte e oggetti di uso quotidiano che lascia a bocca asciutta (ma solo nel senso dello stupore) per bellezza ed eleganza. L’artista ci racconta come nasce, soffermandosi anche sulla sua idea di arte della tavola. Forme, luci e colore per un momento conviviale che resti nell’immaginario di ognuno. Un quadro su cui condividere buon cibo, un’insieme di arredi e di oggetti pregni di significato per lei e, soprattutto, per gli altri. Come le sue posate, i sottopiatti o i bicchieri, appunto, affascinanti e pratici al contempo. In fondo il design forse non salva il mondo ma di certo migliora la vita. E con artisti come la Rocco, anche la tavola diventa unica. E di stile. 

 

Ci racconta il suo background e quale tipo di esperienze l’ha portata ad essere l’artista che è oggi? 

Dopo l’Accademia delle Belle Arti a Brera, dove ho conseguito il diploma in pittura, ho continuato la mia attività in una bottega orafa, insieme a mio marito. Molte le esperienze legate al cesello e all’incisione. Mi occupavo anche della progettazione dei gioielli, dedicandomi al contempo all’insegnamento della figura e dell’ornato in un liceo artistico a Milano. Nella metropoli lombarda, anche se la maestria artigianale ha grandi potenzialità di sviluppo, è ancora poco conosciuta. Detto questo non ho mai smesso di cercare una mia personale vena creativa che ha portato alcuni anni fa alla nascita di una linea di gioielli ispirati al Mito, dove l’incisione a bulino è protagonista. L’idea delle posate è più recente.

Lei vive quasi ogni giorno a contatto con la “materia” che plasma e ripropone in forme nuove, cosa ama di più per realizzare le sue opere?

A seconda dell’idea, scelgo il materiale migliore, più adatto. Amo molto la radice di rubino, la parte inferiore di questo prezioso minerale che normalmente si posiziona vicino alla roccia madre ed è opaca. Questo per la gioielleria. Per l’Arte della Tavola ho scelto del legno nero, il corno invece per le coppe, che ritengo magnifico. Spesso uso il cristallo di Rocca, e anche l’agata…. dipende da cosa voglio esprimere. Ancora… per le posate sicuramente l’argento ottocento, anche se i prototipi sono in bronzo. Va detto che il bronzo è un materiale molto ostico da lavorare e non lo userei mai per delle posate; l’argento, infatti, oltre ad essere più malleabile, è anche più sano.

Continuiamo a parlare di tavola… Perché scegliere una mitologia così particolare (Nyx dea della notte e Nemesi=dea del riscatto) e inconsueta?

Sono veri gioielli!… da tavola. Quindi sono sì delle posate, delle ciotole, ma sono anche i miei gioielli (3). 

Si direbbe che questa figura mitologica l’appassiona particolarmente… 

In realtà, parto da concetti di base e poi incido; In uno certo senso cerco dei pretesti per raccontare qualcosa che mi riguarda, delle riflessioni… E, infatti, le mie creazioni e le pietre che utilizzo sono l’espressione di parte del mio mondo interiore, vuoi intimo. Un’altra grande fonte di ispirazione è Hypnos, il Dio del sonno: mi affascinano quelle situazioni in cui le persone escono dal reale e si lasciano trasportare in una sorta di “mare” che conduce altrove.

Ma vediamo in breve come nasce una delle sue posate…

Inizialmente disegno. In alcuni casi parto dalla calligrafia della scritta che compare, per esempio, in collane particolari o pendenti e non solo nei gioielli da tavola. È un procedimento lungo che può durare più di un mese. Successivamente lavoro sul manico traforato e poi mi dedico agli altri elementi: il bacinetto del cucchiaio, il rebbio della forchetta, la lama del coltello.

Viene poi fatto lo stampo in silicone del modello e viene colata la cera; la cera viene fusa in argento. Non tutte le fusioni vengono bene, alcune possono risultare porose. Ed ogni pezzo deve essere rifinito completamente. Il coltello inoltre ha la lama in acciaio, tagliata e saldata all’oggetto. In principio, si era pensato a dei perni ribattuti, ma non sono funzionali, tantomeno sicuri. Ho quindi optato per la saldatura (4).

La linea è già presente nel mercato?

Non ancora. Avevo pensato di creare una linea di piatti che sarebbero andati in commercio. Ma al momento è ancora prematuro. Mi auto produco, e ricerco in itinere o ad opera finita qualcuno interessato alle mie opere (collezionisti o acquirenti).

Visto comunque il progetto di creare una linea che in futuro potrebbe aprirsi anche a un mercato più ampio, continuerebbe ad osservare una produzione rigorosamente hand made?

Assolutamente, preferisco continuare a lavorare a mano tout court, con pregi e difetti di questo tipo di scelta produttiva: l’unico modo per realizzare pezzi unici. Verrebbe altrimenti a mancare quel quid che caratterizza le mie creazioni: l’anima. Le posate, inoltre sono un graffito, e ciò rende la loro lavorazione molto complessa. Confesso che mi ero anche interessata alla produzione industriale tramite lo stampaggio, ma non mi ha mai convinto. 

Parlando sempre di posate, ha un aneddoto interessante?

Il bacino del cucchiaio è pensato come una conchiglia, ha la forma di una cozza, e poi è storto: ho pensato, infatti, a quando da bambina bevevo la minestra. Con il cucchiaio storto era più pratico. Colgo l’occasione per precisare che tutte le posate che creo sono perfettamente ergonomiche, nascono per essere usate.

C’è un legame tra creare oggetti per la tavola e amore per la cucina? 

Certamente. Oltretutto, io amo cucinare. Prediligo i primi piatti, insieme agli antipasti. Una passione che mi ha “aiutata” a realizzare posate - anche se non da fast-food - concepite per un uso quotidiano. Ad esempio, i cucchiaini li ho progettati da utilizzare anche in abbinamento a delle coppette per salse varie o per il sale. Non amo il “classico” sale nel dosatore… 

La tavola è come una tavolozza, se dovesse collocare le sue creazioni in occasione di un pranzo, cosa preferirebbe? 

Immagino una tavola raffinata, con materiali curati, quindi lini, raso, o cotone con trama larga. Immagino il sottopiatto nero, le stoviglie bianche ma con un tratteggio dipinto scuro simile alle incisioni antiche, con i miei bicchieri e la loro rielaborazione della scritta Nyx. Poi immagino le tazze con le salse, il formaggio e il sale. La mia è una tavola per alchimisti. Luci soffuse, non dirette. Atmosfera sofisticata e confidenziale. Meglio una cena intima, con un gruppo di amici ristretti, capaci di apprezzare i miei gioielli per la tavola e la buona cucina, naturalmente.

Qualcosa da dire ai nostri lettori che ci sveli ancora un po’ la sua anima?

Sono posate gioiello, sono gioielli per la tavola, sono i miei pensieri materializzati. Vanno coccolati, ma sono stati ideati anche per farsi coccolare: la posata è nata dopo una lunga ricerca, ed è pensata come se fosse un prolungamento naturale del braccio. Il movimento che si fa per portare il cibo alla bocca diventa così fluido, e fa nascere un flusso che esce dal cuore e rientra dalla bocca e attraverso il palato ed il gusto ritorna al cuore. Un circolo di emozioni.

 

Articolo redatto in collaborazione con Jastin Squizzato.

 

 

 

 

 

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Photo Credits

Photo 1 : Monica Gallina
Photo 2 : Monica Gallina
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