18mag 2017
A firenze la storia del tessuto è donna
Graziella Guidotti, una vita all’insegna della cultura e della creatività

Un viaggio nel mondo firmato Graziella Guidotti, grande storica e designer del tessuto con la passione per l’antico. Un incontro irrituale nel suo laboratorio fiorentino dove si respira un’atmosfera accogliete, preziosa e molto speciale. Proprio come lei. Che sa tutto e di più dell’universo tessile, sin dal 2000 AC e che ha collaborato con i maggiori big player dell’arredamento. Elegante signora dal piglio deciso, ancora oggi alla ricerca di risposte sul lavoro retrostante questo meraviglioso ambiente artistico-artigianale. Il tutto nell’affascinante tentativo di dipanarlo, forse all’infinito. Quasi come il “filo” mitico di Arianna.

 

Un coloratissimo atelier in una zona centrale di Firenze, qui si trova lo spazio creativo della designer e storica del tessuto Graziella Guidotti (1). Affascinate signora, testimone diretta della vera storia del tessuto in italia e nel mondo, ancora oggi maestra ed esempio per tutti.

Appena varcata la soglia d’ingresso, si entra in un mondo magico dove il tempo si ferma lasciando fuori i ritmi frenetetici della città del giglio. Graziella ci viene incontro con entusiasmo contagioso. Da subito ci travolge con idee, voglia di fare. Non si ferma un attimo e io la seguo, stregata come Alice nel paese delle meraviglie, tra “filari” di telai, libri d’arte, tessuti antichi e gomitoli dalle sfumature cromatiche più disparate (2). Uno scenario onirico, in bilico tra passato presente: l’emozione è tale che inizio a scattare foto (3), ogni dettaglio (4) è un racconto, una narrazione, come l’insolita fila di gomitoli “dimenticata” per terra (5). Che dimenticata non è. “Ecco la mia tavolozza colori” – ci racconta la designer – “dominano le sfumature tra il rosa e il rosso per un ventaglio che sto progettando”.

Subito ci parla, con un misto tra orgoglio e nostalgia, degli anni del sua formazione a Siena. Galeotto un professore di pittura che riconosce in lei le innegabili doti di decoratrice e la sprona a intraprendere questa strada. Corrono gli anni ’50, quelli della ripresa post bellica - “Fu allora che per la prima volta mi capitò a Firenze di vedere un telaio. Me ne innamorai all’istante” - e il resto è storia. Una carriera contrassegnata anche da tanto insegnamento in tutta Italia, perché “La tessitura è l’unica forma artigianale che richiede un vero ragionamento culturale. Ho allieve che vengono a studiare da me da 10 e 20 anni. Spesso vedo ragazze che in tre mesi riescono a disegnare un figurino ma non sanno cosa c’è dietro. Per comprendere la tessitura devi applicarti a lungo”. Gli anni dell’insegnamento sono anche quelli in cui la Guidotti scopre i tessuti paesani. Un universo d’immagini “dormiente” dentro di lei, già dalla sua infanzia. Come la coperta della bambinaia dove “il sole si rifrangeva dalla finestra”. “Ho in mente la scoloritura della coperta, la sensazione. Pane per il mio processo creativo”. Ne nasce una tecnica che la designer porta in tutto il mondo. Ma anche i cantastorie degli anni ’40 rappresentano una svolta creativa. “Ricordo quando da bambina, durante fiere o feste paesane, questi personaggi ormai dimenticati, solevano incantare i più piccoli con i versi di grandi opere classiche” - Storie cavalleresche, d’amore, di tradimento e di morte, come “La Castellana di Vergì” raffigurata nel Museo di Palazzo Davanzati a Firenze (6), che la Guidotti reinterpreta liberamente in un imponente racconto tessile. 30 pannelli di rara bellezza (7). 

Condivisone, insegnamento e tanto tanto studio. Sì, perché si diventa Graziella Guidotti solo dopo infinite ore a cercare, capire, approfondire cosa c’è dietro, per esempio, alla lavorazione della seta, nella zona centrale dell’Iran: alta 2,50 m, senza cimose e con oltre 100 fili a centimetro.

Oggi la “madonna” fiorentina, dopo una vita dedicata a trasmettere il proprio know how, e soprattutto a collaborare con le aziende più importanti del settore arredamento e fashion, si consacra a ciò che più le piace - “a quest’età non devo più accontentare nessuno, ho lavorato tantissimo per l’industria tessile e ora sono “libera” di fare ciò che più mi aggrada”. Un’industria che già dai primi esordi della sua carriera le ha dato molto in termini di crescita e di opportunità. Come la Poltronova dove il patron Sergio Camilli, “filosofo più ancora che imprenditore” si avvaleva di grandi personaggi come Sottsass. “Io ero la loro designer di tessuti, un’esperienza eccitante, che mi ha aperto molte strade”.

Alla mia domanda se i tessuti sono cambiati negli anni, la risposta che ne segue non lascia dubbi. Oggi nulla è più come prima, proprio perché la gente ha esigenze molto diverse. “In ambito tessile, quando iniziai, il tessuto d’arredamento era alto 130 cm e le poltrone erano imbottite con la lana. 65 cm di larghezza erano sufficienti per una seduta. Poi sono state inventate le resine espanse e i divani “sono ingrassati”. Più grandi e confortevoli. Di conseguenza anche il tessuto è cresciuto in altezza e abbondanza. Non solo… è diventato anche più leggero”.

Mutamenti di tendenze in risposta a una società sempre meno statica, dove il tessuto non deve più durare per generazioni, così come nell’abbigliamento. “La gente cambia casa, divano, vuole una fodera diversa, desidera sposare il nuovo. E l’assenza di peso prende il sopravvento”.

Cambiamenti di stile che però non sono sempre sinonimo di miglioramento… nella moda, per esempio, dove, oggi, accade anche che un capo sia realizzato in modo approssimativo e così distribuito sul mercato. “Io compro il tessuto, non compro la confezione e quindi non sono mai alla moda, ma se vedo una giacca tagliata male, la prendo perché mi serve per fare lezione. A volte trovo giacche create con filati di lana pettinata bellissimi, ma osservandone il retro, mi accorgo del taglio orrendo”. “Il disegno del tessuto va progettato in funzione del taglio della confezione”.

Parole sante…

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Devo confessare che l'ultima riunione di redazione per discutere su argomenti utili, anche e soprattutto, per il prossimo editoriale, è stata come pervasa, almeno in principio, da un mood vagamente annoiato. Sì, avete capito bene… il tema era il Natale che verrà (1). Ed ecco quindi i soggetti che uscivano dal brain storming fiorentino: "Il piacere di donare e di ricevere", "Dare come parola talismano, che fa crescere", "Natale anniversario del cuore, il momento per recuperare dal solaio le statuine per il Presepe", "Albero si o albero no", "I mercatini di Natale più belli d...

 

 

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